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Debian fork: systemd porterà alla scissione della community?

Una dichiarazione di indipendenza. Così potrebbe essere considerata la ferma volontà del Veteran Unix Admins di dare vita a un fork della distribuzione di Linux Debian, se dovessero essere confermate le anticipazioni sull’introduzione del nuovo gestore degli avvii systemd nella nascitura versione 8.0 (Jessie)

Debian è una delle distribuzioni  GNU/Linux universalmente più apprezzate, oltre ad essere la base dalla quale gli sviluppatori partono per dar vita ad Ubuntu. Entrambe le distribuzioni sono utilizzate sia su normali pc, sia su server e dispositivi embedded; esse cercano di fornire la migliore esperienza d’uso possibile in ognuno dei casi d’uso citati. Il pericolo di un peggioramento dell’esperienza d’uso in alcuni di questi ambiti ha portato i Veteran Unix Admins, un gruppo di sviluppatori ed utilizzatori di Debian, a creare il sito debianfork.org ed annunciare di essere pronti ad eseguire un fork, ovvero a creare la propria distribuzione Linux partendo dalla versione di Debian attuale.

Qual è il motivo di una decisione così radicale come un fork?

Systemd potrebbe spingere parte degli sviluppatori ad abbandonare il progetto DebianAttualmente è in sviluppo Debian 8 (Jessie) e, ad inizio anno, gli sviluppatori ed utilizzatori di Debian hanno dato vita ad una serie di discussioni molto accese, il cui argomento principale verteva sulla sostituzione dell’attuale init system (sysvinit)  con systemd, upstart, openrc o altri software attualmente disponibili. A Febbraio, l’attuale “capo” della Commissione Tecnica di Debian ha preso la decisione di passare a systemd, senza che fosse indetta una votazione in seno all’intera community degli sviluppatori Debian.

A distanza di sei mesi le polemiche sulla decisione presa non si sono per nulla placate e, pochi giorni fa, uno degli sviluppatori storici e membro della Commissione Tecnica, Ian Jackson, ha chiesto che venisse votata dalla community una risoluzione che cambierebbe in parte quanto deciso in precedenza.

Ian propone di dare la possibilità all’utente di scegliere quale init system usare e, sopratutto, chiede che i software inclusi nella distribuzione non dipendano strettamente dalla presenza o meno di uno specifico init system. 

Un eventuale voto positivo alla proposta di Ian permetterebbe ad ognuno di utilizzare come meglio crede Debian (e/o le sue derivate) e scongiurerebbe eventuali fork, ma causerebbe non pochi grattacapi a tutti gli attuali sviluppatori di GNOME, ambiente desktop che sta diventando sempre più dipendente dai componenti di systemd (lo sviluppatore principale di systemd è anche uno degli sviluppatori principali di GNOME).

Cos’è systemd e quali novità porta con se

L’idea alla base di systemd è di sostituire sysvinit e fornire un elegante sistema universale di inizializzazione, un sistema comune che possa essere standardizzato su più distribuzioni Linux. Systemd promette di accelerare i tempi di avvio del sistema, di monitorare l’utilizzo delle risorse di sistema, di semplificare l’organizzazione degli script d’avvio e dei file di configurazione che, a detta degli sviluppatori, non sarebbe poi così ottimale.

Quali sono le critiche mosse a systemd?

Ciò che si sta verificando all’interno della community Debian è stato da molti descritto come una guerra tra innovatori ed integralisti nostalgici, ovvero tra coloro sviluppano e spingono per l’adozione di systemd e coloro che non vedono di buon occhio la sua introduzione. La vicenda, in realtà, è ben più complessa ed è basata su ragioni tecniche e filosofiche.

Systemd si sta man mano arricchendo di una serie funzionalità che non sono proprie di un init system, andando a sconfessare la filosofia UNIX, che Eric Raymond sintetizzava  con l’acronimo KISS (“Keep it Simple, Stupid.”). Un init system non è un normale software, ma è quanto di più delicato possa esserci dopo il kernel stesso, pertanto è fondamentale che faccia bene il proprio dovere e che sia semplice da debuggare e fixare in caso di problemi.

E’ intuitivo comprendere che un software con 10 funzionalità potenzialmente avrà più bug rispetto ad un altro software che espleta una sola funzione. In ambito enterprise la stabilità viene prima della qualsiasi cosa e, a detta dei sostenitori di debianfork.org e di tanti sviluppatori ed utilizzatori, systemd non offre la solidità, la stabilità e la facilità di troubleshooting della altre soluzioni disponibili.

Un altro aspetto da considerare, analizzando il trend attuale, è l’importanza sempre crescente che assumerà systemd all’interno dell’ecosistema Linux, poiché andrà a controllare la maggior parte degli aspetti funzionali del sistema: dall’autenticazione al mounting, alla configurazione di rete al cron e al syslog.  Gli sviluppatori che propongono il fork hanno il sentore che systemd possa trasformarsi una sorta di Svchost di Linux, proponendosi di fatto come un unico gestore di servizi multipli sulla falsa riga di quanto accade in Windows.

Forse tra qualche anno non si parlerà più di sistemi GNU/Linux, ma di Systemd/Linux: certamente si tratterà di un cambiamento radicale ed epocale per i Linux user.

Una risposta su “Debian fork: systemd porterà alla scissione della community?”

madonna che tragicistici che siete… systemd è semplice,e beh.. se RHEL ha deciso di utilizzarlo in ambito enterprise,ci sara’ un motivo! (RHEL eh!!!!) gia questo è tanto! il problema è che a nessuno va giu’ (giustamente) che redhat detti le sue leggi

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