Canonical Ubuntu e le iniziative rivolte ad OpenStack

Ubuntu e OpenStack insieme garantiscono le migliori condizioni operative per il cloud computing open source. A dimostrarlo è Canonical. Scopriamo come...

Ubuntu e OpenStack insieme garantiscono le migliori condizioni operative per il cloud computing open source. A dimostrarlo è Canonical. Scopriamo come…

Canonical fa di Ubuntu la sua arma vincente e continua a supportare ampiamente OpenStack con la sua nota distribuzione Linux, divenuta ormai famosa tanto negli ambienti client, quanto nel settore server. A dimostrare che questo sodalizio OpenStack – Ubuntu non solo funziona, ma è in grado di offrire vantaggi inaspettati tanto ad entrambe le piattaforme, quanto agli utenti che decidono di implementare il cloud open source, c’è l’OpenStack Summit di Atlanta conclusosi lo scorso 16 maggio. Durante l’evento, Mark Baker, Ubuntu Server e Cloud product manager ha dimostrato come Ubuntu su OpenStack garantisca la scalabilità e renda più semplice l’adozione della piattaforma di cloud computing open source agendo su due aspetti che sono fondamentali per qualsiasi ambiente di produzione: velocità di implementazione e interoperabilità con l’ecosistema esistente.

Ubuntu OpenStack e la velocità di implementazione

La velocità di implementazione viene offerta a tutte quelle enterprise che vogliono iniziare a usare OpenStack on premise, attraverso l’introduzione del cluster mobile Ubuntu OpenStack chiamato The Orange Box e preconfigurato in 10 nodi, 4 core, 16 GB di RAM e storage SSD.

Canonical Ubuntu e le iniziative rivolte ad OpenStack

The Orange Box permette di avere fin da subito il proprio cluster enterprise OpenStack senza troppe perdite di tempo e questa proposta fa parte del Jumpstart Program che Canonical ha pensato per tutte le aziende che decidono di abbracciare il cloud computing open source.

A completare questo programma di avvio ci sono anche due giorni di training su Ubuntu OpenStack, realizzati, ovviamente, usando la Orange Box.

L’azienda fornisce anche un servizio OpenStack full managed con infrastruttura, tools, supporto software e monitoring a 15 dollari al giorno per host, per tutte quelle realtà che vogliono partire subito con OpenStack affidandosi a un servizio gestito.

Ubuntu OpenStack e l’interoperabilità

L’aspetto interoperabilità, invece, deriva da tutta una serie di attività di collaborazione su cui Canonical continua a concentrarsi.

Ad esempio, Ubuntu Juju e la piattaforma MAAS (Metal as a Service) ora supportano le immagini di Windows e CentOS, permettendo la gestione dei servizi su altri sistemi operativi non-Ubuntu e il deploy dei medesimi servizi verso OpenStack. L’utilizzo del medesimo strumento per compiere entrambe le operazioni rende più fruibile la soluzione, migliorando l’aspetto dell’interoperabilità per tutti i clienti che stanno scegliendo ora la tecnologia cloud open source e che trarranno benefici per i prossimi cinque-dieci anni di utilizzo.

Allo stesso tempo, nel corso degli eventi dell’OpenStack Summit di Atlanta, Canonical ha mostrato l’esecuzione di Ubuntu su un processore ARM a 64-bit, sottolineando come l’azienda sia attiva con altri player oltre Intel, come IBM appunto, per garantire a OpenStack e alla sua rapida crescita la possibilità futura di scegliere diverse architetture.

Alla collaborazione con IBM, si aggiungono le esperienze in ambito di telecomunicazioni accanto a Orange, NTT, ChinaTel, ecc e in ambito finanziario. Esperienze che hanno affinato ulteriormente l’approccio di lavoro di Canonical con altri vendor, consentendo di focalizzare la soluzione Ubuntu OpenStack sull’aspetto dell’interoperabilità, della complementarietà tecnologica e agli ecosistemi già esistenti.

Non è un caso che il supercomputer più veloce al mondo, il Tianhe-2 del National University of Defense Technology in Cina, sia basato su Ubuntu OpenStack e che AMD abbia scelto sempre Ubuntu OpenStack per i suoi server SeaMicro che garantiscono un deploy di 75 mila macchine virtuali in circa 6.5 ore di esecuzione.

Insomma, il connubio Ubuntu – OpenStack sembra funzionare alla grande e Canonical lo sta dimostrando a tutta forza.