Windows open source? Non è più impossibile

Secondo Fortune le probabilità di assistere all'approdo di Windows nell'ecosistema open source non sono più remote come in passato. 

Windows 10

Windows è il rappresentante per eccellenza del modello economico basato sui software proprietari e chiusi che, per decenni, ha assicurato ampi margini di gudagno alle compagnie: il prezzo finale non corrispondeva solo al reale “valore di mercato” del software ma includeva anche il “costo” rappresentato dalla garanzia di ricevere aggiornamenti/supporto per un determinato periodo di tempo.

Agli antipodi  troviamo il modello open source che propone prodotti gratuiti o quasi: certo, gli utenti possono naturalmente pagare gli sviluppatori per usufruire di funzionalità avanzate o per supportare semplicemente il progetto ma, rispetto al precedente, il codice sorgente è liberamente visionabile e modificabile – a patto di rispettare i termini della licenza.

Con l’arrivo del nuovo millennio l’ecosistema degli sviluppatori ha iniziato lentamente ad allontanarsi dal primo per avvicinarsi, sul finire del decennio, al secondo. Lo scenario al quale ci troviamo davanti oggi è ben noto: Linux ha da poco celebrato il venticinquesimo compleanno e la filosofia open source ha ormai conquistato il mercato e le aziende, incluso un esponente di alto livello della “vecchia guardia” come Microsoft.

La domanda che si è posto l’editorialista di Fortune è allora facilmente intuibile: è possibile che Windows possa divenire in futuro una software open source?

Perchè open source?

L’articolo cerca ovviamente di sondare il terreno senza arrivare ad una conclusione certa – siamo sempre nel campo delle ipotesi. In base a quanto visto negli ultimi tempi, osserva l’editorialista, l’ipotesi di un OS Microsoft open non è più “impossibile” come in passato. La strategia di Satya Nadella, riassunta dal motto “Microsoft loves Linux”,  ha cambiato radicalmente l’approccio di Redmond con una serie di inattesi annunci: il più recente è l’arrivo di PoweShell nell’ecosistema open source ma già due anni fa gli sviluppatori poterono infine mettere mano al codice di alcuni componenti fondamentali del celebre framework .NET.

Coloro che ipotizzano l’arrivo di un Windows open source sostengono che l’OS ed altri software proprietari rappresentano ormai un’esigua parte delle rendite totali. Le entrate arrivano ad esempio dai servizi ospitati sulla piattaforma Azure e dal valore aggiunto rappresentato dalle funzionalità aggiuntive offerte all’utenza – il tutto sempre accessibile via Internet da qualsiasi device e luogo (ad esempio Office 365).

Secondo Saïd Ziouani (ex Red Hat ed attuale founder and chief executive di Anchore) sarebbe vantaggioso tanto per gli sviluppatori quanto per Microsoft stessa: “pensate allo sfaccettato e ricco ecosistema di sviluppatori Windows ed al loro ingresso nel mondo open source” ha affermato; il codice sarebbe studiato e controllato da una vasta community e le probabilità di individuare ed correggere bug/falle varie aumenterebbe esponenzialmente, consegnando un prodotto più efficiente all’user base. La compagnia potrebbe inoltre scoprire dei talenti nascosti ed arruolarli tra le proprie fila – situazione che avviene già ora, basti pensare all’arrivo di Wim Coekaerts.

Gli ostacoli da superare

Naturalmente c’è anche chi suggerisce di adottare un approccio più cauto: “il modello di monetizzazione è cambiato” osserva Donnie Berkholz (research director presso 451 Research) ma la compagnia continua comunque a realizzare cifre non trascurabili grazie a Windows e soprattutto Windows Server. Il passaggio open source è quindi molto difficile, aggiunge.

Un altro ostacolo allo storico traguardo è rappresentato dalla presenza di codice di terze parti nell’OS: in trent’anni di onorata carriera, Windows ha dovuto “adattarsi a” e gestire un elevato numero di periferiche e componenti hardware (processori, schede video etc.), la cui interazione con l’OS è stata possibile grazie al contributo delle aziende interessate.

Nell’eventualità di un OS open source bisognerebbe allora stabilire di chi sia la proprietà di queste famigerate linee: “potrebbero esserci accordi e brevetti [nel codice Windows] in grado di rendere il passaggio all’open source difficile” osserva Bryan Cantrill (chief technology officer presso Joyent). I più scettici osservano poi come al giorno d’oggi siano davvero in pochi a conoscere esattamente come operi “sotto il cofano” l’OS Microsoft: “occorrerebbero anni alla comunità di sviluppatori per concretizzare ed inviare utili suggerimenti a Microsoft” ha dichiarato l’analista IDC Al Gillen.

Ad ogni modo il passaggio di Windows all’open source è sul tavolo di Redmond o è comunque una delle opzioni al vaglio della compagnia. Non è detto che quest’ultima venga effetivamente messa in atto sul breve termine ma, conclude Fortune, l’attesa svolta potrebbe essere più vicina di quanto crediamo.

 

 

 

 

 

 

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