Microsoft: quale strategia per l’area MEA

Il Medio Oriente e l'Africa sono aree particolarmente interessanti per compagnie come Microsoft. Alcune considerazioni del nuovo presidente MEA.

Abu Dhabi è uno dei punti di interesse Microsoft in area MEA

Una foto di Abu Dhabi.

Come annunciato alcuni giorni fa da Microsoft, nel 2018 saranno inaugurati i primi due data center (colocation) africani che consentiranno ai clienti in loco di sfruttare al meglio (latenze più basse etc.) i servizi Office 365 Dynamics 365. L’avvio della nuova fase della strategia di Redmond in area MEA (Middle East and Africa) può essere collocato cronologicamente a fine Febbraio 2017, con la nomina di Samer Abu Ltaif (in forza a Microsoft fin dal 2004) a presidente MEA.

Intervistato alcuni mesi fa dal portale ZDNet, Ltaif aveva dichiarato che uno dei focus principali di Redmond sarebbe stato (prevedibilmente) il cloud computing in quanto uno degli elementi trainanti della trasformazione digitale dell’area – la tecnologia sembra godere del più alto tasso d’azione a livello globale, suggeriva.

“Entro il 2020 il 95% dei workload [MEA] sarà processato nel cloud a fronte del 78% [del 2015]. Il cloud computing è […] fondamentale per la competitività delle imprese e la digitalizzazione di città ed infrastrutture” osservava il presidente. E nei prossimi 10 anni il traffico dei data center cloud crescerà del 440%.

La sicurezza, legata a doppio filo al cloud, è un altro ambito cruciale per la compagnia che mostra naturalmente fiducia nelle capacità difensive della propria piattaforma cloud.

Zone d’interesse

Gli Emirati Arabi Uniti sono tra gli Stati che stanno cercando di diversificare i propri interessi, anche per sopperire alla “crisi” dell’oro nero i cui barili oscillano da tempo tra i 50$ e 60$ (il record di 150$ è del 2008). Scommettere sulle nuove tecnologie è uno dei modi per rilanciare l’economia nazionale.

Samer Abu Ltaif ricorda ad esempio il piano National Vision 2021 che punta sull’adozione del cloud, sui millennials e device come gli smartphone (il manifesto programmatico verte naturalmente su vari punti). Per il 2020, nelle migliori delle ipotesi, il piano garantirà all’economia degli Emirati una crescita di circa 14 miliardi.

Altri Paesi reputati interessanti dal presidente sono l’Egitto (viene menzionato l’Egypt Vision 2030, manifesto che segue l’esempio degli Emirati), la Tunisia ed il Marocco (hub di innovazione), la Turchia.

Futuro digitale?

L‘aviazione ed il settore retail sono i portabandiera della trasformazione digitale, osserva il presidente Microsoft MEA; seguono idrocarburi ed altre fonti energetiche (gas); settore edile, governativo, sanitario e dell’educazione. I piani programmatici, se tutto andrà come auspicato, trasformeranno radicalmente l’area MEA da qui al 2030: “il digitale può avere un impatto significativo sull’economia e la società” sottolinea Ltaif.

Certo, diversi lettori potrebbero dire che buona parte di quanto detto fino’ora è più qualcosa “in divenire” che tangibile (il digitale rappresenta solo il 4% del PIL dell’area MEA): si parla di “futuro” basandosi su report e proiezioni varie, documenti programmatici e via dicendo. L’eventualità che uno qualsiasi dei meccanismi della crescita possa incepparsi è sempre dietro l’angolo.

Eppure i segnali “captati” dai vertici Microsoft non sono di poco conto. L’arrivo o meno di altri big player (anche se non si tratta di AWS e Google, Alibaba è già presente dal 2015) sarà sicuramente fondamentale per avvalorare o meno le tesi degli analisti e dello stesso presidente.

Fonti: 1, 2

 

 

 

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