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| Cloud ComputingCloud Computing: un cliente di Amazon EC2 colpito duramente da attacchi DDoS
di Stefano BellasioUna cattiva pubblicità per Amazon EC2, il noto servizio di cloud computing erogato dal gigante dell'ecommerce. Durante la fine della scorsa settimana un cliente del servizio, la compagnia Bitbucket, fornitrice di un servizio di code hosting, ha riscontrato alcuni problemi nel servizio. Nel fine settimana l'istanza e il relativo EBS del sito, completamente hostato all'interno del servizio di Amazon, sono risultati down per oltre 19 ore consecutive, con gravi perdite economiche e di immagine per la compagnia.
Il problema è dovuto ad un massiccio attacco DDoS che ha messo in ginocchio il servizio di Amazon, lasciando che lo staff non riuscisse a porvi rimedio nel giro di poche ore dopo essersi accorto delle problematiche. Un comunicato ufficiale di Amazon parla di un attacco mirato al sito dell'utente, lo staff ha cercato di lavorare con i proprietari per mitigare l'attacco e far tornare online il sito non appena è stato possibile. Lo sconforto di Bitbucket, che ha voluto testimoniare in dettaglio quanto accaduto sul blog della compagnia, sembra essere dovuto principalmente alla scarsa comunicazione ricevuta da Amazon in un primo momento, oltre alla mancanza di soluzioni per una infrastruttura che non dovrebbe consentire che simili attacchi blocchino il servizio per oltre 10 ore.
Bitbucket parla anche di numerose comunicazioni con Amazon, divenute "risolutive" solo nel momento in cui è stato acquistato il servizio di assistenza di livello gold. Il problema era dovuto all'impossibilità di lettura dei dati nell'EBS, lo storage usato dalle istanze EC2, per via dell'attacco DDoS. A poco è servito trasferire l'istanza in un nuovo data center, come testimonia il post, e solo dopo diverse ore di lavoro dei network engineers Amazon il problema è stato risolto.
Un brutto episodio per Amazon e per i servizi di cloud computing, ma di fatto un problema che pone dei limiti non solo al servizio ma all'approccio di Bitbucket, come fa notare The Register, lo sbaglio sta infatti nel pensare che la collocazione presso un solo provider del sito sia una soluzione per rimanere sempre e comunque online, anche se si tratta di cloud computing e di una infrastruttura che dovrebbe comunque poter dare una migliore risoluzione a questi problemi.






