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| SoftwareMIT: iniziamo dalle immagini, non dal puro codice. Così nasce Sikuli.
di Stefano BellasioAll'MIT, la nota università americana, ne sanno una più del diavolo, e ora hanno deciso di dare un approccio diverso alla programmazione, ideando quello che può essere definito, senza sbagliare, un linguaggio di scripting grafico. Un linguaggio che usa le immagini al posto del codice, o che, meglio, rende le immagini parte integrante delle sue applicazioni, e le sfrutta per fornire all'utente finale dei servizi.
Si chiama Sikuli, significa occhio di Dio nella lingua degli indiani Huichol del Messico, e funziona in maniera abbastanza semplice: il suo scopo è poter far uso di immagini all'interno dei programmi che si scrivono e l'esempio proposto nella documentazione iniziale del linguaggio è utile. Un utente potrebbe decidere di scrivere un programma che si integri con una applicazione GPS e avvisi l'utente quanto il suo bus sta per arrivare, questo semplicemente dando in pasto al programma l'immagine della strada o dell'incrocio dove deve arrivare il bus, e lasciando che l'integrazione con una applicazione creata dal gestore dei trasporti e il nostro software "dialoghino" per avvisare l'utente di quanto si ha una corrispondenza con quanto fornito dall'utente e l'arrivo effettivo del bus in quella zona della mappa.
Si tratta ovviamente di un esempio abbastanza complesso, la visione di questo video chiarirà ancora meglio le possibilità offerte:
Come è possibile vedere nel video, il linguaggio fa uso di icone ed elementi grafici come parti integranti delle proprie righe di codice, rendendo la programmazione un'attività molto semplice anche per i meno esperti.
Una serie di demo sono disponibili a questo indirizzo. Attualmente nella sezione download del sito è già possibile scaricare un IDE per la creazione di software tramite Sikuli, l'unico requisito è l'uso di una macchina virtuale java.
