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Linux: il 75% degli sviluppatori è pagato per sviluppare il kernel e le distribuzioni

di Stefano Bellasio
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Credere che chi contribuisce a Linux lo faccia volontariamente, senza alcun compenso, è ormai abbastanza banale, non è la prima volta che i dati smentiscono un mondo opensource dove la contribuzione spontanea e gratuita dei singoli utenti riesce a dar vita a continue versione del kernel o a nuove distribuzioni.

Jonathan Corbet, in Nuova Zelanda, alla conferenza Linux.conf.au, lo ha detto molto chiaramente, snocciolando un 75% di sviluppatori che oggi viene regolarmente pagato per contribuire allo sviluppo di Linux, sia che sia un free-lance sia che sia il suo impiego primario. Non esiste una organizzazione che sviluppa Linux e il suo kernel, ma esistono grandi contributi che derivano direttamente dalle grandi aziende del mondo IT che hanno regolarmente a che fare con questo sistema. La più rilevante è Red Hat, che contribuisce con il 12% di codice, seguita a ruota da Intel e poi IBM, Novell e Oracle. Mancano all'appello, secondo quanto riportato, compagnie come Google, che proprio per il loro uso esteso di questo sistema dovrebbero essere quelle che contribuiscono maggiormente.

La tecnologia presente nel kernel Linux è quella che consente a decine di multinazionali di utilizzare a livello corporate questo sistema, fornendo assistenza e sviluppando tecnologia su di esso, per questo in futuro ci si aspetta che il 100% dello stesso codice venga sviluppato da professionisti retribuiti.

 

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Monday 25 January 2010