Microsoft: test per data center sul fondo dell’Oceano

Non solo data center galleggianti, Microsoft si spinge oltre ipotizzando il deploy di infrastrutture sul fondo del mare. Ecco i dettagli del progetto. 

Data center sul fondo del mare

Project Natick è il nome di uno dei progetti di ricerca più recenti inaugurati da Redmond. L’obiettivo del team Microsoft è quello di sperimentare la costruzione e l’installazione di un data center sul fondo del mare, valutando gli annessi vantaggi e svantaggi.

L’idea alla base del progetto, non troppo dissimile da quella dei data center “galleggianti“, è ben riassunta dalla frase riportata dalla compagnia sul sito dedicato:“metà della popolazione mondiale vive entro i 200km [dal mare], costruire quindi un data center a largo delle coste aumenterebbe la vicinanza [tra l’infrastruttura] e la popolazione, riducendo notevolmente le latenza ed [assicurando] maggiore responsività”.

Il test deploy è stato avviato lo scorso Agosto 2015 in California e si è concluso circa un mese e mezzo fa con il ripescaggio del data center, ovvero un container in acciaio (circa 17 tonnellate) contenente un rack di server standard i cui apparecchi per la dissipazione del calore sono stati posti all’esterno – per sfruttare l’effetto refrigerante dell’acqua.

Tra i vantaggi di un eventuale impiego dei data center sottomarini su larga scala la possibilità di sfruttare “energie rinnovabili” (correnti marine e maree); le tempistiche di costruzione ed installazione più celeri: a differenza delle classiche infrastrutture terrestri, i data center sottomarini devono tenere conto di meno variabili progettuali (al posto dell’ambiente e del terreno di edificazione bisogna unicamente considerare la temperatura dell’acqua ad una determinata profondità X) e non necessitano di permessi speciali (iter burocratico).

Le infrastrutture, afferma Microsoft, sono studiate per restare almeno 5 anni sul fondo del mare, l’equivalente del ciclo di vita dell’hardware presente al suo interno, ed hanno un impatto sull’ambiente quasi nullo. Una volta trascorso il periodo prestabilito, il container viene recuperato, aggiornato con componentistica nuova e ricollocato in profondità. Ciascun data center avrà un’aspettativa di vita pari a 20 anni – al termine del quarto ed ultimo lustro sarà infine dismesso e riciclato.

Redmond non ha divulgato nel dettaglio i risultati dei test definendoli tuttavia “promettenti”.

 

 

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