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Google: basta compromessi con il regime cinese, fine della censura?

di Stefano Bellasio

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Nei giorni in cui l'autorità cinese si occupa del difficile problema dei domini .CN, vietando la registrazione a registrars esteri e a persone non in possesso di licenza commerciale, sul web cinese si abbatte una nuova "scossa". La censura è l'elemento comune di queste vicende, ma Google è il nome che rende quanto accaduto ancora più importante.

In poche parole: la collaborazione con il governo cinese potrebbe terminare presto e Google ha prontamente pubblicato un post pubblico in cui parla di un nuovo approccio alla sua versione cinese. L'antefatto: una serie di attacchi diretti ai server della compagnia americana hanno fatto scattare la decisione al Googleplex, il governo cinese sarebbe infatti il responsabile di diversi tentativi di intrusione nei server Gmail, alla ricerca di informazioni nelle caselle email di alcuni dissidenti del regime. L'attacco è stato studiato e molto curato e ha portato lo staff della sicurezza dei sistemi Google a rivedere le sue politiche anche per l'accesso a Gmail, con una immediata attivazione delle comunicazioni fra i server di posta e gli utenti esclusivamente via https, ovvero tramite connessione protetta.

La minaccia è concreta, Google potrebbe chiudere la sua sede cinese, con oltre 700 dipendenti, e già ora avrebbe tolto tutti i filtri che censura le serp di Google.cn (Repubblica.it ha un articolo in cui parla delle migliaia di foto ora visibili dai cinesi su Google.cn), come richiesto dal governo cinese. La decisione e il sollevamento del problema ha ovviamente avuto approvazione in tutto il mondo, anche da parte dell'EFF. Per Google la decisione è importante, il mercato cinese conta 300 milioni di utenti e un fatturato che JP Morgan stima in 600 milioni di dollari per il 2010, tutt'altro che banale rinunciare ad un simile apporto nel fatturato complessivo della società.

La mancata collaborazione con il governo cinese farebbe si che quest'ultima escluda la possibilità di raggiungere Google dalla Cina, così come oggi avviene per YouTube.

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Wednesday 13 January 2010