Cloudup: cloud server a consumo al minuto per la PMI, data center a Milano

Il panorama italiano del cloud computing e nel pieno del suo sviluppo, ci sono stati forti investimenti iniziali da parte dei principali operatori del settore, compreso quello delle telco. Oggi possiamo dire che il nostro paese vanta infrastrutture di cloud computing pubblico che riescono a rispondere alle esigenze del mercato Small e Medium Business, Enterprise e P.A. Cloudup.it e uno dei brand nati negli scorsi mesi, non una realta del tutto nuova, in quanto alle sue spalle vi e una storia di imprenditoria che dura da piu di quindici anni.

 Il panorama italiano del cloud computing è nel pieno del suo sviluppo, ci sono stati forti investimenti iniziali da parte dei principali operatori del settore, compreso quello delle telco.

Oggi possiamo dire che il nostro paese vanta infrastrutture di cloud computing pubblico che riescono a rispondere alle esigenze del mercato Small e Medium Business, Enterprise e P.A. Cloudup.it è uno dei brand nati negli scorsi mesi, non una realtà del tutto nuova, in quanto alle sue spalle vi è una storia di imprenditoria che dura da più di quindici anni. Enter SRL è infatti una azienda di Milano specializzata nel seguire le piccole, medie e grandi aziende, con un proprio data center all’interno del complesso di Milano Caldera, e un team di persone dedicato per tutti gli aspetti seguiti in azienda: dalla consulenza nello sviluppo alla gestione di infrastrutture di rete. 

Siamo stati piacevolmente sorpresi dalla scelta di Cloudup.it di investire in OpenStack, piattaforma che sta riscuotendo notevole successo nel mondo, e soprattutto dalla loro idea, già in fase di implementazione, di realizzare una rete di data center estesa anche in Europa, che funga da anello per assicurare il massimo uptime ai clienti. Il lavoro di Enter Srl si è concentrato principalmente nello sviluppo dell’infrastruttura di base a supporto dell’offerta cloud, ma anche nell’utilizzo e nella customizzazione del servizio IAAS  tramite le API di sistema. 

Siamo infatti di fronte ad un prodotto di tipo “Infrastructure as a Service”, pensato quindi per la creazione di istanze virtuali Linux/Windows nella cloud come base per la propria attività online o come estensione di una eventuale struttura di cloud privato. Il modello di tariffazione scelto è quello tipico del cloud computing pubblico in stile Amazon: tariffazione al minuto e la piacevole possibilità di poter aggiungere un supporto totalmente “managed” per le proprie istanze cloud.

HostingTalk.it ha eseguito un test completo del servizio che andiamo a presentarvi nelle prossime pagine.

Vi proponiamo di seguito anche il video realizzato con la spiegazione del servizio che troverete inoltre a pagina 8 della recensione con relativa spiegazione:

Caratteristiche tecniche di Cloudup.it

Cloudup dà la possibilità di creare in completa autonomia i cloud server di cui si necessita. Attraverso il pannello di controllo è possibile creare VM con le seguenti caratteristiche:

  • Hypervisor: Xen
  • Sistemi Operativi *NIX: GNU/Linux Debian 5 32bit , GNU/Linux Debian 6 64bit, GNU/Linux Centos 5.7 64bit, GNU/Linux Centos 6.2 64bit, GNU/Linux Ubuntu Server 10.04
  • Sistemi Operativi Windows: Ms Windows Server 2008 R2, Ms Windows Server 2008 R2 con SQL Express
  • CPU:  da 1 a 4 core
  • Memoria RAM: da 1 a 16 GB
  • Hard Disk: uno con capacità variabile tra i 10GB (20GB minimi se si sceglie come SO windows) e 1TB
  • Banda: 1Gbit/s condivisi
  • Traffico: flat
  • IPv4: 1 indirizzo IP privato, 1 indirizzo IP Pubblico
  • IPv6: non disponibili.
  • Interconnessioni: possibilità di collegare due o più cloud server assieme sfruttando gli indirizzi ip privati.
  • Gestione: start/stop/reboot/clona e provisioning gestibile attraverso il pannello di controllo messo a disposizione.
  • Gestione sistemistica: di base a carico del cliente, ma viene data la possibilità di usufruire di assistenza sistemistica sia a gettone (4 ore hanno un prezzo di 99€ u.t.), sia su base mensile (100€/mese)
  • Assistenza: tramite live chat (lun-ven dalle 9:00-13:00 e dalle 14:00-18:00) ed email; acquistando i servizi di assistenza si ha la possibilità di usare anche il sistema di trouble ticket e di contattare gli addetti tramite call center.
  • Uptime: 99,85% su base annuale.
  • Fatturazione: a consumo, basata sul numero di minuti per cui si decide di allocare un determinato quantitativo di risorse al cloud server

