Stefano Quintarelli: da I.NET al mondo delle telecomunicazioni

HostingTalk.it ha avuto il piacere di intervistare Stefano Quintarelli, vero e proprio guru e fra i maggiori esperti italiani di reti e telecomunicazioni. Abbiamo chiesto a Stefano di parlarci di I.net, l'azienda che ha creato e seguito fino al 2006, ma abbiamo allargato la discussione chiedendogli un'opinione sul mercato italiano delle telecomunicazioni. ll blog di Stefano e attualmente uno dei piu seguiti e lo trovate a questo indirizzo: http://blog.quintarelli.it mentre per trovare qualche notizia in piu su di lui potete far riferimento a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Quintarelli.

StefanoQuintarelli.jpgHostingTalk.it ha avuto il piacere di intervistare Stefano Quintarelli, vero e proprio guru e fra i maggiori esperti italiani di reti e telecomunicazioni. Abbiamo chiesto a Stefano di parlarci di I.net, l’azienda che ha creato e seguito fino al 2006, ma abbiamo allargato la discussione chiedendogli un’opinione sul mercato italiano delle telecomunicazioni.

ll blog di Stefano è attualmente uno dei più seguiti e lo trovate a questo indirizzo: http://blog.quintarelli.it mentre per trovare qualche notizia in più su di lui potete far riferimento a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Quintarelli.

Sul nostro blog ho parlato recentemente

di Stefano in merito ad un’intervista condotta per Face2Face Capturing Creativity, consiglio vivamente la visione di quest’ultima per una panoramica approfondita di quella che è stata la storia di I.net e i passi compiuti fino alla quotazione in borsa e alla acquisizione da parte di British Telecom, oltre che per approfondire la carriera da imprenditore condotta da Stefano.

Ringrazio Stefano Quintarelli a nome di HostingTalk.it per la disponibilità e il tempo dedicatoci.

HostingTalk.it: Stefano, raccontaci qualcosa di te, in un’intervista recente rilasciata a Face2Face hai detto che la tua attività di imprenditore è iniziata molto presto, a 20 anni circa, come hai intrapreso questa strada e quali sono stati i passi chiave della tua formazione?

Stefano Quintarelli:

Si, allora la mia famiglia si era trasferita in SudAmerica, io tornai in Italia per frequentare l’università e iniziai a lavorare da subito. Ancora studente ho poi fondato i MI.NE.R.S. (Milano Network Researchers and Students), la prima associazione studentesca italiana a realizzare una rete indipendente di posta elettronica in Italia ed un sistema per l’iscrizione telematica agli esami universitari.

Penso sia stato fondamentale il Prof. Degli Antoni, fondatore della facoltà di informatica in Italia, nel 1985, quando chiedevo l’iscrizione agli esami da remoto, lui mi ha detto “Bravo, fallo”, e da li ho continuato, non allontanandomi mai dal settore.

HostingTalk.it: Stefano, nessuno meglio di te può parlarci di I.NET, ci racconti in breve come è stata fondata Inet, quali sono state le principali difficoltà e quali anche i vantaggi che hanno consentito ad Inet di divenire una delle webfarm più importanti d’Italia e d’Europa?

Stefano Quintarelli:

I.NET è un progetto di Marco Negri, Franco Groppi e mio. Quando avviammo il progetto avevamo pensato ad un “consorzio per le reti” con la collaborazione di altre aziende, in realtà le numerose “porte in faccia” ricevute ci hanno fatto cambiare strada, finchè non abbiamo trovato un business angel, una società di informatica (Etnoteam) il cui presidente Roberto Galimberti ha accettato di seguirci e il cui ruolo è stato fondamentale.

Tieni conto che 1994/1996 in Italia, a livello metropolitano, c’erano linee a 64k o 2Mbps, queste ultime costavano dieci volte le linee a 64K, per cui tutta la rete era “schiacciata” con links a 64k, chi voleva avere un server più veloce quindi doveva spendere una cifra di gran lunga superiore. Tenendo conto di ciò abbiamo iniziato a offrire “dedicated hosting” quando ancora questo non esisteva, dicevamo “invece di dare soldi a SIP, vieni da noi, portaci i tuoi server che li colleghiamo alla banda che serve (piu’ di 64K) e per una cifra minore di quella che dovresti dare a Telecom, ti facciamo anche il system management”.

In USA c’erano Genie, Aol, Compuserve che offrivano di caricare contenuti utente (pagine) su host, da qui il termine “hosting”. Ci siamo quindi chiesti che nome dare alla nostra offerta e come chiamare il passaggio dei server “da noi”; eravamo al bar “Le Rose” e venne fuori, in un inglese maccheronico, il termine “housing”, che di fatto rendeva bene l’idea.

HostingTalk.it: I.NET è stata fondata nel 1994, quale era allora il panorama italiano nel settore tecnologico? Quali erano i clienti di Inet allora e quali invece sono oggi?

