OpenStack: positivo bilancio dal Summit di Barcellona

La nota piattaforma cloud è in ottima salute: sempre più aziende si affidano ad OpenStack che si afferma anche in ambito scientifico

 

OpenStack Summit a Barcellona

 

“The World runs on OpenStack” è una delle frasi ad effetto pronunciate da Mark Collier (Chief Operating Officer della Fondazione) sul palco dell’OpenStack Summit (25-28 Ottobre, tappa di Barcellona). Una dichiarazione probabilmente azzardata, avranno pensato molti giornalisti in un primo momento, supportata tuttavia da alcuni importanti ospiti invitati alla manifestazione.

Il primo punto che ha voluto sottolineare Collier è la strategia vincente adottata da OpenStack, descrivibile come “il modello dei quattro Open”: Open Source, Open Development, Open Design, Open Community. La mentalità open source si è ormai affermata anche in ambito IT, non rappresenta quindi un elemento d’innovazione e rottura come in passato: quel che differenzia il progetto lanciato nel 2010 è la totale trasparenza dei cicli di sviluppo di ogni release (Newton è l’ultima in ordine di tempo). La partecipazione dell’attiva community contribuisce infine ad individuare e risolvere in maniera più celere eventuali problemi, sottoponendo inoltre all’attenzione di tutti ideali modifiche/aggiunte da apportare al progetto.

OpenStack: casi di utilizzo in ambito enterprise e scientifico

Il secondo punto evidenziato da Collier è la centralità di OpenStack in ambito enterprise. Sempre più compagnie scelgono infatti di sviluppare la proria infrastruttura cloud con OpenStack, come Banco Santander, Sky, Huawei –  importanti testimonial chiamati in causa sul palco del Summit. Luis Enriquez (responsabile divisione Architecture presso il noto istituto di credito) ha rivelato che a partire dal 2014 il gruppo ha iniziato ufficialmente la “propria avventura nel cloud” puntando principalmente sull’automazione dei processi e l’open source. Due anni dopo, Santander gestisce circa 1000 compute node OpenStack in 7 data center (4 in Spagna, 1 nel Regno Unito, 1 in Messico, 1 in Brasile) ed 1.8 petabyte di dati inerenti workload Big Data. I casi di utilizzo in cui si ricorre all’analisi dati sono diversi ed includono gestione del rischio (risk management) e customer experience. Sky dispone di circa 7000 core di calcolo destinati ad OpenStack il quale, rivela Matt Smith (Infrastructure Design Manager), si rivela utile anche per task di codifica video. In Cina la piattaforma è stata utilizzata dal governo per fornire servizi a circa 45 milioni di cittadini (provincia di Jiangxi), ha spiegato Anni Lai di Huawei (VP, Global Business Development).

Il terzo ed ultimo punto constata la crescente adozione della piattaforma in ambito scientifico (scientific computing). Il CERN, utilizzatore di OpenStack fin dal 2013, dispone attualmente di 190.000 core di calcolo ed archivia giornalmente almeno mezzo petabyte di dati. Nei prossimi sei mesi, ha affermato Tim Bell (CERN IT Operating System), saranno aggiunti altri 100.000 core all’infrastruttura dell’Ente. Il prossimo importante banco di prova per la piattaforma si chiama invece Square Kilometer Array (SKA), un progetto che prevede la costruzione di due radio telescopi, uno in Africa ed uno in Australia, occupanti ciascuno una superficie di 1km². Si stima che a pieno regime l’infrastruttura richiederà almeno mezzo exaflop al secondo di capacità di calcolo generando quotidianamente 1 petabyte di dati. Quale migliore candidato di OpenStack per l’arduo compito, ha osservato Rosie Bolton (SKA Science Data Processor Consortium Project Scientist).

 

 

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