 

Da notare che durante il primo acquisto si dovrà sostenere un piccolo costo di setup, pari a 2,99€ + iva; a partire dal secondo cloud server non si dovrà sostenere alcun costo di setup.

Da notare una specifica sull’uptime e sullo SLA di Enter Srl che vogliamo rendere chiaro ai nostri lettori:

ENTER di impegna a garantire un livello di continuità di servizio (di seguito: “SLA”) pari o superiore al 99,85% su base annua.

Lo SLA non sarà quindi applicabile a Contratti di durata inferiore a un anno. In caso di mancato rispetto dello SLA, ENTER sarà tenuta a versare una penale pari al corrispettivo versato dal Cliente o Consumatore proporzionalmente alla percentuale fra i Servizi complessivamente non fruiti e lo SLA. Resta espressamente inteso che la penale non potrà comunque superare per ogni Contratto

il 15% del valore del corrispettivo versato dal Cliente o Consumatore per il Contratto stesso nel corso dell’anno di durata in cui sia avvenuto il disservizio che abbia portato la continuità del servizio al di sotto dello SLA.

Infrastruttura hardware e software di Cloudup.it

I servizi di cloud computing di Cloudup sono erogati dal datacenter di 400mq di proprietà del provider Enter; il datacenter è collocato nel polo di Via Caldera, a Milano, nello stesso edificio e piano dove risiede il MIX.

Il datacenter dispone di 6Gbit di banda totale: 4Gbit di banda Internazionale (tramite TINET, LEVEL3, TELECOM ITALIA SPARKLE e TATA Communication) e 2Gbit di banda nazionale (tramite 2 internet Exchange italiani, MIX e TOPIX)

I server utilizzati per il servizio sono tutti dotati di doppia CPU Intel Xeon esa-core X5660 @2.8GHz, 128GB di ram, controller RAID hardware con batteria di backup ed 8TB totali di spazio a disposizione.

Enter ha deciso di affidarsi ad OpenStack, una soluzione molto conosciuta in ambito cloud ed adottata da diversi provider. OpenStack è un progetto opensource portato avanti da Rackspace e dalla NASA, al quale contribuiscono diversi grossi player come Citrix, Dell, AMD, Intel e Cisco e, pertanto, può ritenersi un’ottima base sulla quale basare i propri servizi IaaS. 

Grazie alla sua trasversalità, OpenStack può gestire diversi hypervisor (VMWare, Xen, KVM, etc) e, a seconda di quali moduli si decide di utilizzare, è possibile gestire ogni aspetto della propria piattaforma IaaS: computing (Nova), network (Quantum), storage (Swift), template library (Glance), single sign-on (Keystone)

Enter ha deciso di utilizzare Xen come hypervisor e di sfruttare lo storage locale per erogare i dischi di sistema delle virtual machine. In progetto per la fine del 2012 c’è un servizio di object storage mediante l’impiego del componente Swift; usando Swift, lo spazio sui nodi di storage da 120TB ciascuno viene aggregato e gestito come un unico storage distribuito ed è possibile impostare policy per replicare i file in esso contenuti su più nodi. Swift inoltre permette di esporre via HTTP lo storage direttamente ad applicazioni di terze parti (app, client per PC/Mac, liberire PHP/Python/Ruby) mediante un servizio di API RESTful.

