Vi presento FileRock, il Dropbox italiano opensource

FileRock è una startup totalmente italiana che ha sviluppato una tecnologia per la gestione sicura dei file all'interno della cloud. Non solo, ha realizzato un client opensource, simile a Dropbox, che permette di realizzare sul proprio server un sistema di scambio e sincronizzazione file. Abbiamo intervistato Daniele Arena, CEO di FileRock, per capire con lui come funziona e quali sono le aspettative di questa azienda.

Daniele Arena di FileRock

Quando penso alle startup italiane quel che noto è che la maggior di esse si focalizzano su “non problemi”, molte sul social, altre su marketplace e pochissime (si, davvero poche) nel campo del B2B, dove le opportunità sono in realtà moltissime. Oggi ho deciso di portare sulle pagine di HostingTalk una startup innovativa, con un prodotto alle spalle e tanta ricerca per realizzarlo: FileRock. Il CV di questa azienda è sufficientemente chiaro, persone del mondo accademico che hanno effettuato ricerche nel campo da qualche anno e hanno deciso di proporre una soluzione per la gestione della sicurezza dei file all’interno dei servizi di cloud computing.

Vi ricordate del caso di Dropbox? FileRock vuole fornire una soluzione sicura per fare storage dei propri file nella cloud. Alle spalle ha Seeweb come business angel e investitore, e contando quanto visto con Docebo, potremmo dire che le basi per un ottimo successo ci sono tutte, FileRock è solo molto più giovane e da meno tempo sul mercato. FileRock ha come target l’enterprise e in particolare i cloud providers: l’enterprise è nel mirino di molte aziende e sarà uno di quei settori che verranno “sconvolti” dal cloud computing in pochi anni, non fa che piacere vedere che ci sia una startup italiana come protagonista. 

Ho affrontato un po’ di temi con Daniele Arena, CEO di FileRock. Lui ci spiega tra l’altro perchè da poco FileRock è divenuta una soluzione opensource e quali vantaggi avrà sul prodotto. Intanto vi posso dire che il download del loro client free è già disponibile a questo indirizzo, mentre iniziare a utilizzare il servizio di cloud storage online vi garantisce ben 3 GB di spazio gratuito. Da provare. 

 

 

1) Di cosa si occupa FileRock e come è nata la startup?

 

FileRock vuole portare la sicurezza completa nel cloud storage. Quando si parla di cloud storage, la questione della sicurezza si declina in tre parti: *confidenzialità* (vogliamo che i nostri dati siano protetti da accessi non autorizzati), *integrità* (vogliamo che i dati che mettiamo sul cloud rimangano intatti, protetti da malfunzionamenti o da modifiche non autorizzate) e *disponibilità* dei dati.

 

Mentre la disponibilità è in qualche modo garantita dal cloud, e per la protezione della confidenzialità esistono soluzioni note che si basano principalmente sulla cifratura dei dati, non ci sono al momento sul mercato soluzioni affermate che permettono di verificare l’integrità dei dati in modo efficiente.

 

FileRock nasce proprio per rispondere a questa esigenza, e si basa su una tecnologia brevettata per la verifica dell’integrità dei dati, frutto di anni di ricerca all’Università di Roma Tre. Questa tecnologia può essere applicata sia a gruppi di file che a database, e permette di “verificare dinamicamente l’integrità di un insieme di dati in modo molto efficiente“.

 

Al momento abbiamo rilasciato una versione beta privata di FileRock Client, un software di sincronizzazione e backup (stile Dropbox, per intenderci) mirato a professionisti e PMI che vogliono fare backup dei propri documenti in modo realmente sicuro. Il software fa cifratura dei file direttamente sul client con una chiave privata dell’utente (per cui nemmeno noi potremmo accedere ai file, anche se volessimo farlo) e verifica in real-time l’integrità di tutti i file, dando così all’utente la *garanzia di lavorare sempre con dati corretti*.

Mi pare anche importante notare che FileRock Client è stato rilasciato in open source (con licenza GPLv3), il che dà la possibilità a tutti di verificare direttamente sul codice l’effettiva sicurezza del sistema.

 

2) La sua esperienza professionale e come è giunto alla guida di FileRock 

 

Ho una decina di anni di esperienza nell’ICT, spesa tra svilupposoftware, sistemi e reti. Ho lavorato tra l’altro per RIPE NCC (l’entità che assegna gli indirizzi IP agli Internet Service Provider in Europa) esono stato CTO di NaMeX, il punto di interscambio tra provider di Roma.Tre anni fa ho preso un MBA alla Central European University (università fondata e finanziata da George Soros, con sede a Budapest) e poi sono tornato in Italia, dove nel 2011 mi è stato proposto di partecipare come fondatore e CEO di FileRock.