Stefano Quintarelli:

Guarda c’erano grandi aziende allora come oggi, forse di più oggi, anche se bisogna dire che la differenza era nei clienti, che erano sicuramente piu numerosi ma di dimensione minore, mentre oggi, di fatto, i clienti sono di meno, ma molto più grandi; diciamo che allora il 75% dei ricavi proveniva dalla connettività e il 25% dal comparto housing.

Il cambio significativo è avvenuto nel 2001, quando abbiamo deciso di cambiare il nostro business e passare da operatore di rete con attività IT, a prevalente operatore IT con attività di rete, anticipando il calo dei prezzi della connettività ad Internet.

HostingTalk.it: C’è ancora spazio in Italia per l’apertura di aziende fornitrici di servizi di rete, come è stata ad esempio I.NET, o è un mercato saturo?

Stefano Quintarelli:

E’ un mercato difficile purtroppo, con grandi operatori in difficoltà o con operatori molto specializzati e abbastanza forti sul mercato. Quel che rimane per i piccoli è trovare una nicchia ristretta, con una struttura di costi leggerissima e molto variabile, altrimenti la probabilità più alta è quella di rimanere schiacciati. Soprattutto nell’ottica della convergenza in atto tra wireless e fisso che, a causa di una regolamentazione asimmetrica (a vantaggio degli operatori mobili preesistenti), li vedono diventare di fatto dei “gatekeeper” del mercato delle TLC.

HostingTalk.itPerchè un cliente italiano dovrebbe privilegiare un datacenter italiano rispetto ad uno estero, dove il costo è magari inferiore?

Stefano Quintarelli:

Dipende soprattutto dall’attività che fa, dal livello di interventi necessari sulle macchine e soprattutto dalla latenza che desidera, che all’estero è sicuramente più alta, oltre che dalla lingua del supporto tecnico e dagli orari di attivita’.

HostingTalk.it: ll Datacenter di I.NET oggi è ancora uno dei migliori in Italia e in Europa, cosa contraddistingue ancora Inet dalle altre webfarm, soprattutto italiane?

Stefano Quintarelli:

Ora posso dirlo apertamente senza apparire arrogante, dato che non ho piu’ nulla a che vedere con I.NET: Il datacenter di INET è “best in class”, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Abbiamo ricevuto visite da leader tecnologici di tutto il mondo (dal Giappone agli USA) per vedere il datacenter e le scelte tecnologiche che avevamo fatto. Possiamo dire che il datacenter I.NET è una macchina sofisticata, anch’esso un computer. Il datacenter inoltre è stato progettato “from scratch” (dalla location) perchè fosse in grado di gestire migliaia di server piccoli ad alti consumi energetici e con paradigma di calcolo basato su Internet. Se andate a vedere le scelte tecnologiche di alcuni dei più moderni progetti di datacenter al mondo, scoprirete che molte di queste sono state realizzate per la prima volta in I.NET. Dal condizionamento, alla ridondanza 4/6, all’alimentazione elettrica, al controllo delle presenze, all’antincendio…

HostingTalk.it: Volevo parlare con te del settore hosting, housing italiano, e chiederti cosa ne pensi? A che punto siamo in Italia rispetto al resto del mondo? Sia a livello tecnologico, sia a livello di sviluppo economico.

Stefano Quintarelli:

Da diverso tempo sono lontano da queste tematiche per cui non posso dire nulla con certezza, forse il Virtual Hosting nel resto del mondo è tenuto più in considerazione, anche in applicazioni Mission Critical, in Italia i clienti ci credono ancora poco e hanno ancora il “senso del possesso”.

HostingTalk.it: Il fenomeno del momento, nel mondo tecnologico, è la virtualizzazione. Cosa ne pensi di questa tecnologia, e soprattutto può trovare un forte impiego anche nei datacenter?

Stefano Quintarelli:

Si. la virtualizzazione ha grandi impieghi all’interno dei datacenter, tecnologicamente è la strada giusta. Poi bisognerà vedere come si svilupperà il mercato e che incentivi ci saranno. Ad esempio, la compagnia californiana Pacific Gas and Electric Co. ad esempio offre incentivi per ogni server fisico che passa in forma virtuale, penso che l’ideale sarebbe avere anche da noi simili incentivi. (http://www.pge.com/news/news_releases/q4_2006/061108.html)

HostingTalk.it: In Italia la maggior concorrenza nel settore è rappresentata dai servizi esteri, tanto che molti provider che operano sul territorio italiano hanno le proprie macchine collocate in datacenter americani o europei. Perchè in Italia non possiamo offrire gli stessi prezzi?

Stefano Quintarelli:

In parte bisogna dire che è dovuto ad una sorta di sindrome “invented here”, tendiamo a pensare che all’estero sia tutto meglio mentre io che ho vissuto in una multinazionale per alcuni anni, posso dire con certezza che non e’ cosi’. In parte è dovuto ai costi operativi, che in Italia sono maggiori rispetto all’estero. Ricordo che in INET tempo fa venne un grosso e notissimo operatore internet, di livello mondiale, interessato a collocare da noi i suoi server europei (tantissimi) e alla fine non si giunse ad un accordo per colpa del prezzo dell’energia, decisamente troppo alto.

