1&1 lancia i suoi prodotti hosting e cloud server in Italia

Questa mattina la conferenza stampa di presentazione al mercato italiano: pochi domini e ampio margine di miglioramento nel numero di aziende che utilizzano il web per promuoversi. Secondo 1&1 sono questi i motivi che spingono ad investire nel mercato italiano.

Per 1&1, colosso del webhosting con oltre 19 milioni di domini registrati e un fatturato di oltre 2.5 miliardi di Euro, il mercato italiano arriva tra gli ultimi in Europa in cui l’azienda decide di investire. Dopo Spagna, Germania, Francia e la copertura della quasi totalità dei paesi europei, ad eccezioni dell’area scandinava, l’Italia è ora un mercato di forte interesse per il gruppo: Gianluca Stamerra è il nuovo market manager italiano, con un passato in Vodafone e in Wind/Infostrada, sarà sua la responsabilità di portare 1&1 nel mercato italiano in primis sul target interessato alla registrazione domini e webhosting, e in un secondo momento concentrandosi anche su server dedicati e cloud server.

L’idea della compagnia è che il mercato italiano, in un paragone con quello tedesco, sia ancora poco sviluppato: un basso numero di domini a parità del numero di piccole e medie imprese presenti, e la necessità di fornire soluzioni semplici che abbiano come target principale le piccole aziende e i professionisti, e in molti casi anche gli stessi privati. Sui prodotti: 1&1 propone la registrazione domini ad un prezzo competitivo, 4,99 Euro + IVA per i .IT e 5,99 Euro + IVA per .COM. Sul fronte del webhosting niente di nuovo nella modalità di vendita, interessante invece il focus sulla ridondanza geografica inclusa in tutti i loro piani webhosting: tutti i dati vengono replicati in tempo reale su due data center, 1&1 switcha in tempo reale gli account sui data center nel caso di problemi di connettività o anche solo per eseguire aggiornamenti, in modo da abbattere del tutto i downtime per i clienti. Per ora a servire il mercato italiano saranno i data center tedeschi della compagnia, e alla mia domanda relativamente all’apertura di un data center italiano, per ora dicono di non sentirne il bisogno anche se non è un passo da escludere nel futuro. In Europa stanno testando dei data center mobili che potrebbero andare a coprire singoli mercati e rappresentare un ulteriore strumento per essere più vicini ai clienti. 

L’offerta di server dedicati e cloud server è in linea con quanto si vede già nel nostro mercato: nonostante una demo sfortunata (il prodotto hosting e cloud server apparentemente restituivano errore nella demo), i manager della divisione server e hosting, hanno spiegato la loro vision inerentemente il cloud computing. Parallels è la base della tecnologia per i Cloud Server e al loro interno troviamo già incluso Parallels Plesk. 

Come muoversi ora nel mercato italiano? 1&1 ha la forza economica per poter entrare nel nostro mercato, tuttavia più volte abbiamo visto come anche per compagnie estere sia complicato capire le logiche di questo mercato (differente da altri in Europa) e intercettare correttamente target e offerte. Dovremo attendere qualche mese per capire se i prodotti pensati funzionano, da parte di 1&1 posso dire che il pannello di controllo e le modalità di acquisto mi sembrano molto semplici, un punto a loro favore, ma la competizione diretta qui riguarda gli altri grandi gruppi italiani, Aruba e Register.it in primis, e una serie di piccole e media compagnie di webhosting che già oggi hanno offerte simili, comprese quelle sul fronte dei cloud server. 

L’assistenza ai clienti viene erogata dalla sede di Berlino, con personale italiano che risponde al telefono in orario di ufficio e tramite ticket system. “Ad oggi“, dice Stamerra, “tutti i clienti stanno chiamando solamente per ottenere informazioni sui prodotti, ancora nessun problema.” Come già avvenuto per il prodotto MyWebsite, il site builder con cui 1&1 si è presentata in Italia a Maggio 2012, seguiranno una serie di campagne su più canali, compresa la TV, per la promozione dei nuovi prodotti, anche se quanto capito inizialmente verranno esclusi server e cloud computing.