Per quanto concerne la connettività, i cloud server di ogni cliente sono posti in una VLAN privata, i nodi host sono connessi agli switch in gigabit e tutti gli apparati di rete utilizzati sono Cisco ridondati.

Il pannello per controllare la cloud

Enter, sfruttando le API messe a disposizione da OpenStack, ha sviluppato in casa il suo pannello di gestione. Dopo aver eseguito la registrazione al servizio trial o aver provveduto ad ordinare un cloud server, si riceveranno nel giro di pochi minuti tutte le credenziali per accedere al pannello e si potrà iniziare ad utilizzare il servizio.

L’interfaccia web del pannello di controllo è raggiungibile all’indirizzo: http://console.cloudup.it/cloudup/ , dopo aver eseguito il login avremo davanti a noi la dashboard, con l’elenco dei cloud server creati:

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-1

 

Cliccando su uno dei box relativi ai cloud server ci apparirà la pagina dalla quale gestire un determinato cloud server.

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-12

Da questa pagina sarà possibile avviare/spegnere/riavviare o clonare il cloud server, mentre per procedere alla cancellazione completa del server basta cliccare sulla linguetta “Cancella“.

Cliccando su “Modifica configurazione“, invece, è possibile variare le risorse allocate in maniera istantanea, facendo ovviamente aumentare o diminuire i costi di mantenimento

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-3

Cliccando sulla linguetta “Servizi Aggiuntivi” avremo la possibilità di aggiungere al cloud server ulteriori servizi o prodotti, come la registrazione di un nome a dominio, un certificato SSL, la licenza di un pannello di controllo o un piano di assistenza.

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-4

Il pannello di controllo è molto essenziale, attualmente non è possibile neanche vedere le statistiche di consumo, funzionalità che dovrebbe essere disponibile a breve. 

Un consiglio che dò al provider è quello di aggiungere anche un client SSH come applet java nel pannello, molto utile se si deve accedere ad un cloud server da postazioni in cui non è possibile installare programmi o non si ha la shell *nix a disposizione.

Test sulla rete di Cloudup.it

Durante il periodo di testing ho provveduto ad eseguire diversi test incrociati per analizzare il comportamento dei cloud server con traffico inter-DC e verso l’esterno.

I test in download sono stati eseguiti richiedendo in maniera random i CD della distro GNU/Linux Debian 6.0.5 e pubblicando i test con risultato medio

Test tra cloud server

root@linux-server-408:~# wget http://10.12.27.5/debian-6.0.5-amd64-CD-1.iso

–2012-09-01 20:26:26–  http://10.12.27.5/debian-6.0.5-amd64-CD-1.iso

Connecting to 10.12.27.5:80… connected.

HTTP request sent, awaiting response… 200 OK

Length: 677380096 (646M) [application/octet-stream]

Saving to: âdebian-6.0.5-amd64-CD-1.iso.1â

100%[==============>] 677,380,096 94.2M/s   in 7.1s

2012-09-01 20:26:34 (91.3 MB/s) – debian-6.0.5-amd64-CD-1.iso.1

Dal test si evince che è possibile passare file tra i cloud server usando appieno la connettività gigabit (91.3MB/s sono pari a circa 730Mbit/s).

Test verso l’esterno

root@linux-server-405:~# wget http://debian.fastbull.org/debian-cd/6.0.5/amd64/iso-cd/debian-6.0.5-amd64-CD-7.iso

–2012-09-01 20:32:28–  http://debian.fastbull.org/debian-cd/6.0.5/amd64/iso-cd/debian-6.0.5-amd64-CD-7.iso

Resolving debian.fastbull.org… 194.116.84.7

Connecting to debian.fastbull.org|194.116.84.7|:80… connected.