HostingTalk.it: Se dovessi intraprende oggi l’attività avviata con INET, sarebbe tutto ancora possibile? Ci sono ancora vantaggi nel cercare di entrare in questo settore per un imprenditore?

No, non sarebbe possibile.

Stefano Qquintarelli:

I.NET è nata sfruttando una apertura della regolamentazione che consentiva ad operatori alternativi di approfittare di Internet. Oggi il mercato e’ sempre piu’ chiuso e le nicchie sono occupate. Solo una struttura di costi altamente flessibile e dei valori aggiunti molto chiari, possono garantire dei margini adeguati.

HostingTalk.it: Nel nostro paese sembra che tutti aspettino tecnologie WiFi rivoluzionarie, non ultima il Wimax, nell’offerta di queste soluzioni, come cambia la struttura di un datacenter, ammesso che ci sia un cambiamento?

Stefano Quintarelli:

Nessun cambiamento per i datacenter. E temo che le aspettative per il Wimax siano eccessive. E’ una tecnologia come un’altra che ha ambiti applicativi specifici. Le frequenze attuali sono adatte per collegare zone digital divise, ma non per offrire telefonia wireless nei centri abitati.

HostingTalk.it: Quando si parla di reti in Italia si discute sempre del fatto che nessuno vuole costruire nuove infrastrutture, tu ti occupi di questi argomenti quotidianamente, sai darci una visione chiara del perchè?

Stefano Quintarelli:

Secondo l’Ocse il 16% delle famiglie italiane ha un collegamento a larga banda. Sono 8 anni che l’ADSL e’ stato introdotto sul mercato italiano e ancora l’84% delle persone non ne dispone a casa (in parte per l’indisponibilita’ ma in grande misura per la mancanza di interesse). Queste persone sono interessate a telefonare e non interessate a Internet (o gli basta il wireless o il collegamento dall’ufficio).

Se queste persone disdicono la linea fissa, se staccano il filo come faceva Totti un anno fa (le regole che lo consentono pero’ sono arrivate solo un mesetto fa e quindi il servizio di fatto sta iniziando adesso), alla rete fissa mancano risorse importanti. Se in un condominio ci sono 20 abbonati e 19 disdicono, i costi della rete al gestore non si riducono; il condominio deve continuare ad essere allacciato. Questo e’ uno, forse il principale, fattore che mette sotto pressione la remunerazione della rete fissa. E a maggior ragione gli investimenti.

Le regole del gioco devono cambiare, anche sotto pressione delle fibre che allungano “l’ultimo miglio” di una decina di volte; bisogna accettare il fallimento della concorrenza “basata sulle infrastrutture” che prevedeva la duplicazione delle reti; accettare che la rete fissa è un monopolio naturale e che la concorrenza deve esserci sui servizi; bisogna accettare che la rete fissa e’ una risorsa comune, un ambiente essenziale a tutti gli operatori, dagli ISP e dagli operatori di rete fissa che collegano le abitazioni agli operatori di rete cellulare che forniscono la telefonia agli utenti grazie a delle antenne che alla rete fissa sono collegate.

HostingTalk.it: I costi italiani sono il motivo per cui anche grandi società estere di telecomunicazioni continuano a non investire in Italia? o sono altre le ragioni?

Stefano Quintarelli:

I costi operativi sono senz’altro uno degli aspetti specifici del settore, ma non è solo questo. Mi pare che nel giro di un paio di decenni abbiamo perso ogni credibilità internazionale sulle nostre capacità tecnologiche. Non in senso individuale, ma come sistema. Ci viene riconosciutà abilità, fantasia, competenza, ma nessuno investirebbe in una società italiana di tecnologia. Era cosi’ anche per la Spagna e per Israele, ma con politiche lungimiranti, ne sono usciti. A un candidato presidente USA di recente è stato chiesto: “quale e’ il modo più efficiente per ordinare un milione di numeri interi ?” e lui ha risposto “certamente non il bubble sort”. Alcune esternazioni ministeriali o proposte politiche che trovano spazio nelle prime pagine dei giornali e vengono riverberate all’estero, non giovano certamente alla nostra credibilità. A questo aggiungi che il sistema legale italiano sostanzialmente assicura che, in caso di controversia, l’investitore troverà giustizia tra 30 anni, mentre in altri paesi solo in poche settimane e non sarà influenzata da rapporti personali o politici. Chi può biasimarli ? Per questo le aziende in cui sto investendo adesso hanno la sede legale e foro giudiziario all’estero, pur mantenendo le attività totalmente o prevalentemente in Italia.

Intervista a cura di Stefano Bellasio per HostingTalk.it

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