| HT news
| DatabaseSpenti i server di test di PostgreSQL ospitati da Oracle
di Stefano BellasioL'acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle è destinata a far ancora parlare molto di se, soprattutto dopo che la comunità ha dovuto guardare con tristezza il poco interesse dei vertici di Oracle nel continuare a sviluppare OpenSolaris. Ad inizio Luglio la compagnia ha anche spento alcuni servers utilizzati fin dall'era SUN per i test di PostgreSQL all'interno del sistema operativo Solaris. Un progetto ambizioso, realizzato da Andrew Dunstan, che si proponeva come soluzione per il testing delle nuove release del noto software DBMS, utile per verificare che i cambiamenti fatti dagli sviluppatori non avessero conseguenze troppo gravi sui sistemi in produzione, in modo da poter dare anche alla comunità un ambiente di prova delle nuove release.
Sun Microsystems, che in passato aveva contribuito allo sviluppo di Postgresql, aveva allestito una piccola quantità di macchine proprio per fornire la possibilità di test da parte del team di sviluppatori in ambiente Solaris. Oracle ha tuttavia dismesso i server senza alcun preavviso nè con alcun comunicato di rilievo per il team di sviluppo. PostgreSQL, bisogna ricordarlo, è stato valutato dalla UE come il concorrente libero di MySQL, e quindi il tassello fondamentale per permettere che MySQL finisse nelle mani di Oracle: in tal senso oggi PostgreSQL è di fatto un concorrente per la compagnia, non così forte da destare preoccupazione su MySQL, ma sicuramente temibile nel lungo termine.
Il team di PostgreSQL lamenta la mancanza di preavviso nello spegnimento delle macchine, consapevole che oggi la soluzione open viene vista come un concorrente da Oracle, soprattutto dopo numerose migrazioni dal software proprietario della compagnia alla nota soluzione open. Un nuovo screzio nella controversia definizione dell'open source in una compagnia che da sempre si è dimostrata chiusa rispetto a questo modello e che con lo stesso MySQL incontra tutt'oggi non pochi problemi.
Powered by Disqus