HTTP request sent, awaiting response… 200 OK

Length: 676816896 (645M) [text/plain]

Saving to: âdebian-6.0.5-amd64-CD-7.iso.2â

100%[============================>] 676,816,896 19.1M/s   in 38s

2012-09-01 20:33:06 (17.1 MB/s) – debian-6.0.5-amd64-CD-7.iso.2

root@linux-server-405:~# wget http://ftp.de.debian.org/debian-cd/6.0.5/amd64/iso-cd/debian-6.0.5-amd64-CD-9.iso

–2012-09-01 20:51:59–  http://ftp.de.debian.org/debian-cd/6.0.5/amd64/iso-cd/debian-6.0.5-amd64-CD-9.iso

Resolving ftp.de.debian.org… 141.76.2.4

Connecting to ftp.de.debian.org|141.76.2.4|:80… connected.

HTTP request sent, awaiting response… 200 OK

Length: 674136064 (643M) [application/octet-stream]

Saving to: debian-6.0.5-amd64-CD-9.iso.1

100%[=========================>] 674,136,064 1.89M/s   in 5m 22s

2012-09-05 20:57:21 (2.00 MB/s) – debian-6.0.5-amd64-CD-9.iso.1

Ho eseguito vari test usando diversi mirror, sia italiani sia stranieri; a seconda delle direttrici utilizzate l’ampiezza di banda oscilla dai 10MBit/s (repository tedesco) ai 40MBit/s (repository francese), ai 50MBit/s (repository italiani), fino ad arrivare anche a quasi 150MBit/s utilizzando repository connessi al MIX o al TOPIX.

Dai test emerge che i cloud server hanno realmente a disposizione verso la rete internet un’ampiezza di banda di 1Gbit/s condivisa tra i vari server ospitati.

Test I/O del disco

Per testare le prestazioni del disco virtuale ho provveduto ad effettuare test servendomi dei più comuni software di benchmark disponibili attualmente: hdparm, seeker ed iozone.

Per avere un’idea di massima delle prestazioni del comparto storage, son partito dai dati forniti da hdparm (media):

root@linux-server-405:~# hdparm -t /dev/xvda1

/dev/xvda1:

 Timing buffered disk reads: 856 MB in  3.01 seconds = 284.64 MB/sec

Il terzo test è stato effettuato utilizzando seeker, un programma che ci permette di calcolare il tempo di “seek virtuale” degli HD.

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-5

 

Il tempo di accesso medio riscontrato è di circa 3,5ms, da ciò posso immaginare che gli HDD utilizzati sono dei SATA2 7200 RPM.

L’ultimo test è stato effettuato con iozone, che mi ha permesso di effettuare i classici test di read e write, random read e random write; di seguito è possibile prendere visione dei grafici ricavati con i risultati di iozone.

root@lb:~/iozone3_408/src/current#  ./iozone -Razb /tmp/iozone.wks -g 2G >|/tmp/iozone-stdout.txt

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-6

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-7

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-8

 cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-9

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-10

In definitiva il risultato è positivo, contando anche che i cloud server non sono su uno storage centralizzato “standard” come una SAN, ma sono utilizzati HDD SATA2 in raid raggruppati in un cluster.

Ing. Mariano Cunietti, responsabile di Enter Srl aggiunge in relazione alla nostra valutazione: 

Attenzione: il fatto di usare una SAN rispetto ai dischi locali non è necessariamente un punto a sfavore, anzi: il bus di accesso ai dischi è diretto. Quello che spesso (ma non sempre) rende la SAN migliore è che i dischi sono 15kRPM FC o SAS collegati in FibreChannel a 8Gbit. Ma non sempre è così: una SAN in iSCSI su una rete a 1Gbit diventa presto un collo di bottiglia. Noi abbiamo scelto di lasciare i dischi locali proprio per garantire maggiori performance in sistuazioni di sovraffollamento, e cercando un buon trade-off costi/prestazioni, risparmiando sul costo dei singoli dischi.

Test Unixbench: quanto sono performanti le istanze Cloudup.it

 Un altro test utile ad avere una visione d’insieme delle performance del server è stato eseguito con il software unixbench versione 5.1.3. 

Ho eseguito prima un test con il cloud server configurato con 1CPU – 1GB di ram, poi un secondo test con 2CPU e 4GB di ram.

