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3 cose che le persone non conoscono sui data center

Ieri eravamo da un noto provider italiano per visitare il suo nuovo data center, nel corso di Gennaio troverete il report sulle pagine di HostingTalk.it. Parlando con i manager è emerso che davvero pochi conoscono esattamente cosa accade all’interno di un data center, la maggior parte delle persone, anche quelle che lavorano nell’IT, non ha idea di cosa succeda quando il loro server risponde inviando una pagina o una conferma. 

Questa azienda ha quindi pensato di aprire il suo data center per delle visite, a partire dai suoi clienti attuali e futuri, fino ad arrivare all’idea di portarci gli studenti e le persone che normalmente non sanno che i data center sono i centri nevralgici della rete, e hanno caratteristiche curiose da conoscere, che aiutano a comprendere meglio come funziona Internet. 

Nel corso di questi anni ho visto davvero molti data center, l’area di Caldera a Milano è quella che in Italia ne raccoglie il maggior numero in assoluto. Vorrei condividere con voi 3 elementi che mi sono sempre sembrati davvero poco chiari per i non addetti ai lavori e per i quali ho sempre visto facce sorprese parlandone! Se avete altri suggerimenti aggiungete pure nei commenti.

La sicurezza per l’ingresso in un data center è tutto

Un data center è un luogo fisico che deve per prima cosa esser sicuro: i server al suo interno, così come gli altri apparati, sono in funzione H24 e non possono fermarsi per alcuna ragione, questo implica una serie di norme relative alla sicurezza. I data center sono sorvegliati (o dovrebbero esserlo), spesso da guardie armate, tanto all’esterno quanto al loro interno: l’accesso è regolato in maniera molto precisa, chi accede lo fa con badge dedicato alla singola persona, e nei data center più grandi questo avviene a compartimenti stagni. il dipendente che si occupa di un determinato servizio può accedere solo ad alcune sale del DC, non a tutte. Tutti gli ingressi sono registrati. 

In molti data center l’automazione gioca un ruolo centrale sul fronte della sicurezza: ricordo bene che Level3 a Monaco impiega un NOC dagli USA per monitorare il suo data center, tutto viene autorizzato dagli Stati Uniti, e così le telecamere e la scansione della mano per entrare nelle sale sono pilotate esternamente. 

Perchè questo livello di sicurezza? I dati e le informazioni contenute in un data center sono molto preziose, nel caso di dati finanziari, ovviamente questo valore aumenta, pertanto al pari di una banca, un data center ha norme di sicurezza molto elevate. 

Il data center è interconnesso con più operatori e “dialoga” con tutto il resto del mondo

All’interno di un data center confluiscono solitamente diversi operatori di rete, nazionali e internazionali. Questo per garantire che il data center sia connesso con più linee verso l’esterno, e possa quindi comunicare attraverso più operatori: vi sono canali dedicati e canali che portano ai punti di interscambio (a Milano il MIX), dove si effetta peering di banda. 

A seconda della grandezza dell’ISP che gestisce il data center e della natura del DC (se per un ISP appunto o un provider di telecomunicazioni) la portata di banda può variare: da qualche centinaio di Mbit/s a svariati Gbit/s di capacità di traffico verso l’esterno. Se volete avere una idea del traffico che passa in questo momento per i router del Mix questo grafico qui sotto vi aiuta, siamo a circa 80 Gbit/s. Per un data center in Italia il valore può essere ridotto, diciamo intorno a 1 o 2 Gbit/s in media per un operatore non troppo grande. Attualmente al Mix abbiamo una media di 90 Gbit/s passante per questo centro:

Mix, capacità rete

La banda utilizzata e portata verso l’esterno ha ovviamente un costo per l’ISP e il provider, ed è quindi gestita accuratamente, solitamente da un dipartimento apposta che si occupa del network del data center. Le persone di questo dipartimento si occupano anche di progettare e ottimizzare il modo in cui quel data center raggiunge determinati stati esteri, possono esserci richieste particolari di clienti che necessitano di raggiungere con bassa latenza alcune destinazioni nel mondo, e questo comporta spesso un lavoro tanto di acquisizione di tratte di altri operatori, quanto di routing sulla propria rete. 

Il maggior costo di un data center è spesso il raffreddamento

Per ogni Euro speso per alimentare il proprio data center, possiamo dire che ci sia una buona percentuale spesa per raffreddare il data center, cercando ovviamente di raggiungere la migliore efficienza possibile. Il raffreddamento rappresenta una voce importante nel consumo energetico di uno di questi centri della rete: tutti i server e gli apparari all’interno necessitano di rimanere a temperature controllate, che variano a seconda delle tecnologie e delle strategie impiegate dal gestore del data center, oltre che dalla località nel mondo dove si trova il DC.

Se la temperatura si dovesse alzare troppo questo potrebbe causare seri danni ai server ma anche agli altri apparati, portando nei casi più gravi alla necessità di spegnere queste macchine, che come detto, devono invece rimanere operative H24. Quale temperatura trovate in un data center italiano? Dipende come detto da tanti fattori, nella media si è intorno ai 20/22 gradi centigradi, in estate questo valore può cambiare a seconda della posizione del DC e delle strategie scelte dal provider.

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