ADSL e banda larga, l’Italia arretrata non rispetta i tempi dell’UE

ADSL, Agenda Digitale e Rapporto Caio: così l'Italia non rispetterà gli impegni 2020 con l'UE. Gli esperti: situazione nota, niente di nuovo sotto al sole

Siamo abituati da sempre a concepire il digital divide come un problema interno al territorio italiano, una difficoltà di natura tecnica e soprattutto commerciale che impedisce agli operatori TLC nostrani di estendere la rete ADSL a tutti gli italiani.

Così parliamo del digital divide fra Nord e Sud, dei problemi di digital divide in alcune zone del settentrione (nella bassa lodigiana forse solo ora riescono a superare il gap di connettività) e via discorrendo.ADSL e banda larga, l'Italia arretrata non rispetta i tempi dell'UE

Zone intorno a Milano, Bologna, Torino e altre grandi città arrivano ad avere connessioni ADSL fino a 100 Mbit/s, mentre in molte altre zone dello stivale si fatica anche a navigare.

Digital divide è quindi una divisione che fa sentire gli abitanti dello stesso Paese suddivisi in persone di serie A con possibilità tecnologiche elevate e persone di serie B, che devono accontentarsi dei mezzi che hanno a disposizione. Questa differenza è ancora più drammatica se pensiamo che spesso una privazione degli accessi alle tecnologie ADSL e a Internet si configura come una menomazione alla qualità della vita stessa, alle opportunità di business e alle occasioni di impiego, caratteristiche che nobilitano l’uomo e la sua esistenza.

E il concetto di digital divide si carica di ulteriore criticità se lo si inizia a interpretare in senso ancora più ampio, come divario digitale non solo all’interno del Paese, ma fra il Paese e il resto d’Europa.

Il digital divide è con l’Europa

Dobbiamo colmare una disparità con le nazioni sorelle del vecchio continente, seguendo un programma rigido dettato dalla Agenda Digitale Europea, rispetto ai cui obiettivi l’Italia è sideralmente lontana.

Lo dice Francesco Caio, commissario dell’Agenda Digitale presso la Presidenza del Consiglio, che, insieme ai due esperti internazionali Gerard Pogorel e Scott Marcus e su richiesta del premier Letta, hanno presentato a Palazzo Chigi il Rapporto Caio, un lavoro di 80 pagine suddiviso in 8 capitoli per raccontare ancora una volta la situazione di arretratezza in cui versa il Paese sul fronte ADSL e connettività in generale.

Niente di nuovo sotto al sole, sostengono gli esperti, che hanno la sensazione che non servisse un lavoro del genere per denunciare la gravità dei ritardi nostrani, palesemente sotto gli occhi di tutti e dei veterani del settore.

E non c’è da stupirsi se Vincenzo Novari, CEO di H3G, interrogato sulla questione abbia risposto con una frase emblematica: “Alla fine del 2012 l’Agenda digitale era già legge, e cos’ha fatto il governo, dopo un anno? Ha affidato una “missione di verifica” al commissario per l’attuazione dell’Agenda, Francesco Caio, sullo stato della rete delle Tlc. Ma la realtà è già ben nota.”

ADSL senza copertura: un anno per scoprirlo

Così, c’è voluto un anno per identificare che:

  • la copertura per i servizi ADSL di base è orami prossima al 100 percento e che la stessa Kroes a Ottobre 2013 ha dichiarato che gli obiettivi per il 2013 fossero sostanzialmente raggiunti. Niente sospiri di sollievo, dato che ancora si continua a lavorare per la copertura minima dei 2 Mbps e che il recente rapporto I-Com 2013 denuncia “un pesante rallentamento nei tassi di crescita della connessione delle abitazioni alla banda larga ADSL. Tra il 2013 e il 2014 anche Bulgaria e Romania, oggi ultime in classifica, sopravanzeranno l’Italia. Tutte e 6 le regioni del sud fanno peggio del peggior “performer” europeo (la Romania). L’Italia risulta il Paese con la minore percentuale di connessioni superiori a 10 Mbps, che non raggiungono neppure il 15% del totale (contro una media europea del 59,2%): solo Cipro sta peggio di noi sul fronte delle connessioni broadband”;
  • per la copertura con ADSL a 30 Mbps, l’Italia è in ritardo sulla tabella di marcia europea, che prevede che tutti gli italiani vengano raggiunti da connessioni ultralarghe (dai 30 Mbps in su) entro il prossimo 2020. Peccato che secondo i piani degli operatori la copertura a 30 Mbps sarà del 50 percento nel 2017 e non si prevede l’opportunità di coprire l’ulteriore 50 percento nei tre anni successivi;
  • la copertura a 100 Mbps non viene né rilevata né menzionata, nonostante l’Europa chiede che sempre entro il 2020 si raggiunga il 50 percento della popolazione.

Il problema della copertura a 30 Mbps e di conseguenza dei 100 Mbps è lampante già dai piani di investimento degli operatori.

Con copertura ADSL a 30 Mbps, Telecom Italia raggiungerà il 50 percento della popolazione entro il 2016, Fastweb il 20 per cento entro il 2014 e Vodafone il 29 per cento entro il 2017 con una propria rete in fibra. Verranno realizzate quindi tre reti, ma per ragioni commerciali saranno fra loro sovrapposte e posizionate nelle zone a maggiore bacino di utenza (grandi metropoli e città del Centro/Nord) e in questo modo non consentiranno di superare neanche il 50 per cento della popolazione da coprire.

Le conclusioni del rapporto Caio

E Caio non può che concludere il rapporto affermando che: “in assenza di un forte, sostenuto e continuo impegno del Governo italiano, gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea non saranno completamente raggiunti.”

Peccato che era già chiaro in partenza che l’Italia avrebbe mancato gli obiettivi 2020 dell’Agenda Digitale, per cui forse l’unica utilità che si può riconoscere al Rapporto Caio è che i suoi risultati sono stati gridati con il megafono a Palazzo Chigi, di fronte a politicanti sempre più spesso sordi alle necessità del Paese.