Di seguito potete leggere il risultato del primo test eseguito con una cpu:

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-11

 

Questi i risultati con 2CPU e 4GB di ram:

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-122

 

cloudup-recensione-cloud-computing-hostingtalk-13

E’ da notare che vi è una differenza di circa 120punti tra i risultati del primo test e del secondo quando viene eseguito un solo thread; probabilmente la vcpu0 nel primo test era mappata su una cpu fisica del nodo host, mentre nel secondo cloud server è mappata su cpu logica.

Il risultato del primo test è in linea con quanto rilevato usando server fisici con cpu Intel Xeon X5660 a 2,8GHz.

Creiamo un cluster web con load balancing su Cloudup.it

Per fruttare le potenzialità messe a disposizione dal servizio cloud di Enter, ho creato  un cluster web in load balancing andando ad utilizzare 3 cloud server debitamente configurati.

Nel seguente filmato potete vedere come creare l’infrastruttura necessaria utilizzando i servizi di Cloudup, mentre, per eseguire il setup di tutti i software necessari, vi rimando al mio precedente articolo: http://www.hostingtalk.it/articoli/cloud-computing/10790/cloud-computing-creiamo-una-infrastruttura-lamp-distribuita-con-la-cl

Oltre a testare l’infrastruttura descritta nel suddetto articolo, ho sostituito apache con nginx sui nodi, al fine di ricercare le massime performance, ed ho eseguito stress test prima con un solo nodo, poi attivandoli entrambi.

Test eseguito con un solo nodo attivo:

[root@siegemachine ~]# siege -t10M -i -c400 -d15

** SIEGE 2.72

** Preparing 400 concurrent users for battle.

The server is now under siege…

Lifting the server siege…      done.

Transactions:                   28901 hits

Availability:                 100.00 %

Elapsed time:                 600.67 secs

Data transferred:             332.10 MB

Response time:                  2.24 secs

Transaction rate:              48.16 trans/sec

Throughput:                     0.55 MB/sec (4,4Mbit/s)

Concurrency:                  115.67

Successful transactions:       28901

Failed transactions:               0

Longest transaction:           20.02

Shortest transaction:           0.06

Test eseguito con 2 nodi attivi, con bilanciamento del carico:

[root@siegemachine ~]# siege -t10M -i -c800 -d15

** SIEGE 2.72

** Preparing 400 concurrent users for battle.

The server is now under siege…

Lifting the server siege…      done.

Transactions:                   53974 hits

Availability:                 100.00 %

Elapsed time:                 600.43 secs

Data transferred:             659.87 MB

Response time:                  2.27 secs

Transaction rate:              89.89 trans/sec

Throughput:                     1.04 MB/sec (8,36Mbit/s)

Concurrency:                  224.49

Successful transactions:       53972

Failed transactions:               2

Longest transaction:           18.76

Shortest transaction:           0.08

 

Aggiungendo un nodo di computazione al cluster l’incremento in numero di pagine servite è stato quasi lineare, il tutto senza eseguire particolari tweak sul load balancer, dato che fino a 1000-1100 transazioni al secondo nginx “liscio” svolge egregiamente il suo lavoro.

Come funziona l’assistenza clienti di Cloudup

Enter per il servizio Cloudup di base offre assistenza tramite live chat (in orario d’ufficio) ed email (tempi di risposta entro le 8 ore dalla ricezione dell’email); chi decide di affidarsi al provider anche per l’assistenza sistemica ha, inoltre, la possibilità di sfruttare due ulteriori canali di comunicazione:  un sistema di ticket ed il telefono

Durante il periodo di test ho più volte usufruito dell’assistenza tramite live help, sia per chiedere informazioni tecniche, sia fingendomi un potenziale cliente con lacune in campo IT; in entrambi i casi l’operatore mi ha aiutato/spiegato senza problemi in cosa consistesse l’offerta e come poter eseguire una serie di operazioni.

Non ho avuto modo di testare l’assistenza su problemi bloccanti perché non si sono verificati problemi con il pannello di controllo ed il servizio è stato sempre disponibile. Come ho anticipato, Enter permette di includere nel servizio sia l’assistenza sistemistica continuativa, con pagamento a cadenza mensile o annuale, sia l’acquisto di gettoni, con un minimo di 4 ore, per usufruire una tantum degli interventi dei tecnici.

