Cloud IBM e Softlayer, un’acquisizione, mille pareri discordanti

C'è chi sostiene che l'ingresso di SoftLayer in IBM sia indolore e offra nuove opportunità di partner e servizi e chi, invece, è convinto del contrario, affermando che il connubio possa portare a problemi tecnici non da poco, tali da ripercuotersi anche sui clienti

David Mytton, CEO of SoftLayer customer Server DensityProprio qualche giorno davamo voce alla notizia di un’acquisizione di SoftLayer da parte del colosso IBM e di una sua integrazione in un apposito reparto di servizi cloud pensato da IBM per far vivere in modo autonomo la neoacquisita, sfruttandone così al meglio il know-how e tutto il complesso tecnologico.

Di fronte a questo matrimonio, i mercati, ma soprattutto i clienti, reagiscono con pareri discordanti. Fra i 21 mila clienti che si affidano a SoftLayer per avvantaggiarsi della sua infrastruttura cloud, molti ritengono che il connubio IBM e SoftLayer non possa non portare innegabili benefici, in termini di costi, offerte, strutture e soprattutto performance dei servizi offerti e supporto.

Accanto a costoro che sostengono l’importanza di questa unione, si delineano però un gruppo di detrattori, che sono convinti che l’annessione di SoftLayer in IBM non porterà certo vantaggi.

A creare questo scompiglio è sicuramente la mancanza da parte di IBM di ufficializzazione di una road-map dell’acquisizione dell’infrastruttura. Di fronte a questa carenza, i clienti hanno paura che il trasferimento dei carichi di lavoro nell’infrastruttura preesistente di IBM non possa che generare notevoli problematiche tecniche, con conseguenze ben più gravi delle sole pratiche amministrative e dei passaggi contrattuali da un’azienda all’altra.

Lo stesso David Mytton, CEO della divisione Server Density, fa sentire le sue preoccupazioni nei confronti dell’acquisizione di IBM, attraverso le pagine di GigaOM, in un commento alla notizia di acquisizione prima e in modo ufficiale poi. Mytton si dice preoccupato della poca chiarezza sulla strategia di acquisizione. Secondo Mytton, infatti, qualora SoftLayer continuasse a vivere come entità a sé stante e IBM decidesse di affidarsi alla struttura di SoftLayer per ospitare i propri servizi, allora nulla verrà a mutare per i vecchi clienti e per i nuovi. Qualora però SoftLayer venga inglobata nella piattaforma SmartCloud esistente, questo potrebbe generare problematiche non da poco.

La speranza di Mytton è che la sua azienda possa mantenere quelle capacità di deployment delle soluzioni (cloud deploy in pochi minuti e hardware deploy in meno di 4 ore) che hanno fatto la fortuna di SoftLayer, con un rapporto costi di sviluppo-istantaneità di sviluppo/performance che permettesse sia alle aziende del settore enterprise sia alle piccole imprese di affidarsi ai loro servizi. Secondo Mytton, questo rapporto è lo stesso su cui Amazon ha fallito, permettendo così a SoftLayer una scalata non da poco.

Al contrario, Derek Schoettle, CEO di Cloudant e cliente di SoftLayer (così come di Rackspace, Joyent e Amazon Web Services), crede che il passaggio in IBM sia indolore e che il percorso non possa essere che coronato da nuove opportunità di servizi e partner con cui lavorare, a cui si aggiunge la nota SaaS offerta da IBM.

Nonostante le reazioni discordanti, è innegabile che l’acquisizione di SoftLayer da parte di IBM indichi la volontà di BigBlue di combattere la concorrenza, puntando i piedi contro l’avanzata di Amazon Web Services e Google. Infine, IBM è cosciente di avere tutto l’interesse di mantenere al meglio i clienti acquisiti da SoftLayer e sarebbe alquanto insensato mutare le condizioni di offerta e prestazioni, anche se allo stato attuale, nessuno può dire cosa accadrà quando SoftLayer sarà inglobata.