Shopify: presente e futuro della piattaforma ecommerce

Shopify è una nota piattaforma ecommerce alla quale Fortune ha dedicato recentemente un articolo. Vediamone le parte più significative.

Shopify

Shopify è una piattaforma nata nel 2004 ed ormai affermatasi sul Web che, compito non facile afferma Fortune, è riuscita a trovare spazio in un settore (ecommerce) in cui operano “corazzate” come eBay ed Amazon. A conferma del positivo momento dell’azienda gli immancabili dati finanziari e non: 2000 impiegati – dei quali 1500 assunti negli ultimi due anni; 390 milioni di dollari di fatturato nel 2016;  100 milioni di utenti coinvolti e 400.000 clienti diretti tra negozi retail e brand.

Il progetto di Tobi Lütke, co-founder ed attuale CEO di Shopify, e la sua idea (abbastanza inflazionata a dir la verità) di rendere “accessibile a tutti qualcosa” (in questo caso l’apertura di un sito ecommerce) stanno quindi funzionando perfettamente. Fortune paragona la piattaforma a WordPress (che è entrato da qualche tempo nell’arena con l’acquisto di WooCommerce): entrambe permettono ad un’ampia schiera di utenti di lanciare e pubblicare rapidamente il proprio portale, indipendentemente dal livello di preparazione – si punta ad un’utenza che ha poca familiarità e/o scarsità di mezzi (budget) a disposizione.

Shopify offre inoltre gli strumenti necessari a gestire una vetrina online (del resto richiede il pagamento di una quota mensile pari a 30$): dall’inventario alle spedizioni fino a report marketing vari ed alle campagne pubblicitarie (social media etc.). Anche la versione “premium”, circa 2000$ al mese, procede bene: importanti nomi dello spettacolo (es:Radiohead) si sono affidati a Shopify per vendere gadget vari o prodotti legati ad attività secondarie. E nella lista dei clienti figurano anche Google, Tesla e General Electric (GE) – Fortune suggerisce che è molto meno costoso affidarsi ad un piattaforma di terze parti che progettare e mantenere una propria soluzione ecommerce.

L’IPO: un punto di partenza per Shopify

Nell’Aprile del 2015, Shopify è infine sbarcata in Borsa convincendo gli investitori. Da un’offerta pubblica iniziale (IPO) con un valore pari a 17$ dollari, si è poi saliti a 28$ per giungere attualmente ad una quota superiore ai 60$. In base a quanto affermato dal CEOera impossibile evitare il confronto con i mercati finanziari: “Voglio che Shopify sia una compagnia in grado di arrivare al prossimo secolo” ha scritto Lütke in una lettera allegata ai moduli dell’IPO.

Le idee messe in campo per raggiungere l’ambizioso traguardo sono sostanziamente tre: machine learning ed analisi dati, grazie ai quali sarà possibile offrire servizi aggiuntivi ai clienti ed utili analisi predittive per migliorare i loro giro d’affari; Shopify Capital, iniziativa con la quale l’azienda va a finanziare attività che mostrano di avere interessanti potenzialità (Fortune afferma che sono stati elargiti circa 30 milioni di dollari nel 2016); l’ampliamento dell’user base –  le circa 10 milioni di piccole medie imprese (SMBS) distribuite nei mercati chiave degli States, Regno Unito, Canada ed Australia sono l’obiettivo principale di Shopify, utilizzato solo dal 4% delle SMBS presenti nelle quattro aree.

“E’ certamente plausibile che prima o poi quasi la metà di tutte le transazioni ecommerce possa essere processata da Shopify” ha affermato Jeremy Levine, uno dei membri del consiglio di amministrazione Spotify e figura legata all’alta finanza statunitense. Eccesso di ottimismo o traguardo realizzabile?

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