VMware: la virtualizzazione è solo uno dei nostri interessi

Ray O'Farrel, attuale CTO VMware, spiega quali siano gli obiettivi dell'azienda. La virtualizzazione è solo uno dei nostri interessi, afferma.

Ray O'Farrell (CTO VMware)

Ray O’Farrell (CTO VMware)

Il portale ZDNet ha intervistato un’altra figura di alto profilo, Ray O’Farrell (CTO VMware). Nel corso della conversazione si è parlato non solo dell’attuale situazione di VMware ma anche di trasformazione digitale e cloud (soprattutto ibrido). Di seguito riportiamo in traduzione le parti più significative del contributo, il link alla versione completa è disponibile come sempre a fondo pagina nella sezione dedicata alle fonti.

ZDNet: Qual è l’attuale situazione di VMware?

O’Farrell: La gente vede VMware come una compagnia [specializzata nella virtualizzazione], in pratica [abbiamo esteso significativamente i nostri interessi oltre l’architettura x86 e la virtualizzazione —  avrai notato in questi anni l’SDDC (Software Defined Data Center) e l’internet software defined.

Attualmente, ci stiamo focalizzando su cose come il cloud privato e la virtualizzazione dei core system, [unitamente alla gestione di questi ultimi e via dicendo]. Penso che stiamo creando [una valida soluzione per ambienti cloud privati che consentirà di definire policy, la sicurezza ed altro].

Circa un anno fa abbiamo iniziato [a sondare la situazione dell’industria basandoci sui feedback dei nostri clienti].

[Abbiamo ricevuto una chiara risposta che indicava la volontà di sfruttare le potenzialità del cloud, non necessariamente in ambienti privati/pubblici…. ma in termini di “esperienza cloud”. I clienti vogliono “quell’esperienza”, l’agilità, e sviluppare la propria organizzazione basandosi su queste due linee guida].

Ma ora affrontano la sfida della gestione. Adesso stanno realizzando due silo [che] in certi casi non provengono nemmeno dalla stessa organizzazione – alcuni dall’IT altri dalla line of business.

Ci siamo focalizzati sul cloud ibrido, ciò significa che ci aspettiamo che il settore enterprise [collochi i propri asset in entrambi gli ambienti cercando di capire il modo migliore per sfruttare le potenzialità di privato e pubblico].

[La situazione non è molto diversa dai tempi in cui ci trovavamo davanti a vari server, soluzioni di storage, tutte operanti [separatamente, come delle isole], silo gestiti da persone differenti.

[Quel che vediamo ora è il cloud come nuovo requisito per l’impiego del software che può essere adoperato anche attraverso infrastrutture gestite con un mix tra cloud pubblico e privato].

ZDNet: Una delle [tante problematiche non riguarda proprio l’assegnazione delle priorità? Si vuole puntare sul cloud privato e sul pubblico ma su quale parte dell’infrastruttura bisognerebbe focalizzarsi inizialmente]?

O’Farrell: Devi domandarti in qualche modo “come sei arrivato a questo punto”? Come compagnia o business dovrai [confrontarti con la trasformazione digitale]. […] Per diverso tempo, le organizzazioni hanno investito in due modi di operare: DevOps contro non-DevOps, ad esempio.

Ma tutte le organizzazioni hanno iniziato a capire che tutte le task svolte normalmente dai reparti IT — sicurezza, assicurandosi che ciò abbia un senso dal punto di vista di un modello economico etc. — [sono necessarie anche] nelle nuove tipologie di infrastrutture che stanno realizzando.

[Le organizzazioni hanno capito che i reparti IT devono essere più reattivi mentre la line of business ha capito che necessita di qualcuno in grado di garantire la sicurezza dell’azienda, che è stata sempre affidata al CIO o alla divisione IT. Ecco che allora è facile intravedere i primi segnali di una commistione di competenze, un cambiamento che vedo definitivamente avviato].

ZDNet: I clienti vi vedono come una compagnia affidabile ma [che offre soluzioni per specifici casi di utilizzo nei loro data center, una nicchia]. Come pensate di dimostrargli che potete offrire molto di più?

O’Farrell: Prima di tutto se si osserva la questione dal punto di vista dei consumatori, non si tratta solo di IT. […] Uno dei punti di forza di VMware era [che se tu avevi un problema con il tuo data center acquistavi una nostra soluzione e questa risolveva buona parte delle criticità. Noi abbiamo quandi lavorato su tutto ciò che l’IT deve gestire. La nuova IT necessita di lavorare anche su device mobile e noi ci siamo adeguati di conseguenza.

Noi vogliamo dire all’IT che [“sappiamo quello su cui l’IT deve lavorare” e che anche noi stiamo facendo altrettanto].

Se [rivolgiamo l’attenzione al networking la situazione e più o meno la stessa]. Abbiamo analizzato le VM e chiesto “dove sono i colli di bottiglia”? Si arrivoalla conclusione che ci si era focalizzati molto su storage e risorse, i colli di bottiglia non potevano essere quindi lì. [Sebbene fosse possibile lanciare una VM in pochi secondi, prima di occuparti del firewall e riconfigurare la rete occorreva tuttavia attendere l’intervento dell’esperto di turno. Ed è allora che abbiamo detto “Ok, virtualizziamo anche i network”.

Ciò dimostra che [solo grazie ad un determinato livello di astrazione si è in grado di analizzare un network e fare in modo che funzioni efficacemente].

Pensa all’IoT [Internet delle Cose ndr]. Potresti domandarti: “cosa c’entra VMware con l’Iot?”. [Ma ad uno sguardo più attento i sensori, i dati captati e la loro analisi etc. non sono altro che un altro grande problema d’infrastruttura].

Diverse persone si interessano [dei sensori perchè i dati ricevuti influenzeranno il processo decisionale]. Quello su cui ci focalizziamo noi è: [come fai a sapere che i sensori sono sicuri? Ed a sapere che i dati sono aggiornati]?

[Il ruolo dei reparti IT è quindi in continuo mutamento ed ogni volta occorre rispondere sempre alle stesse domande. Ed è qui che entriamo in gioco mettendo sul campo i nostri punti di forza.]. Il nostro focus è: “cosa sappiamo fare bene? Quali problemi dobbiamo risolvere?

Fonte: 1

 

 

 

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *