Come utilizzare i volumi permanenti su un server cloud

Uno dei vantaggi del cloud computing è quello di poter gestire separatamente, in modo flessibile e scalabile, le istanze delle macchine virtuali (i cloud server veri e propri) rispetto ai volumi di memorizzazione dei dati.

Configurazione su Linux

Per configurare un volume permanente collegato ad un server Linux dobbiamo collegarci alla macchina mediante una connessione ssh. Dopo esserci collegati alla macchina con l’utenza root eseguiamo il comando

Possiamo riconoscere il volume permanente controllando la dimensione del disco, come in figura: notiamo che la dimensione non coincide quasi mai perfettamente con quella del volume permanente. In questo caso, pur avendo creato un volume di 10GB, il server vede un dispositivo di 10,7 GB di nome

/dev/vdb. Se vogliamo essere sicuri che si tratti del nostro volume basta notare che l’ultima riga riporta la dicitura “Disk /dev/vdb doesn’t contain a valid partition table”: questo conferma che il dispositivo /dev/vdb non risulta partizionato, ovvero si tratta proprio del volume che abbiamo appena collegato.

volume7

Figura 7 – Analisi dei dispositivi con fdisk

Per partizionare il volume digitiamo nuovamente il comando fdisk, seguito dal nome del volume (nel nostro caso /dev/vdb). Verrà eseguito un wizard a linea di comando che ci chiederà alcune informazioni su come organizzare il volume. Per una configurazione basilare possiamo digitare i seguenti parametri: m (for help), seguito da n (add a new partition) e  p (primary partition). Infine premiamo 1 per assegnare il numero 1 alla nostra partizione primaria. Per concludere il processo premiamo due volte Invio: quando ci verrà nuovamente chiesto che comando eseguire digitiamo w (write table to disk and exit). Se l’operazione va a buon fine il processo si concluderà con un messaggio Syncing disks.

Passiamo adesso alla formattazione di questa partizione. Ad esempio, per formattare il disco usando il sistema EXT4 digitiamo

Infine montiamo il disco eseguendo i comandi

Ottenendo un messaggio come questo

volume8

Figura 8 – Verifica della configurazione del volume permanente

La procedura appena vista procede con il mount manuale del volume. Siccome alcuni cloud server provvedono sistemi di scripting che montano i volumi in automatico quando vengono connessi, è buona norma verificare che lo scripting sia disabitato, ad esempio digitando

Se questo file esiste dobbiamo disabilitare lo script, editando il file e scrivendo ENABLED=False.

Siamo finalmente pronti ad utilizzare il volume come dispositivo di memorizzazione persistente dei dati trattati dal cloud server. Ad esempio, se abbiamo bisogno di un database piuttosto ingombrante, possiamo configurarlo affinché il tablespace del database vada ad appoggiarsi sul volume permanente. In questo modo, qualora dovessimo scalare il server possiamo staccare il volume, cambiare server e poi riattaccare il volume, senza perdere i nostri dati.

Ovviamente, prima di staccare il volume, ricordiamoci sempre di smontarlo, eseguendo il comando