Per quanto riguarda le differenze tra l’assistenza tecnica di base e quella a pagamento, di seguito trovate uno schema di cosa sia possibile far fare con ambedue le soluzioni.

L’assistenza di base gratuita include:

  • la risoluzione di problemi di connettività/natura hardware o con il pannello di controllo (quindi di tutti problemi non dipendenti dall’utente);
  • assistenza sui pannelli inclusi, ovvero Plesk/Cpanel, ma non di tipo sistemistico (ad esempio aiuto nell’inserimento di un dominio, creazione di una casella email, etc);
  • assistenza nell’installazione del certificato SSL acquistato;
  • aiuto nella configurazione di eventuali reti private tra server e configurazione del firewall

L’assistenza a gettone/mensile aggiunge:

  • Aggiornamenti del server e di eventuali pannelli di controllo
  • Installazione e configurazione di software scelto dall’utente

Da notare come i permessi amministrativi non siano in alcun caso revocati al cliente, anche acquistando il pacchetto di assistenza sistemistica continuativa.

Conclusioni e valutazioni

Dopo oltre un mese di test e diversi cloud server creati, cancellati, modificati e stressati il servizio offerto da Enter attraverso Cloudup è evidente che il prodotto sia stato studiato e lanciato con criterio, verificando le esigenze attuali del nostro mercato e cercando di non renderlo qualcosa di completamente sconnesso rispetto al mondo dei servizi dedicati. Per una compagnia che ha visto tutte le ere dell’IT dal 1996 ad oggi è abbastanza logico che il passaggio al cloud debba essere semplice per i suoi clienti e debba avere in primis un vantaggio economico

L’infrastruttura alla base del servizio è robusta e prestante, la connettività è italiana ed il datacenter è collocato a pochi passi dal MIX. A livello software è da apprezzare la scelta di affidarsi ad OpenStack, che permetterà al provider di ampliare agevolmente la sua offerta commerciale in futuro.

Il pannello di controllo è semplice e basilare, ma permette di gestire senza problemi i propri cloud server.

A differenza di altri provider, Enter da la possibilità ai clienti di usufruire di servizi di assistenza sistemistica, dando la possibilità di pagare sia singoli interventi, sia di avere un’assistenza continuativa nel tempo. Quel che distingue l’offerta di Enter dal resto del mercato attuale dei servizi di cloud computing è sicuramente il suo approccio diretto alla PMI e all’esigenza della piccole e media impresa, la storia di questo ISP dà modo quindi di vedere il cloud come un servizio non puramente computazionale, ma da gestire e da qui l’idea di affiancargli un piano di assistenza sistemistica ben definito. E’ probabilmente la ricetta giusta per seguire quel tessuto imprenditoriale italiano che vuole innovare nella gestione dell’IT ma non sempre ha le risorse per farlo internamente. 

Da questo punto di vista ci sentiamo di consigliare Enter Srl e il servizio Cloudup.it a quei professionisti e a quelle aziende che hanno bisogno di essere anche seguite nell’approccio alla cloud e alla modifica del proprio parco di macchine, non è per loro accettabile il rischio di affidarsi a cloud providers che, pur avendo una infrastruttura di alto livello, non sono strutturati per seguire l’azienda cliente nella migrazione e nell’instaurazione di una politica di cloud computing. 

Ricapitolando i PRO ed i CONTRO dell’offerta:

PRO:

  • Tariffazione al minuto delle risorse allocate.
  • Buona connettività.
  • Possibilità di usufruire di servizi di assistenza sistemistica.
  • Ottima infrastruttura hardware e data center collegato al MIX

CONTRO:

  • Mancanza di connettività IPv6
  • Impossibilità di ordinare indirizzi ip aggiuntivi
  • SLA non presente se non si acquista il servizio per almeno un anno

 

Recensione a cura di Antonio Angelino, CIO di WeTalk Group Srl