OpenStack: l’intervista a Mark Collier

Opensource.com ha intervistato Mark Collier, una delle figure di riferimento dell'ecosistema OpenStack che ha seguito fin dall'inizio il progetto.

Mark Collier COO OpenStack FoundationNonostante qualche imprevisto, OpenStack continua ad essere uno dei progetti open source che riscuote più successo nel mondo IT.

Il portale Opensource.com ha avuto  l’occasione di intervistare Mark Collier, COO della Fondazione OpenStack che ha seguito fin dall’inizio l’evoluzione della piattaforma cloud computing. Come al solito quel che proponiamo nella prima parte dell’articolo è una selezione dei passaggi più interessanti, per l’intervista completa ed in lingua originale rimandiamo al link a fondo pagina.

OpenSource.com (OS.com): [Sembra che la discussione intorno al cloud sia ora molto più ampia non limitandosi al solo IaaS: container, orchestrazione e strumenti di gestione, e tanti altri argomenti. Come si stanno organizzando OpenStack e la Fondazione per rispondere a tutte queste novità]?

Mark Collier (MC): alcune delle [iniziative del] Summit di Boston [8-11 Maggio 2017 ndr] sono differenti e [pensate proprio per rispondere a questi cambiamenti]. Introdurremo per la prima volta gli Open Source Days. Abbiamo avanzato iniziative simili in passato, cercando di promuovere progetti open source correlati tra loro, ma stavolta si tratta di un evento di primaria importanza per noi. Abbiamo dedicato tempo e spazio a queste differenti community, come Kubernetes e CloudFoundry, in modo che partecipassero insieme. E’ una diretta conseguenza del fatto che le persone vogliono utilizzare diverse tecnologie. Di solito l’open source è l’approccio predominante: qualsiasi cosa interessante che avveiene nel cloud ha dietro un progetto open source.

Ho parlato in precedenza di questo concetto dello stack LAMP del cloud. Iniziamo a vedere persone che [affiancano] Kubernetes ad OpenStack e ci sono moltre altre tecnologie correlate. Penso che queste due, utilizzate insieme, siano particolarmente efficaci. Le persone vogliono avere una visione semplificata di “è OpenStack [eseguito su Kubernetes?” o “è Kubernetes eseguito su OpenStack?”]. La realtà è che in un sistema distribuito considerare tutto come uno stack verticale è limitante. Si scopre che [certe cose hanno interazioni più complesse […]. A volte è la cosa più difficile da spiegare: [quale elemento è eseguito da quest’altro elemento o come questi sistemi differenti comunicano tra loro]. […]
Agli inizi del progetto, stavamo tentando di [rendere più chiare possibili le modalità d’utilizzo di OpenStack]. Le persone stavano tentando di [capire cosa fosse il cloud]; sette anni fa il cloud era ancora una novità e l’IaaS era un qualcosa [con il quale si stava solo iniziando a familiarizzare]. La verità è che non esiste un cloud OpenStack che non si appoggi ad altri set di tecnologie, [è per questo che] abbiamo iniziato a parlare di OpenStack come un engine d’integrazione. Avrai a disposizione l’hypervisor che sceglierai, che si tratti di KVM o altro; avrai [uno o più provider di rete]; e lo stesso [ragionamento] vale per lo storage.

(OS.com): [ogni OpenStack Summit al quale ho partecipato [è il giornalista Jason Baker ndr] ha sempre avuto un grande tema centrale del quale tutti quanti hanno parlato. Quale potrebbe essere il tema centrale di questa convention?].

(MC): questo lunedì, a Boston, Jonathan Bryce terrà un keynote di apertura [nel quale parlerà di come gli ambienti cloud privati realizzati con OpenStack siano conventienti ed offrano molti più vantaggi di quelli che pensi. In particolare [quando si parla di] hyper-scale cloud. Iniziamo a notare numerosi utenti che scelgono l’ibrido e il mondo multi cloud [affiancando il cloud privato al pubblico]. Stanno diventanto [esperti nell’individuare quali workload posizionare in uno o l’altro contesto]. In molti casi possono ridurre sostanzialmente i costi spostando nel cloud privato determinati workload strategici a lungo termine. […] Il secondo giorno, martedì, [mi occuperò del keynote di apertura]. Il tema di cui parlerò sarà quello delle infrastrutture open componibili [e rifletterò su tutte quelle combinazioni differenti di servizi OpenStack ed altri progetti open source in grado di dar vita a cose interessanti].

(OS.com): quali sono le grandi novità che speri di vedere implementante nella prossima release [di OpenStack] e successivamente?

(MC): una delle aree che sta guadagnando parecchia attenzione è quella degli aggiornamenti zero downtime. Gli aggiornamenti sono una cosa che  le persone reputano da anni come una sofferenza, [abbiamo affrontato la questione fino al punto che la maggior parte dei servizi sono ora aggiornabili senza alcune interruzione dei workload. Con l’arrivo di metodologie live upgrade più sofisticate , possiamo iniziare ad effettuare upgrade senza dowtime, ad esempio il servizio API non andrà offline nemmeno per un secondo. […] 

[I container sono un altro ambito in cui mi aspetto aggiornamenti]. […] Nella release Octa, i progetti inerenti i container – Kolla e Kuryr – sono state [le aree di sviluppo in cui vi è stata la crescita più evidente]. Kuryr [è il collegamento tra le tecnologie di networking native dei container e Neutron. […] Mostreremo un demo nella seconda giornata [dove vedrete] dei big data workload con Spark ed altri servizi big data in un ambiente OpenStack che combina bare metal, VM e container.

(OS.com): come è cresciuta e cambiata nel corso del tempo la community open source dietro al progetto OpenStack? C’è qualcosa [in particolare] che ti ha stupito?

(MC): è pazzesco osservare [quanto sta accadendo] e pensare a quanto sia cresciuto [il progetto]. Le persone che all’inizio furono coinvolte erano lì perchè credevano in un’idea. Avevamo una specie di prototipo di Nova e del codice Swift che funzionava abbastanza bene, [ma rispetto ad ora sette anni fa mancavano un sacco di cose]. […] C’è voluto tempo per ottenere dei risultati e vedere i primi utenti “di peso”. Se pensi a tre o quattro anni fa, avevamo [su OpenStack] Walmart ed eBay, e questo era eccitante, ma la sensazione generale è che bisognasse essere un eBay o un Walmart [per poterlo gestire adeguatamente]. Quel che abbiamo veramente visto nell’ultimo anno e di recente è che il software è notevolmente migliorato [soprottutto perchè sono gli stessi utenti i principali collaboratori del progetto e fornitori di feedback]. Non è un semplice esercizio accademico del pensare alla giusta soluzione dei problemi avanzati dagli operator, [sono proprio gli operator, che utilizzano OpenStack, a dirci quello che non va].

Abbiamo ancora un vibrante ecosistema di grandi compagnie e startup che stanno investendo su OpenStack e scrivono parecchio codice. E’ [un eterogeno ecosistema]. […] Se guardi ad OpenStack vedrai che è resiliente agli shock di sistema, probabilmente molto più di altri progetti open source. Se una compagnia decidesse di non assumere più sviluppatori, ci saranno moltre altre compagnie che lo faranno (credo che l’anno scorso abbiano contribuito al progetto almeno 3500 sviluppatori) […].

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