Startup e domini .COM: qualcosa sta cambiando?

Rispetto al passato, i domini .COM sembrano avere "minore" importanza nel mondo delle startup. L'analisi dell'inedito trend ripresa dal portale Forbes.

Y Combinator e startup: domini .COM vs altri domini. Fonte: Funders Club

Y Combinator e startup: domini .COM vs altri domini. Fonte: Founders Club

Paul Graham, co-founder di Y Combinator (uno dei più noti incubatori/acceleratori di startup), aveva pubblicato nel 2015 un intervento divenuto abbastanza popolare tra gli addetti ai lavori nel quale si sottolineava l’importanza dei domini .COM“se hai una startup “X” ma non hai un [dominio] X.com, dovresti probabilmente cambiare nome. […] Il principale motivo non è che le persone non sono in grado di trovarti [sul Web].[…]Il […]non disporre di un .com per [il nome della tua startup] è un segnale di debolezza.”

Scambio di battute tra Graham e Steiner

Il recente scambio di tweet tra Steiner e Graham in merito ai domini .COM

Il messaggio di Graham è abbastanza chiaro: il sempreverde dominio .COM, elogiato anche da vari esperti dell’industria dei domini, è imprescindibile per promuovere la propria immagine online. Almeno fino ad oggi. Sebbene il dominio .COM mantenga sempre la propria centralità su Internet, alcuni dati suggeriscono che l’appeal esercitato dall’estensione sulle startup è in calo. Quali i motivi dietro questo inedito trend? I gTLD stanno forse iniziando ad intaccare la popolarità dei .COM? Christopher Steiner, contributor di Forbes al quale Graham ha recentemente riconfermato l’importanza dei .COM, ha cercato di approfondire la questione.

Alla ricerca del dominio ideale

Qualsiasi startup ha trascorso notti in bianco ed affrontato lunghe sessioni dedicate alla ricerca del nome e del dominio perfetto da utilizzare. E’ un qualcosa di naturale ed inevitabile, suggerisce indirettamente Steiner. Il problema è che diverse compagnie, prosegue, pur di avere un dominio .COM finiscono per adottare dei nomi abbastanza discutibili. Non sarebbe più saggio affidarsi ad un’altra estensione (es: .IO) che consente di registrare il nome desiderato?

A questo punto Steiner chiama in causa una serie di dati:

  • l’87% delle compagnie statunitensi che nel 2017 hanno raccolto  tra i 500 mila dollari ed i 10 milioni di dollari hanno deciso di utilizzare a tutti i costi, quindi optando anche per nomi poco intuitivi ed efficaci, un dominio .COM;
  • Y Combinator, contravvenendo agli “insegnamenti” di Graham, sembra invece inaugurare il nuovo trend delle estensioni alternative a .COM che, nella sessione invernale conclusasi a Marzo 2017, hanno provocato il calo di .COM sotto la quota dell’80% (68% come mostrato dal grafico in apertura).

Certo, potrebbe trattarsi benissimo di una tendenza passeggera ma osservando la tabella è comunque evidente che dal 2015 in poi l’appeal dei .COM è calato. Steiner suggerisce varie concause: le startup hanno deciso di registrare i nome desiderati “sacrificando” .COM (lettura suggerita dalla numero 1 della startup Simple Truth); per motivi non specificati, Graham si è occupato sempre meno di Y Combinator e ciò potrebbe aver indebolito l’incisività del suo messaggio (centralità dei .COM); la difficile reperibilità dei nomi con le estensioni .COM ha costretto le startup a ricorrere a scelte alternative (pena l’utilizzo di nomi inefficaci).

Fonti: 1, 2

 

 

 

 

 

 

 

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