Open Compute Project: i nuovi rack Google

Mountain View presenta all'Open Compute Project una variante del rack Facebook modificandone il voltaggio ed altre caratteristiche

Rack

L’Open Compute Projetc (OCP) è un’organizzazione fondata nel 2011 che ha l’obiettivo di rendere open source progetti e tecnologie innovative/ecosostenibili in ambito server e data center. L’iniziativa è nata grazie all’inedita partnership tra Goldman Sachs e Facebook ai quali si sono affiancati successivamente altri importanti brand come Microsoft, Apple, Bank of America, Cisco, Google. La notizia di oggi è dedicata proprio a Mountain View che ha presentato una personale variante del rack (Open Rack 2.0) proposto da Facebook in seno all’OPC ed ufficialmente adottato da quest’ultima (Open Rack 1.2).

Il progetto ha richiesto alcuni mesi per essere portato a termine, si ipotizza che i lavori siano iniziati subito dopo l’ingresso della compagnia nell’OPC (Marzo 2016), e sarà sottoposto a breve all’organizzazione per tutte le verifiche e certificazioni del caso. E’ interessante sottolineare che il principio alla base del rack 2.0 è in utilizzo già da diverso tempo nei data center Google, ha confermato Urs Hölzle al portale Data Center Knowledge.

Rispetto alla proposta Facebook, il rack si distingue per inedite scelte riguardanti il voltaggio del server e la profondità dell’armadio: la versione 1.2 adotta rispettivamente un input voltage di 12V ed una profondità di 80cm; la versione 2.0 Google opta invece per un voltaggio di 48V ed una pronfondità ridotta a 66cm.

Approccio modulare e risparmio energetico

Secondo quanto dichiarato da Google, il voltaggio a 48V permette di migliorare del 30% circa l’efficienza energetica dei server:  il particolare accorgimento consente infatti di ridurre gli aggiustamenti di voltaggio (conversion step), principali responsabili delle perdita di energia. Nel rack 2.0 i 48V sono indirizzati alla scheda madre del sistema che avrà il compito di rimodularli in base alle specifiche degli altri componenti (CPU, RAM etc.); nel rack 1.2 i conversion step sono necessari già dal passaggio tra UPS e server: l’output voltage (48V) dei primi va necessariamente riadattato ai 12V del secondo.

Trattandosi di un progetto open, Google ha naturalmente evitato di forzare la mano sulle specifiche tecniche lasciando invece ampia libertà di scelta a chiunque vorrà testare il rack 2.0. Al fine di rendere indolore la loro implementazione nei data center “vecchio standard”, i tecnici hanno reso “compatibile” il rack 2.0 con le specifiche dell’1.2.

Ciò significa che si potrà scegliere tra il classico form factor da 88cm o l’alternativa a 66cm (munita di estensioni modulari per l’alloggiamento dei cavi);  sono presenti inoltre due opzioni di voltaggio grazie a blindosbarre (bus bar) intercambiabili – in questo modo, in base alle esigenze, un rack con bus bar da 12V potrà essere aggiornato allo standard a 48V. Per evitare che in un rack da 48V venga accidentalmente installata componentistica da 12V, le bus bar adotteranno dei connettori compatibili esclusivamente con strumentazione del medesimo voltaggio.

 

 

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