SQL Server Linux: uno sguardo alla public preview

La preview pubblica di SQL Server Linux è stata testata dal portale The Register. Ecco un riassunto della prova su strada.

SQL Server

Quando Microsoft ha annunciato l’arrivo di SQL Server 2016 su Linux, buona parte della stampa specializzata è rimasta spiazzata. Era infatti la prima volta che una soluzione business dell’azienda abbandonava Windows per sbarcare anche su altri ecosistemi. Con il senno di poi è ora facile affermare che si trattava di una delle ultime manovre di avvicinamento al mondo open source, culminate con l’ingresso nella Fondazione Linux, ma ad inizio anno la news suscitò abbastanza clamore.

In occasione del rilascio di una nuova preview pubblica di SQL Server Linux, Tim Anderson di The Register ha colto l’occasione per testare l’ultima build Microsoft. Vediamo quali sono state le principali osservazioni dell’editorialista.

Per quanto riguarda la configurazione utilizzata nella prova si parla di una VM con 8GB di RAM, processore dual core ed Ubuntu 16.04 (l’altro OS supportato è Red Hat Enterprise 7.2; con l’immagine Docker è possibile installarlo anche su Mac e Windows a patto di disporre di almeno 3.25GB di RAM). La procedura di installazione prevede la consueta accettazione dei termini di licenza, l’inserimento di una password per l’admin. Anderson ha completato il tutto aggiungendo strumenti da utilizzare via linea di comando, sqlcm e bcp.

Virtualizzazione e layer d’astrazione

Una prima interessante osservazione riguarda il codice alla base di SQL Server. Anderson afferma che la build Linux appare molto simile a quella Windows e viene eseguita su un layer di compatibilità detto SQLPAL (SQL Platform Abstraction Layer, nato dalle fondamenta del progetto Drawbridge ma divenuto poi indipendente da quest’ultimo con tutta una serie di modifiche indirizzate all’incremento delle prestazioni).

E’ presente anche SQL OS, un “sistema operativo dell’utente” che ha il compito di astrarre l’hardware e mettere a disposizione servizi vari (scheduling delle task, gestione della memoria e di eventuali errori). SQL OS è stato implementato in SQL Server nel 2005, aggiunge Anderson, ed ai tempi non era stato ovviamente pensato per essere eseguito su Linux (è stato quindi rimaneggiato per l’occasione): visto che le due versioni condividono buona parte del codice, prosegue, ciò significa che anche SQL Server Windows si è sempre appoggiato ad una sorta di tecnica di virtualizzazione.

Stesso codice non vuol dire medesime funzionalità. Pur ipotizzando che possano essere inserite/attivate al lancio del prodotto (una generica finestra temporale fissata a metà 2017), Anderson riporta l’assenza delle seguenti caratteristiche: SQL Server Agent, SQL Server R Services, Analysis Services, Reportign Services, Integration Services, Data Quality Services, Master Data Services, Active Directory authentication, Polybase, Stretch DB, replication, ricerca full text; il team Microsoft è inoltre al lavoro per integrare al meglio SQL Server Linux con .NET Core.

Altre considerazioni

  • SQL Server Management Studio (SSMS) resta utilizzabile unicamente da Windows ma offre la possibilità di connettersi ad una istanza SQL Server Linux. Anche gli strumenti offerti da Visual Studio possono essere utilizzati senza problemi dagli sviluppatori. In alternativa è possibile affidarsi a Visual Studio Code disponibile per Windows, Mac, Linux.
  • SSMS mostra nei percorsi file le lettere delle unità tipiche di Windows (es: /var/opt/mssql/backup diventa c:\var\opt\mssql\backup).
  • I database possono essere spostati ed utilizzati senza problemi sia su Windows che Linux – ovviamente le funzionalità mancanti (citate in precedenza) non saranno utilizzabili.

In conclusione Anderson si dichiara soddisfatto di SQL Server Linux anche se si domanda quale possa essere l’attrattiva sul mercato per una variante che non è in grado di offrire le medesime prestazioni “dell’originale” – senza contare la presenza di gestori database nativi Linux come MySQL, PostgreSQL ed altri. Probabilmente Microsoft intende attirare l’attenzione di imprese che si sono standardizzate su server Linux offrendo una soluzione interessante per importare database da server Windows o effettuare task varie inerenti lo sviluppo e il test di applicazioni.

 

 

 

 

 

 

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