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| Cloud StorageCloud, l'importanza della larghezza della banda
di Bruno De SantisInterContinental Hotels Group che gestisce circa 4500 hotel in 100 paesi, è riuscito a migliorare l’esperienza dei clienti e ridurre i costi di storage spostando tutto sul cloud. Il successo dell’operazione è stato tale che ora il gruppo sta ricostruendo il suo sistema di prenotazioni, che elebora oltre 345 milioni di transizioni al giorno, per spostarlo nel cloud. Tutto ciò però non porterà ai benefici sperati se non si interverrà anche sulla larghezza della banda: ne è convinto anche Tom Conophy, CIO dell’ InterContinental Hotels Group. Il concetto è sintetizzato molto bene da questa dichiarazione dello stesso Conophy: “Se i vostri dipendenti e gli utenti non possono accedere ai dati abbastanza velocemente, il cloud non resterà altro che una chimera”.
Nelle tante discussioni che si fanno intorno ai servizi cloud, ci si dimentica che oltre a un problema di sicurezza, c’è anche uno legato alla velocità: problemi di latenza o di prestazioni potrebbero allontanare i clienti dalla nuvola. Theresa Lanowitz, fondatrice della società di analisi Voke conferma che molte aziende testano le loro infrastrutture non utilizzando un ambiente integrato e per questo non possono essere in grado di sapere se applicazioni, backup e storage si uniranno in un servizio di buona qualità. Per la Lanowitz bisogna utilizzare strumenti di emulazione per scoprire l’effettiva larghezza della banda prima di spostare applicazioni e dati nel cloud.
Dello stesso parere è Jim Frey dell’Enterprise Management associates, secondo cui ad aggravare la situazione è il fatto che molto spesso i responsabili della gestione e della prevenzione della ristrettezza della banda non hanno le capacità adeguate. In generale comunque la strada che sfocia nel cloud non può prescindere dalla larghezza della banda, che è un parametro che deve assolutamente essere valutato e deve essere fatto non da fornitori esterni, ma da tecnici specializzati interni all’azienda.





