Whois va in pensione? RDAP in prova.

I Registri Verisign ed Afilias hanno iniziato a testare il protocollo che andrà probabilmente a sostituire Whois, il Registration Data Access Protocol.

Verisign sta già testando RDAP, il successore di Whois

Whois sarà sostituito da RDAP (Registration Data Access Protocol). E’ quel che affermano gli esperti all’indomani dell’avvio della fase di sperimentazione da parte dei Registri Verisign e Afilias, rispettivamente gestori delle estensioni di dominio .COM/.NET e .INFO. La stessa ICANN, riferisce la stampa specializzata, è ansiosa di introdurre nei contratti proposti ai registrar ed ai Registri specifiche clausole riguardanti l’impiego di RDAP, perchè?

Tra le peculiarità del Registration Data Access Protocol la possibilità di standardizzare il controllo degli accessi, ovvero di stabilire quali  informazioni possano essere visualizzate da una determinata categoria di utenti e quali no – le forze dell’ordine accederanno quindi ad un maggior numero di dati rispetto ai “curiosi” di turno, tra i quali troviamo anche bot e malintenzionati. La consultazione “selettiva” dei database potrebbe essere prevista legalmente dalla “temuta” normativa europea in arrivo il prossimo Maggio, la GDPR (General Data Protection Regulation), il che spiega perchè l’ICANN  voglia promuoverne e supportarne la diffusione.

Test in corso

La prova su strada dei Registri, i primi ad aver avviato la sperimentazione, rappresenta la fase iniziale dell’iter che porterà al pensionamento di Whois. Il portale Domain Incite ha descritto in poche righe i prototipi sviluppati da Verisign ed Afilias: l’interpretazione del primo appare sicuramente più avanzata perchè offre due interfacce (web e linea di comando).

La consultazione dei risultati (le ricerche possono essere effettuate anche con metacaratteri) è invece uno dei punti critici sui quali i tecnici dei Registri dovranno pensare a qualcosa di maggiormente user friendly: essendo in formato JSON, che facilità le operazioni di parsing, molto meno l’occhio umano, è infatti necessario munirsi di appositi formattatori JSON, implementabili sul browser tramite plugin/estensioni (la fonte accenna unicamente a Chrome) ma non considerabili come la soluzione definitiva al problema.

Fonte: 1

 

 

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