Microsoft: i cloud server di prossima generazione

Il progetto open "Olympus" è stato ufficialmente presentato da Microsoft e sarà alla base dei cloud server destinati ad Azure, Office 365 ed altri servizi.

ocp-microsoft

Project Olympus slide 1 – fonte Microsoft

Dal 2014 Microsoft è entrata a fare parte dell’Open Compute Projetc (OCP), organizzazione fondata nel 2011 da Goldman Sachs e Facebook che ha saputo “arruolare” negli ultimi anni importanti collaboratori (Cisco, Apple, Google etc.). Tenendo fede agli impegni presi a seguito dell’adesione (l’azienda afferma che il 90% dei server in uso è basato su standard OCP), l’azienda ha reso note in questi giorni alcune delle specifiche dei server “next gen” che costituiranno l’ossatura della piattaforma cloud Azure e non solo.

Diversamente dalle direttive consigliate (non vincolanti) dall’OCP, Project Olympus è stato messo disposizione della comunità e degli altri membri prima del tempo, come afferma lo stesso Kushagra Vaid (General Manager Azure Hardware Infrastructure): ” l’attuale processo per lo sviluppo di hardware “open” [consiste nel] contribuire inviando dei design pronti ad essere messi in produzione (production-ready). In questo stadio il design è essenzialmente definitivo – completo quasi al 100% – e ciò […] limita l’interesse  […] della community, rallentando in generale il processo [di realizzazione finale]. […] Abbiamo deciso di adottare un approccio diverso fornendo un design dei nostri cloud server di prossima generazione completo solo al 50%. […] [Questo] consentirà alla community di contribuire attivamente all’ecosistema scaricando, modificando e [proponendo varianti del design] proprio come avviene con il software open source”.

Design server Microsoft OCP 2

Project Olympus slide 2 – fonte Microsoft

Il progetto Microsoft

Olympus è stato pensato per essere adattabile alle esigenze dei provider. Tenendo fede alla concezione “open”, i server si appoggiano prima di tutto ad una scheda madre modulare, riconfigurabile in base al workload di turno. Per quanto riguarda il reparto energetico, il progetto supporta tanto PSU (Power Supply Unit) integrati che universal rack power distribution unit, caratteristiche che consentono al server di operare con qualsiasi standard energetico adottato nel paese di destinazione. I tecnici hanno anche pensato a PSU dotati di batterie interne, in modo da migliorare l’autonomia del server in situazioni d’emergenza.

Immancabile anche il supporto ai chip riprogrammabili o FPGA (Field Programmable Gate Arrays) sui quali anche Microsoft sta puntando molto con il progetto Catapult. Tra i documenti di Redmond è possibile notare anche due socket d’alloggiamento per le CPU con un dissipatore passivo opzionale, un chassis personalizzato, un vano di espansione per lo storage ad alta densità, il supporto a NVMe SSD (formato M.2), 3 slot PCI express 16x per VGA (affiancabili ai FGPA ed alle CPU per task particolarmente pesanti come analisi dati, addestramento reti neurali etc.) o SSD  (in questo formato possono giungere fino a 2500MB/s in lettura e 1200MB/s in scrittura).

La documentazione relativa ad Olympus è visionabile sulla pagina ufficiale GitHub. Per quanto riguarda la finestra di lancio dei server, si parla della seconda metà del 2017.

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *