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Obama vuole tagliare la spesa nei data centers negli USA, ogni server ha un carico del 7%

di Stefano Bellasio
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I data centers sono un costo imponente anche per la pubblica amministrazione, come nel caso di una grossa azienda, quasi tutti gli stati nel mondo si trovano a dover gestire sul territorio diverse strutture, siano esse di grandi dimensioni e centralizzate in poche zone oppure sparse sul territorio. Barack Obama, in una nazione che sicuramente ha il numero più grande di data centers fra gli stati del mondo, ha ordinato di ridurre la spesa, vendendo parte delle attuali strutture e consolidando le operations.

Nella sua nota, riportata da DK, Obama fa notare come il governo sia andato in controtendenza rispetto al settore privato, mentre quest'ultimo negli anni ha modernizzato le strutture e cercato di ridurre i costi, nel settore pubblico non solo non sono stati ridotti i costi, ma il numero delle strutture è andato crescendo negli anni. Obama ha messo le carte in tavola da subito: un risparmio di non meno di 3 miliardi di dollari deve essere applicato entro il 2012 sulle 1100 strutture di proprietà presenti sul suolo degli Stati Uniti.

Come spesso accade in questi grandi contesti, l'utilizzo delle macchine non giustifica la presenza di oltre mille data centers, secondo quanto riportato ogni server sarebbe utilizzato in media al 7%, uno spreco di energia e in di manutenzione che non è accettabile e per il quale la sola soluzione potrebbe essere il cloud computing. Il governo individuerà infatti quali sono le applicazioni che possono funzionare in un contesto cloud, facilitando così il taglio dei costi e l'uso delle risorse esclusivamente necessarie. 

L'amministrazione Obama ha già dimostrato in passato interesse verso il cloud computing, con la pubblicazione di una sorta di market dedicato per l'acquisto di soluzioni cloud delle singole agenzie federali. Ora il piano prevede un rapido passaggio a queste tecnologie entro il 2012, ed è quindi presumibile che anche fra le grandi aziende del settore vi sia molto fermento per poter partecipare alla consolidazione. IBM, Microsoft, Google e Amazon sono i nomi già coinvolti in progetti con il governo americano, ma ci sono decine di altri fornitori pronti a entrare in gioco. 

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Monday 14 June 2010