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| VirtualizzazioneDimenticatevi i sistemi operativi: virtualizzazione e frameworks li hanno sostituiti
di Stefano BellasioMaritz, il CEO di VMware, ha avuto un ruolo di primo piano nell'ultima edizione dell'evento organizzato da GigaOM: Structure 2010. Nell'evento Maritz aveva già fornito una propria visione di come il mondo delle infrastrutture e del software legato a Internet stia cambiando, ma ha voluto rincarare la dose andando a parlare del ruolo dei moderni sistemi operativi. Si tratta di un elemento che oggi, sempre più spesso si pone a metà fra le applicazioni e il lato di virtualizzazione hardware sottostante, andando a svolgere delle funzioni che tuttavia non sono più di suo uso esclusivo. La gestione della memoria è un esempio pratico: gli hypervisors di oggi, a partire da VMware, hanno funzionalità complesse per gestire questa risorsa, vedendo spesso il sistema operativo quasi come un problema in determinate situazioni.
Si tratta dell'aspetto più tecnico: se una volta si partiva da un sistema operativo in grado di fornire tutte queste funzionalità (la gestione dell'I/O è importante quanto la memoria), oggi si ha un sw di virtualizzazione molto completo, quasi un sistema operativo, come VMware ha sempre definito il suo vSphere negli ultimi 2 anni.
La spinta di Maritz è diretta, come detto nel precedente articolo, verso Microsoft e verso il modello di business basato sulla creazione di sistemi operativi: Windows Server 2008 ha di fatto retto molto bene nel mercato con l'aggiunta di Hyper-V ed è stato definito un ottimo prodotto da più aziende, ma di fatto si scontra con una realtà come quella di VMware, oggi focalizzata sulla collaborazione con Salesforce.com, che sta riscrivendo la sua piattaforma per far lavorare gli utenti con il framework di SpringSource e che di fatto diviene l'ambiente dove mettere in pratica tutte le tecnologie di casa VMware. Si parte dal sistema di virtualizzazione e si va direttamente alle applicazioni, con una astrazione completa di queste, e senza alcun interesse per il tipo di linguaggio utilizzato. Quel che Maritz ha sottolineato è che oggi difficilmente i programmatori o gli ingegneri del software si preoccupano di quale sia la piattaforma sottostante, l'idea è quella di sviluppare per poi eseguire su una piattaforma on-demand, difficilmente dedicata, o comunque abilitata per l'esecuzione di più ambienti, grazie al suo sistema di virtualizzazione.
Quel che Maritz dimentica è anche Microsoft ha un suo prodotto in tale contesto e per ora Azure ha mostrato poche delle sue potenzialità: quel a cui punta l'ex manager di Redmond è forse la visione del software e dei sistemi operativi, ancora molto conservativa in Microsoft, ma nessuno qui può dire se davvero sia così e se nel futuro di Microsoft vi sia ancora la volontà di rilasciare ciclicamente nuovi sistemi operativi.