Linux: 25 anni di OS open source

Il sistema operativo open source raggiunge un importante traguardo:vediamo quali dettagli ha rivelato l'ideatore Linus Torvalds in una recente intervista

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Nel “lontano” 1991 l’allora studente universitario Linus Torvalds iniziava a scrivere le prime linee di codice del progetto che sarebbe poi divenuto uno dei principali protagonisti del mondo della tecnologia e simbolo della fisolosofia open source.

Un quarto di secolo, in ambito informatico e tecnologico, equivale a diverse ere geologiche. In una recente intervista a cura del giornalista Stephen Cass (IEEE Spectrum), Linus Torvalds ha rivelato alcuni interessanti dettagli riguardo ai primi anni di vita del progetto, parlando inoltre delle sfide e dei cambiamenti che hanno costellato i primi 25 anni di Linux.

Non sono mancate naturalmente domande rivolte al presente ed al futuro del progetto Linux, vediamo allora di ripercorrere i punti salienti del colloquio indiretto tra i due lasciando infine ai più curiosi il compito di leggere l’intervista integrale linkata a fondo pagina.

Imparare dagli errori

Una delle prime domande ha interpellato Linus su determinate scelte sbagliate (di natura tecnica) effettuate durante lo sviluppo del progetto: “Is there one early technical decision made during Linux’s development that you now wish had gone a different way?”. La risposta è molto semplice e descrive a nostro avviso la mentalità che dovrebbe avere idealmente qualsiasi sviluppatore: “[…] errate decisioni di natura tecnica possono sempre essere riviste. Certo, tale processo può essere veramente frustrante, senza contare il tempo perso e l’impegno dedicato, ma alla fine dei conti  niente è andato perduto: deve esserci stato un qualcosa che ti ha condotto a prendere una determinata scelta (sbagliata) e comprenderlo significa già apprendere qualcosa di utile“. 

A tal proposito Linus ricorda successivamente la questione del virtual memory subsystem in Linux (2001) come un passaggio particolarmente delicato per lo sviluppo dell’OS, con diverse parti del progetto riviste ed addirittura cancellate ed una forte dissenso da parte della community.

Transizioni: dal lavoro individuale a Git

I cambiamenti più importanti per Linus sono stati due: l’applicazione diretta delle patch ricevute dai collaboratori senza apportare alcuna riscrittura o rivisitazione del codice (sessioni di editing si svolgevano comunque molto spesso ma è chiaro che la situazione divenne presto insostenibile per Linus) ed il passaggio a soluzioni come BitKeeper e successivamente Git (nel 2005); con l’arrivo del nuovo millennio, periodo descritto da Linus come di considerevole crescita nello sviluppo del kernel, il primo modello di lavoro si rivelò sostanzialmente inadatto alla prosecuzione del progetto.

Alla conquista del mercato desktop?

Linus ammette senza troppi giri di parole che fare breccia nel settore desktop è un’impresa ardua. Tra gli ostacoli principali Linus cita l’inerzia degli stessi utenti. Quando si ha un determinato set di programmi ed un preciso modo di lavorare è estremamente difficile cambiare tutto di punto in bianco: “il numero di persone che installa un OS differente da quello preinstallato nel computer è molto basso”. L’intervistato definisce importante il mercato desktop anche se l’idea di un “desktop multiuso” sta lentamente svanendo in favore di piattaforme più “specializzate” (tablet, smartphone).

La popolarità di Linux

Alla domanda relativa ad un utilizzo particolare dell’OS che lo abbia particolarmente sorpreso, Linus risponde che di questi tempi l’unica cosa quasi in grado di colpirlo sarebbe il non impiego di Linux in un qualsiasi nuovo prototipo, progetto e via dicendo: “Penso che Linux sia quasi diventanto l’ambiento di riferimento per lo sviluppo di prototipi […] – nuovo hardware o servizi”.

Trend tecnologici: quali interessi

Linus afferma di essere particolarmente interessato ai componenti hardware alla base di un sistema (core) – la sua attenzione è rivolta nello specifico alle CPU (“è per questo motivo che ho iniziato ha programmare il mio OS personale”). Passando invece ad ambiti che non riguardano direttamente la sua attività lavorativa, Linus afferma di essere interessato ad intelligenze artificiali, network neurali e dalle potenzialità che finalmente si riescono ad intravedere «it’s very interesting to see how AI is finally starting to really happen. AI used to be one of those “it’s two decades away” things, and it would stay two decades ahead. And I was very unimpressed with all the rule-based models that people used to do. […] Now, finally, neural networks are starting to really come into their own».

Le sfide del presente ed il futuro

Nel processo di sviluppo e crescita del progetto Linux, una delle sfide più impegnative e costanti è il rendere compatibile il kernel Linux con l’esorbitante quantità di hardware (periferiche etc) presente sulla piazza.

Linux sarà ancora qui tra 25 o anche 50 anni? Per l’intervistato si tratta di un quesito al quale lascia tranquillamente ad altri totale libertà di risposta : I’m not a big visionary. I’m a very plodding pedestrian engineer, and I try to keep my eyes firmly on the ground“. Certo, aggiunge, sarebbe più interessante parlare di grandi rivoluzioni o di come il mondo muterà radicalmente tra 25 anni ma buona parte delle problematiche odierne sono le medesime che i primi utilizzatori di OS riscontrarono già a partire dagli anni 60: “I suspect that we’ve seen many more changes in how computers work in the last 50 years than we’re necessarily going to see in the future. Hardware people, like software developers, have simply learned what works and what does not”.

 

Fonte: Linux at 25: Q&A With Linus Torvalds 

 

 

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