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| Cloud ComputingAmazon Elastic Beanstalk: perchè attivare solo server "nudi" non basta più
di Stefano BellasioAmazon non si accontenta di essere la prima compagnia al mondo nel settore del cloud computing pubblico: oggi potete acquistare una istanza EC2, con tutta la potenza necessaria, utilizzarla per erogare un milione di pagine web e poi spegnerla, una volta concluso il tutto. L'idea è semplice, attraente, ma difficile da portare avanti solamente in ottica di piattaforma che eroga solamente potenza computazionale: se è vero che la maggior parte dei clienti cerca una piattaforma "nuda", dove attingere risorse, c'è un buon numero di sviluppatori e aziende che cercano una piattaforma già pronta, con un modello cloud, che consenta loro di eseguire le applicazioni che hanno in locale, ottimizzate e in grado di essere realmente scalabili.
I più informati capiranno che parliamo di una piattaforma PaaS, Platform As A Service, un modello di cloud computing spiegato nel nostro articolo dedicato al cloud, e del tutto simile a quanto fa oggi Microsoft con il suo Azure. Amazon lancia ora un servizio chiamato Beanstalk che ha come obiettivo proprio quello di fornire una piattaforma pronta per l'upload diretto di applicazioni nella cloud, senza dover configurare i server, gestirne il bilanciamento o la replica dei dati.
Il servizio ad oggi consente di scrivere la propria applicazione Java e portarla nella cloud di Amazon con una serie di features, tra cui la possibilità di gestire direttamente la configurazione e impostare un livello di soglia in cui l'applicazione deve iniziare ad usare più istanze di EC2, con il servizio già disponibile, AutoScaling. Tutti i dettagli sono spiegati sulla pagina dedicata della compagnia, ma basta dire che la scelta di usare Java non è casuale, nello stesso ambito c'è infatti anche VMware, che offre da tempo la stessa possibilità, e compagnie minori che hanno voluto intraprendere da subito il canale PaaS per la diffusione dei loro servizi cloud computing.
Java è solo il primo dei linguaggi
Proprio così, Java è il linguaggio del mondo enterprise, il più usato e quello che può beneficiare maggiormente da questi servizi, ma la compagnia si dice pronta a fare lo stesso anche con PHP e Ruby, creando degli stack pronti dove fare il deployment delle applicazioni. Sarebbe forse stupido pensare di non usare l'infrastruttura in questo modo, ma i problemi legati a questi servizi sono tanti quanti quelli del mondo HaaS, e non a caso la concorrenza aumenta cercando di portare all'utente finale una migliore integrazione con il suo ambiente di sviluppo, qualcosa che tutti invidiano ad esempio a Microsoft Azure.
Lo sviluppo di queste piattaforme creerà forse i primi gravi problemi per i provider di webhosting, man mano che i linguaggi aumentano è evidente che le possibilità saranno maggiori anche per chi oggi non ha alcuna conoscenza di server e infrastrutture cloud.