 

3) Se fossimo in Silicon Valley non avrei bisogno di chiederlo, ma come avete trovato finanziatori per la startup e dopo quanto avete capito che sarebbe potuta essere una idea buona per il mercato? 

 

Diciamo che è stato un processo unico. Il primo finanziamento è avvenuto sfruttando la rete di conoscenze: siamo entrati in contatto con Seeweb, cloud provider che conoscevamo per esperienze professionali precedenti, e insieme abbiamo valutato l’interesse della tecnologia per il mercato e ci siamo accordati sullo startup seed.

 

4) Delineata la tecnologia con cui operate, dove intende portare FileRock? Sarà una tecnologia da implementare per i numerosi cloud provider esistenti? 

 

Noi pensiamo che la tecnologia di FileRock sia interessante principalmente per due player: l’enterprise e i cloud provider.

 

Da una parte con la nostra tecnologia professionisti e imprese possono verificare in tempo reale che i dati immagazzinati su cloud non siano stati manomessi, e così assicurarsi di non inserire nei propri processi produttivi dei dati corrotti che possono causare anche pesanti danni finanziari. Fino adesso, ci si è sempre accorti delle manomissioni a posteriori, quando ormai era troppo tardi per prevenire il danno.

 

Dall’altra parte gli stessi cloud provider hanno con FileRock uno strumento tecnologico per dimostrare che i loro SLA non sono solo parole, ma che effettivamente la protezione dei dati che loro offrono è di alto livello. La nostra tecnologia può essere usata come un “enabler” per l’adozione dei servizi cloud: basti pensare al potenziale risparmio per un enterprise che può fare repliche dei propri dati (ai fini di disaster recovery) su cloud invece che su costosi data center privati, con tutte le garanzie di confidenzialità, integrità e disponibilità di cui necessitano.

 

5) Tra i vostri finanziatori vi è Seeweb, un provider che ha a listino una propria offerta di Cloud Storage, sarà tra gli utilizzatori della vostra soluzione? 

 

Oltre ad essere nostro finanziatore, Seeweb è nostro partner tecnologico. I dati di FileRock Client vengono immagazzinati nel Cloud Object Storage di Seeweb (anche se è in roadmap il supporto per altri cloud), e stiamo lavorando su altre modalità di collaborazione.

 

6) Qualche mese fa avete adottato la strada dell’opensource, come cambia così il vostro futuro e il vostro modello di business? 

 

Sì, a dicembre abbiamo rilasciato FileRock Client in open source, con un duplice obiettivo. Come prima cosa vogliamo permettere agli utenti di verificare che nel client non ci sia del codice “maligno”: la maggior parte dei client di backup su cloud, anche quelli che si autodefiniscono “sicuri”, non permettono di controllare il codice, per cui l’utente non può essere sicuro che i suoi dati privati non vengano ad esempio rivelati a terze parti non autorizzate.

 

Il secondo obiettivo è quello di creare una community di utenti che vogliono usare la tecnologia di FileRock per il controllo dell’integrità, magari integrandola in altre applicazioni o accedendo ai dati con interfacce personalizzate. Rilasciando il client in open source, chiunque può modificarlo ed usarlo come base per nuove idee, mantenendo l’opportunità di interagire con i nostri server per utilizzare la nostra tecnologia.

 

7) Sicurezza dei dati e integrità, cosa ne pensa a riguardo allargando il discorso ai fornitori esteri, a partire da Dropbox fino ad arrivare ad Amazon Web Services? Quale è la strategia seguita da loro in questo contesto? 

 

La sicurezza, in termini di confidenzialità e integrità dei dati, è un tema sempre più sentito nel mondo cloud, dai provider di infrastruttura come AWS, Azure o Rackspace fino alle applicazioni che girano su cloud come Dropbox, Box.com, Wuala e tante altre. Dopo un iniziale grande amore per la comodità del cloud, ci si comincia a chiedere (le imprese soprattutto) quanto il cloud sia sicuro per i propri dati. Dropbox stesso è stato proibito in numerose aziende, che temono di vedere i

propri dati sensibili diffusi in rete e magari manomessi.

 

8) Ora che FileRock è sul mercato e sta crescendo, come vede il futuro come startup, in Italia o altrove? 

 

Ci piace essere un’azienda 100% italiana, dai fondatori al capitale agli sviluppatori. Però siamo flessibili: puntiamo a un mercato globale, per cui abbiamo adottato l’inglese come lingua di lavoro. In questo momento stiamo anche cercando nuovi finanziamenti e partnership, sia in Italia che all’estero: a seconda degli sviluppi, decideremo quanto del nostro futuro sarà in Italia.

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