Debian sarà l’immagine di default per Google Compute Engine

Di ieri l'annuncio che le nuove immagini di default saranno Debian, sia la nuova versione 7.0 che la più datata 6.0. Il cambio è significativo ma non comporta una vera e propria rivoluzione.

La divisione Google Compute Engine, servizio IaaS (Infrastructure as a Service) facente parte della piattaforma cloud di Google, ha annunciato ieri, via blog ufficiale, un significativo cambio nella gestione dell‘immagine di default. Evidentemente gli sviluppatori del gruppo di Mountain View sono stati convinti dalla nuova versione, recentemente uscita, Debian Wheezy 7.0, che da ora in poi rivestirà questo ruolo insieme alla precedente, Debian Squeezy 6.0. Questa nuova versione arriva dopo due anni dall’ultima e promette di essere estremamente stabile, seguendo il percorso fino ad ora intrapreso dagli sviluppatori di Debian.

Con questa mossa, Google da un taglio deciso al progetto Linux OS GCEL (Google Compute Engine Linux) che come descritto dallo stesso gruppo “è una distribuzione Linux che usa i pacchetti Debian che si trovano nelle tipiche distribuzioni minimali di Ubuntu” e che fino ad ora risultava essere l’immagine predefinita. Quindi si può dire che questo cambio non comporti una rivoluzione epocale nella strategia cloud di Google, ma sicuramente una decisione che rientra in un ottica di continuo rinnovamento dei propri servizi. Sempre dal comunicato ufficiale:

Continuiamo costantemente a valutare altri sistemi operativi che possano essere abilitati su Compute Engine. Comunque, andando avanti, Debian sarà l’immagine di default per Compute Engine

La stessa Google parteciperà all’ulteriore sviluppo delle immagini, portando alcune modifiche per questioni di sicurezza, come il caricamento di moduli e l’accesso diretto alla memoria. L’intento è quello di fornire una versione delle immagini sempre più standard che consenta all’utente di operare con facilità nell’infrastruttura di Google. Nel frattempo il team di Debian ha indicato di essere d’accordo nel concedere il proprio nome alle immagini, anzichè l’usuale Debian-based, rendendo significativo anche a livello “stilistico” questo passaggio.

Per completezza, riportiamo anche che sarà garantito il supporto su Google Compute Engine anche per Linux CentOS 6.2.