OpenStack Mitaka: le novità della release

La piattaforma cloud computing cerca di venire incontro alle esigenze dei sempre più numerosi utilizzatori rendendo meno ostiche alcune procedure

 

mitaka

La scorsa settimana OpenStack Foundation ha rilasciato “Mitaka”, la tredicesima versione della piattaforma di cloud computing opensource più utilizzata nel settore. Il progetto, lanciato nel 2010 grazie ad una partnership tra Rackspace e NASA, gode attualmente di ottima salute e di un vasto seguito di supporter provenienti sia dal mondo enterprise che da quello degli sviluppatori – Mitaka, secondo i dati diffusi dalla Fondazione, è anche il frutto del lavoro di oltre 2300 contributor e quasi 300 organizzazioni.

Il focus della tredicesima release appare immediatamente chiaro se si leggono le tre parole utilizzate per descriverne le nuove caratteristiche: manageability, scalability (possibilità di gestire carichi di lavoro ancora più ingenti ed azioni complesse), user experience (sviluppatori, application deployer). Se da una parte OpenStack catalizza senza problemi l’attenzione del  settore al quale si rivolge, dall’altra si rivela tutt’oggi piuttosto complessa da “seguire”, sia per quanto riguarda il setup dell’infrastruttura che le operazioni legate alla gestione ed al deploy.

OpenStack ha aumentato esponenzialmente il proprio bacino di utenza conquistando l’interesse di sviluppatori, importanti brand (AT&T, Comcast, SAP, Time Warner etc.) e compagnie (soprattutto europee ed asiatiche) che si cimentano anche in operazioni di deploy nel cloud pubblico – come sottolinea anche lo stesso Mark Collier (COO OpenStack Foundation); le richieste riguardanti una semplificazione di determinate procedure ed operazioni si sono quindi intensificate:“il motivo dietro [agli obiettivi di questa release derivano dal fatto che] ora abbiamo anche degli importanti user che utilizzano OpenStack in produzione da almeno due anni”.

E’ per questo che il team di sviluppo ha ad esempio reso meno ostiche le procedure di configurazione consentendo di scegliere tra più settaggi di default per ciascun componente base delle piattaforma, riducendo i passaggi destinati all’inserimento manuale dei parametri. Le modifiche sono state stabilite anche in base ai feedback ricevuti dai principali operatori OpenStack, ha aggiunto Collier.

A tutti coloro che desiderano consultare la documentazione tecnica suggeriamo di visitare direttamente la pagina ufficiale del progetto.

 

 

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