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Bounce rate e analisi dettagliata con Google Analytics

Le analisi offerte da Google Analytics sono davvero moltissime. Probabilmente solamente gli sviluppatori di Google conoscono tutte le funzionalità offerte da questo strumento. Non dobbiamo quindi scoraggiarci se lo usiamo solo in parte o se abbiamo l’impressione di non sfruttare molte delle potenzialità. L’importante è ottenere da Google Analytics le informazioni che servono a rendere più efficace la nostra attività. Con questo articolo vedremo in che modo possiamo passare da una visione d’insieme dei dati raccolti da Google Analytics ad una visione dettagliata e specifica dei dati di una singola pagina. Questo approccio è necessario per non compiere errori di interpretazione dei macro-dati. In particolare affronteremo l’argomento in riferimento alla questione del bounce rate, ovvero della frequenza di rimbalzo.

La definizione più usata di rimbalzo è la seguente: l’utente arriva sul nostro sito, dà una rapida occhiata ad una singola pagina e subito dopo lascia il sito. I rimbalzi apparentemente sono un indicatore negativo, perché si tende a pensare che falsificano il conteggio delle visite. Ad esempio, se avessimo 1000 visite al giorno con una frequenza di rimbalzo pari al 99%, significherebbe che soltanto 10 visite rappresentano un utente che è rimasto sul sito. Questa conclusione è solo parzialmente vera. La frequenza di rimbalzo non tiene generalmente conto della permanenza della visita, e già questo potrebbe essere considerato un errore. Spieghiamolo con un esempio: consideriamo una pagina contenente un articolo piuttosto lungo, che per essere letto non richiede di passare da una pagina all’altra, ma solamente di scendere con la rotellina del mouse lungo la pagina stessa. Una frequenza di rimbalzo del 99% (con 1000 visite) potrebbe comunque essere compatibile con la lettura integrale dell’articolo da parte di tutti e 1000 i visitatori. In altre parole, se non sappiamo quanto tempo gli utenti hanno passato sulla pagina, la frequenza di rimbalzo è poco significativa.

Per non fare errori di interpretazione dobbiamo confrontare le frequenze di rimbalzo del sito con quelle delle singole pagine, oppure con la durata della visita su alcune pagine specifiche. Un altro modo di procedere è quello di dare un’occhiata alla situazione generale, in modo da capire quali rimbalzi (cioè quale pagine) sono significativi e quali no. Ciò può essere fatto consultando il rapporto del flusso di visitatori. Questo rapporto si trova nella sezione Pubblico dei rapporti standard

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Figura 1 – Flusso di visitatori

A seconda della metrica selezionata possiamo vedere quali sono le tendenze di navigazione degli utenti.  Quest’informazione può servire, almeno a grandi linee, per capire se una certa frequenza di rimbalzo è significativa o no. Consideriamo ad esempio un sito che abbia una frequenza di rimbalzo complessiva del 70%. Questo è un valore medio calcolato su tutte le pagine. Per capire se si tratta di una buona notizia (o di una cattiva notizia) dobbiamo valutare il caso specifico. Vediamo un esempio: se guardando al diagramma di figura 1 scoprissimo che le ultime pagine (quelle più a destra, dove l’utente arriva in genere dopo aver navigato altre pagine) hanno una frequenza di rimbalzo maggiore del 70% , ciò potrebbe essere una buona notizia. Queste pagine sono tendenzialmente raggiunte solo dopo che l’utente ha navigato attraverso il sito, per cui potrebbero non essere dei veri rimbalzi. Un spiegazione potrebbe essere: gli utenti navigano nel sito, trovano ciò che gli interessa e lo aggiungono ai preferiti del browser. In questo modo, tutte le volte che l’utente torna sul sito per consultare in modo specifico solamente la singola pagina che gli interessa, tecnicamente si parlerebbe di rimbalzo, mentre in realtà siamo davanti ad una consultazione mirata della singola pagina. E’ ovvio che uno scenario di questo tipo è tutt’altro che negativo, anzi rappresenta un buon successo.

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