Uptime aggiorna le certificazioni Tier per i data center

Il consorzio Uptime Institute ha rinnovato la procedura di certificazione dei data center, al fine di mantenere alto lo standard qualitativo delle imprese

Uptime aggiorna le certificazioni Tier per i data center

Uptime Institute, il consorzio di aziende che si occupa di educare, fornire consulenza e certificare le imprese che svolgono attività di data center ha avviato un rinnovamento sulle certificazioni volto a garantire un elevato grado di qualità agli utenti di servizi cloud computing. L’istituto svolge la sua attività dal 1993, anno in cui  Kenneth G. Brill fondò l’istituto.

Le certificazioni fornite si strutturano sostanzialmente su:

  • Certificazione di Design Documents (progettazione)
  • Certificazione di Constructed Facility (realizzazione)

Le fasi di design e costruzione per un’azienda possono variare molto. La prima certificazione considera il progetto mentre la seconda il progetto testato e finito. Per questioni di marketing molti data center negli anni hanno sfruttato la prima certificazione per vendere i propri prodotti come se rispettassero elevati standard in maniera bivalente. Ma così non è. Questa differenza per il cliente finale rimane spesso poco chiara e conseguentemente il materiale informativo diventa fuorviante.

Per  questo motivo Uptime ha deciso di non veicolare più materiale informativo  che evidenzi la certificazione di un data center a livello di progettazione (quindi il primo livello, quello iniziale, che non corrisponde ancora alla vera qualità finale). I data center che abbiano ottenuto la sola certificazione della progettazione  non saranno più elencati nel sito di Uptime.

La modifica si applica solo ai data center che vendono servizi commerciali e, per ora, solo per i data center in Nord America. Il cambiamento è una risposta al “maggiore controllo delle aziende, dei meccanismi di controllo, e degli enti giuridici in Nord America relativamente alla validità della Certificazione Tier”.

Si tratta di una politica che tutti nel settore dovrebbe sostenere” conferma l’istituto. “Ciò non significa che ogni data center deve essere certificato , ma se lo si vuol fare l’affidabilità della certificazione deve essere comprovata”.

Questa modifica alle policy ha preso avvio dall’1 luglio. Le aziende che hanno ottenuto la prima certificazione prima di tale data potranno continuare a beneficiarne.

Quali sono le differenze tra Tier I, II , III e IV per i data center

Alla fine degli anni ’90,  l’Uptime Institute pubblicò il libro bianco sulle classificazioni Tier, sostanzialmente si trattava di una definizione di standard per i data center utili a delineare la qualità degli stessi. Le aziende grazie alla standardizzazione Tier possono misurare i ritorni sugli investimenti e le performance.

I livelli relativi alle certificazioni, che corrispondono ad una più elevata garanzia di ridondanza, sono quattro:

  • Tier I: disponibilità 99.67%, 28.8 ore di interruzione/anno, nessuna ridondanza;
  • Tier II: disponibilità 99.75%, 22 ore di interruzione/anno, ridondanza parziale;
  • Tier III: disponibilità 99.982%, 1.6 ore di interruzione/anno, ridondanza N+1;
  • Tier IV: disponibilità 99.995%, 0.8 ore di interruzione/anno, ridondanza 2N+1.

La differenza sostanziale tra gli ultimi due sta nella possibilità di effettuare interventi di manutenzione senza interrompere la continuità di servizio e prevenire danni accidentali. In entrambi i casi le interruzioni per manutenzioni sono praticabili, ma solo Tier IV offre una ridondanza totale che garantisce la non interruzione della disponibilità dei server anche di fronte a incidenti tecnici gravi.

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