Tassa sul cloud? A Chicago è già realtà

La città statunitense di Chicago ha ufficialmente applicato un rincaro del 9% su database e servizi streaming. Ma è davvero un caso isolato?

Chicago, arriva la tassa sul cloud

Chicago applicherà da ora in avanti un rincaro del 9% su tutti i database i servizi streaming di intrattenimento (es: Netflix). La notizia è stata naturalmente accolta con scarso entusiasmo dai cittadini e della imprese locali che dovranno fare fronte ad un maggiore esborso monetario.

La “cloud tax”, così come è stata ribattezzata dai media, sarebbe tuttavia da intendersi come una “furba” mossa dell’amministrazione che ha semplicemente ampliato il raggio d’azione di due precedenti normative sui “beni digitali”, ovvero la tassa sui “servizi di intrattenimento digitali” e “l’utilizzo di computer a noleggio“.

La seconda, come notato da The Verge, va a colpire direttamente i listini di database remoti e delle piattaforme di servizi cloud computing (es: AWS): “con la nuova legge, un server che utilizzato da Springfield ha un costo di 100 dollari, da un ufficio di Chicago ne ha ora uno pari a 109 dollari”.

Dal punto di vista dell’amministrazione locale, si tratta semplicemente di una mossa necessaria ad attutire l’impatto che il mercato “immateriale” ha avuto sul settore retail: quelle attività che una ventina di anni fa mettevano a disposizione della clientela film e musica a noleggio, ora sono solo un lontano ricordo del passato così come le rendite derivanti dal pagamento delle tasse municipali. Per mezzo della “cloud tax”, Chicago si aspetta di incassare circa 12 milioni di dollari.

Tassa sul cloud, un modello in affermazione a livello globale?

La vicenda della cittadina statunitense non è tuttavia un caso isolato e mostra invece una tendenza ormai consolidatasi a livello globale: basti ricordare l’applicazione dell’IVA sui servizi elettronici in vigore dal 1 Gennaio 2015 in Europa (direttiva 2008/8/CE, un rincaro sui servizi forniti da provider esteri  pari al 25% è in vigore in Norvegia dal 2011), la JCT (Japanese Consumption Tax) adottata in Giappone lo scorso Aprile o l’intenzione di Nuova Zelanda ed Australia di adottare simili strategie entro la fine del 2015.

Dalle amministrazioni locali agli Stati sovrani, i servizi offerti da aziende esentate dal pagamento delle imposte (perchè situate al di là dei confini nazionali) e i beni digitali rappresentano quindi uno spinoso problema che, per ora, si è cercato di affrontare con inevitabili rincari per consumatori ed imprese. Come si evolverà la situazione?

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