Oracle punta ai vertici del mercato IaaS

Recuperare il divario che separa Oracle da AWS, Microsoft e Google è possibile. Lo affermano diverse figure chiave dell'azienda interpellate dai giornalisti

Oracle Cloud

“Consolidamento del meracato IaaS” è quanto i principali istituti di analisi/ricerche di mercato affermano in merito alla situazione del settore nel 2016. In parole più semplici: i beneficiari di buona parte del giro di affari sono sempre più soli al comando mentre gli inseguitori arrancano, altri escono addirittura di scena (l’anno scorso almeno 5 a fronte di nessuna “new entry” nell’ambito magic quadrant Gartner).

Tra i grandi assenti del 2016 anche Oracle la quale, avendo esordito a fine Ottobre e non disponendo delle quote di mercato richieste per figurare nel grafico, è dovuta restare dietro le quinte. I risultati ottenuti dalla piattaforma pubblica si sono rivelati in ogni caso positivi portando la divisione cloud della compagnia ad una crescita del 62%. I confortanti dati hanno naturalmente portato una ventata di ottimismo nei piani alti Oracle che negli ultimi tempi ha rilasciato varie dichiarazioni alla stampa e non.

Una delle affermazioni più discusse è stata quella che Mark Hurd (co-CEO Oracle) ha pronunciato nel corso di un convegno a Boston: “se ho disposizione computer che vanno ad una velocità doppia [rispetto alla concorrenza], non ho bisogno di tutti questi data center. Se posso rendere un database più rapido, forse ho bisogno di 1/4 dei data center [normalmente richiesti].”

Immancabili le repliche (anche dure) dei giornalisti e degli stessi addetti ai lavori. Data Center Knowledge scrive ad esempio che “la reputazione di Oracle come [rinomato brand dell’innovazione hardware nei data center]  si è da tempo affievolita. […] Le entrate [della divisione hardware] sono calate e la compagnia ha dovuto [tagliare diversi posti di lavoro].” Da citare anche la risposta di James Hamilton (VP,  distinguished engineer presso Amazon):

“Non penso che Oracle [abbia a disposizione o avrà in futuro] server con prestazioni doppie rispetto a quelle dei tre principali cloud provider. Ritengo inoltre che “velocizzare i database” [non sia un qualcosa che la sola Oracle è in grado di offrire]. I principali cloud provider hanno investito molto sui database ma, a parte questo, le prestazioni straordinarie dei database non cambieranno la maggior parte dei fattori che obbligano i cloud provider [a disporre di un’ampia infrastruttura transnazionale per servire i clienti di tutto il mondo].”

Un trend che non impensierisce Oracle

Deepak Patil (vice president development presso Oracle) ha confermato l’ottimismo della compagnia circa il futuro della divisione cloud. E quale migliore palcoscenico dell’Oracle Code di Toronto (18 Aprile 2017) per esplicitare le posizioni dell’azienda?

E’ indubbio che sia in atto fusioni e processi di consolidamento nel settore, afferma; ed è chiaro che il terreno di gioco si sta restringendo sempre di più, basta confrontare i dati attuali con quelli di cinque o sei anni fa per capire la portata di questo trend.

Nonostante questo, prosegue, gli investimenti e le strategie Oracle pongono l’azienda sulla buona strada per essere uno dei pochi cloud provider in grado di guidare il mercato e fornire un portfolio di alto livello ad imprese e sviluppatori: “[Quando questa fase sarà finita] credo che il numero di cloud player [ai vertici del mercato] si conterà sulle dita di una mano”.

Fonti: 1, 2

 

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *