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Amazon re:Invent 2014, alcune considerazioni a posteriori

A circa una settimana dalla fine dell’Amazon re:Invent 2014, si tirano le somme di un evento che da sempre fa discutere gli appassionati di IT e cloud computing. Oltre ai nuovi servizi annunciati, si guarda alla presentazione per capire come la strategia di Amazon per i suoi Web Services stia cambiando, in funzione del mercato e dei concorrenti

A circa una settimana dalla fine dell’Amazon re:Invent 2014, si tirano le somme di un evento che da sempre fa discutere gli appassionati di IT e cloud computing. Oltre ai nuovi servizi annunciati, si guarda alla presentazione per capire come la strategia di Amazon per i suoi Web Services stia cambiando, in funzione del mercato e dei concorrenti.

Amazon re:Invent senza taglio prezzi

La prima considerazione che salta subito alla mente è la mancanza di una revisione dei listini. Amazon si è sempre presentata agli eventi re:Invent annunciando dei tagli ai listini che rendessero i servizi AWS ancora più accessibili e competitivi.

Il motivo per cui sia mancato questo ingrendiente all’appena trascorso re:Invent è oscuro, anche se si potrebbe pensare che Amazon debba ora puntare sull’agilità del suo cloud computing (tanto invocata nel corso dell’evento da Andy Jassy, SVP di AWS) invece di concorrere sui costi. Questa scelta potrebbe anche essere dettata dal fatto che aziende come Google e Microsoft sono economicamente più floride e hanno sicuramente maggiori risorse da investire nel cloud computing, per cui possono controbbattere alla riduzione dei prezzi, trasformando questa politica in un’arma a doppio taglio per Amazon stessa.

Amazon AWS, molto più che un semplice IaaS

La seconda valutazione riguarda i confini sempre più labili fra IaaS e PaaS. Amazon AWS è molto più di un semplice servizio di IaaS (Infrastructure-as-a-Service) e a dimostrarlo sono i partner come Docker, Splunk, Pristine, Omnifone e i tanti altri citati da Vogels (CTO di Amazon) e Wise (responsabile partnership) che rendono Amazon AWS un ecosistema complesso, con una base applicativa sempre più ricca e una forte caratterizzazione verso il PaaS.

AWS Service Catalog, un modo di controllare tutto l’IT aziendale?

amazon-re-invent-aws-service-catalogIl terzo pensiero va rivolto all’AWS Service Catalog. Con questo servizio, Amazon AWS vuole aiutare i clienti a gestire le proprie risorse sulla piattaforma. In pratica, con AWS Service Catalog, gli amministratori possono impostare alcuni gruppi di servizi preconfigurati a cui far accedere solo determinati utenti autorizzati, tenendo traccia di chi usa i servizi e di come li usa. Gli utenti finali possono anche lanciare un prodotto dello stack AWS e anche su questi è possibile tracciare il livello di attività, indipendentemente dal metodo di deploy del servizio richiesto.

In questo modo, gli amministratori IT possono definire e fornire servizi e gruppi di strumenti in diverse configurazioni per soddisfare le esigenze dei differenti dipartimenti dell’azienda.

Questo strumento, insieme al Directory Services AWS, potrebbe essere il preludio per fornire servizi di accesso ad altri provider cloud, con l’obiettivo di non far mai uscire l’utente dalla piattaforma di gestione AWS.

Docker e Amazon AWS: perché non è Kubernetes?

Infine, è importante ragionare sulla tanto attesa integrazione di Docker in Amazon AWS con il nuovo servizio EC2 Container Management Services, finalmente rilasciato in preview.

Da quello che si può evincere dalla documentazione iniziale, il Docker integrato in Amazon non è un vero e proprio concorrente del Google Container Engine, in quanto secondo Sebastian Stadil, AD di Scalr, il prodotto Amazon non gestisce le virtual machine sottostanti. Se questo dovesse essere vero, rimane il dubbio sul perché Amazon abbia perseguito questa tipologia di implementazione di Docker, invece di integrare Kubernetes nel suo EC2.

2 risposte su “Amazon re:Invent 2014, alcune considerazioni a posteriori”

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