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Architetture software defined, l’unica strada per la scalabilità

Le architetture software defined sembrano essere la via giusta da percorrere per garantire quella scalabilità e l’efficienza necessaria alla gestione di un mondo informatico e informativo che punta sempre di più sulla piena convergenza del digitale con il fisico

Le architetture software defined sembrano essere la via giusta da percorrere per garantire quella scalabilità e l’efficienza necessaria alla gestione di un mondo informatico e informativo che punta sempre di più sulla piena convergenza del digitale con il fisico.

Una convergenza che prenderà ancora più corpo con l’affermarsi dell’Internet of Things, quell’Internet delle Cose che dovrebbe finalmente unificare sotto un unico grande manto il mondo naturale e fisico in cui l’uomo vive con il mondo digitale in cui l’uomo si trova a scambiare informazioni, dati e tanto altro.Architetture software defined, l’unica strada per la scalabilità

Di fronte all’evoluzione dell’IoT non si può quindi prescindere da una scalabilità operativa sempre disponibile ed efficiente, in quanto in assenza di una condizione del genere verrebbe a mancare il presupposto stesso dell’IoT e l’esplosione dell’immanenza di Internet in ogni luogo e spazio.

L’IoT amplificherà le problematiche legate alle licenze, al provisioning, alla gestione e alla memorizzazione dati provenienti ed elaborati dagli oggetti connessi e quindi si assisterà a un aumento dell’onere a carico dei reparti IT.

In questo contesto, le architetture software defined sembrano essere le uniche capaci di affrontare le sfide emergenti della scalabilità dei data center e di garantire quel futuro che i mercati economici e i diversi business si aspettano.

Architetture software defined solo tramite integrazione

Le architetture software defined sembrano dunque le uniche destinate a risolvere l’incapacità di scalabilità, cercando di spostare l’onere di gestione e provisioning dalle persone alla tecnologia.

Affinché le architetture software defined assolvano a questo arduo compito è necessario puntare all’integrazione dei processi. Infatti, è importante essere in grado di disporre in modo automatico le risorse di rete, di calcolo e di storage necessarie per soddisfare le prestazioni attese degli utenti, ma questo obiettivo è in realtà l’ultimo passo di un intero processo, che consta di tutta una serie di analisi preventive.

I carichi di lavoro hanno caratteristiche diverse e ciascuna operazione ha bisogno di essere svolta in modo ottimale. Questo significa che effettuare il provisioning di un workload in una VM con caratteristiche non idonee non può che portare a prestazioni scarse, che potrebbero impattare sull’intera piattaforma e su tutti i processi.

Le architetture software defined sono capaci di ragionare sui dati e sulle caratteristiche dei singoli carichi di lavoro e fanno affidamento sulle informazioni fornite da diversi componenti presenti in un data center, che tendono a integrarsi e a collaborare gli uni con gli altri per garantire quella scalabilità di cui si è parlato in apertura.

Ai fini della scalabilità è anche importante sapere dove risiede topologicamente un carico di lavoro all’intero del data center, in modo da offrirgli una quantità di risorse anche non contigue sufficienti a garantire l’alta disponibilità necessaria.

Il prossimo passo evolutivo della nuvola (oltre alla nascita di servizi a valore aggiunto) è quindi un provisioning più intelligente, guidato da feedback continui rilasciati da tutti i sistemi di controllo delle risorse di rete, di storage e di computing, che devono essere virtualmente integrati sotto l’egida delle architetture software defined.

2 risposte su “Architetture software defined, l’unica strada per la scalabilità”

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