OpenStack ed Ubuntu arrivano sui server IBM

IBM annuncia dalla convention OpenStack di Austin l'arrivo di nuovi mainframe Linux pensati per la gestione di complesse applicazioni nel cloud

OpenStack Summit

In questi giorni si sta svolgendo ad Austin la tappa texana dell’OpenStack Summit 2016 (25-29 Aprile 2016). Tra i tanti annunci anche quello della nota compagnia IBM, brand che rientra a pieno titolo tra i primi cinque server vendor del mercato insieme ad HP, DELL, Lenovo e Cisco.

IBM ha annunciato dal palco della rassegna una rinnovata partnership con Canonical mirata non solo al rafforzamento dell’ecosistema Linux (distribuzione Ubuntu in questo caso) nella propria gamma di mainframe ma anche di OpenStack e dell’apprezzato tool DevOps Juju. Le nuove soluzioni si baseranno sul modello IBM Z13 ed IBM Rockhopper, entrambi resi disponibili nel corso del 2015 ed impiegati anche per le soluzioni “LinuxOne” (con OS Linux e programmi open source preinstallati).

La caratteristica sulla quale punta l’azienda sono i cosidetti “Juju charms”, una raccolta di “modelli” pronti ad essere impiegati per il setup di complesse applicazioni / workload nel cloud – nelle slide mostrate sono apparsi i loghi di Hadoop e Ceph ad esempio. Secondo quanto spiegato da Mark Shuttleworth (founder di Canonical ed Ubuntu) “[i modelli possono essere utilizzati per creare applicazioni su qualsiasi piattaforma hardware. Con Juju e LinuxOne è possibile effettuare il setup di un modello riutilizzabile e comprendente tutti i micro services necessari evitandone il loro reinserimento manuale per futuri impieghi]”. Jorge Castro (resident charm expert Canonical), al seguito di Shutteleworth durante le dimostrazioni on stage, ha aggiunto altri dettagli:“potete utilizzare [i modelli] così come sono o modificarli, utilizzandone magari più di uno, in base alle vostre esigenze. Effettuare il deploy di un modello è come installare un pacchetto su Ubuntu. […] I charm sono come i blocchetti Lego“.

La nuova proposta IBM, chiaramente orientata ad ambienti cloud ibridi, vuole quindi proporsi come soluzione ideale per la gestione di workload che richiedono una capacità computazionale non trascurabile. Vedremo che accoglienza riserverà il mercato nel quale si muovono ormai numerosi e competitivi concorrenti.

 

 

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