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DigitalOcean cresce ancora e supera Rackspace

La fortuna aiuta gli audaci e l’audacia di DigitalOcean nell’offrire soluzioni di cloud computing facili e developer-oriented ha fatto sì che Netcraft la incoronasse terza sul podio dei provider cloud più estesi al mondo

La fortuna aiuta gli audaci e l’audacia di DigitalOcean nell’offrire soluzioni di cloud computing facili e developer-oriented ha fatto sì che Netcraft la incoronasse terza sul podio dei provider cloud più estesi al mondo.

Si tratta di una stima redatta da Netcraft sulla base dei server visibili dal Web (Web facing computers), che per DigitalOcean sono cresciuti del 400 percento nel corso dell’ultimo anno, raggiungendo e superando i 116 mila server di Rackspace, che presenta un modello business differente rispetto a DigitalOcean, ma il cui paragone serve per capire come sia cresciuta in fretta una realtà giovane, che solo due anni fa, dicembre 2012, vantava a mala pena 140 Web server visibili in Rete.

DigitalOcean cresce ancora e supera Rackspace

DigitalOcean e i segreti della sua espansione

I motivi di una crescita così rapida sono presto detti.

Prima di tutto, l’azienda è oggetto di continui finanziamenti, fra i quali l’ultimo risale a marzo scorso e conta 37.2 milioni di dollari offerti da Andreessen Horowitz, IA Ventures e CrunchFund e utilizzati dal provider per migliorare l’infrastruttura, consentirne l’espansione nel mondo anche con l’acquisizione di nuovi server ed espandere le risorse umane con l’assunzione di nuovi talenti.

Tutta questa prosperità economica non poterebbe a nulla se, dall’altra parte, non ci fosse un’azienda capace di proporre sul mercato una tecnologia con caratteristiche vincenti. Così, la fortuna di DigialOcean sta proprio nella sua offerta.

Come già indicato in passato, DigitalOcean ha reso più labile la linea fra IaaS (Infrastructure-as-a-Service) e PaaS (Platform-as-a-Service), offrendo ai suoi utenti un sistema di avvio dei cloud server e installazione delle applicazioni (fra le quali, Ruby on Rails, WordPress, uno stack LAMP, Ghost, ecc.) che si conclude in un solo clic di mouse.

Così, ai potenziali utenti di DigitalOcean e, soprattutto, agli sviluppatori piacciono i droplet convenienti (quasi un terzo del costo orario di Amazon) con IP dedicato e accesso root e pronti all’uso in meno di un minuto su cinque region differenti (New York, San Francisco, Amsterdam, Londra e Singapore), la banda a basso costo e una garanzia SLA con il 99.99 percento di uptime. A rendere il tutto ancora più appetibile, ci sono il ridimensionamento dei droplet in un clic, una gestione DNS semplificata e l’opportunità di effettuare backup e snapshot in modalità punta&clicca.

A tutto questo si aggiungono le evoluzioni del servizio. In meno di un anno si sono aggiunte due nuovi data center posizionati a Singapore e Londra, il supporto nativo CoreOS, il rilascio dell’ultima versione di Docker e la partnership con Mesosphere per l’automazione della gestione del provisioning e scaling dei cluster.

L’attenzione per lo sviluppatore è poi la priorità che muove tutto l’operato aziendale, la cui agilità è rimasta quella di una startup nonostante l’incredibile crescita.

DigitalOcean nelle parole del suo fondatore

A fare il punto su entrambi questi aspetti peculiari dell’attività di DigitalOcean sono le parole di Mitch Wainer, cofondatore e CMO di DigitalOcean: “Siamo entrati nel settore per ultimi e comunque in ritardo, ma se si guarda a tutti i diversi provider presenti sul mercato prima di noi e al loro modo di offrire i prodotti agli utenti, non c’è paragone. Infatti, abbiamo dato priorità alla user experience e ci siamo concentrati su ciò che avrebbero voluto gli sviluppatori. La volontà degli sviluppatori è il mantra che guida l’intero nostro business. Prima di noi per i dev non c’era una soluzione facile per effettuare un deploy online e dovevi passare attraverso una quantità enorme di passaggi e comunque attendere affinché il deploy del progetto online fosse completato. Noi abbiamo ribaltato questo standard e abbiamo puntato sulla facilità d’uso. Non per questo ci siamo dimenticati dell’innovazione: contenierizzazione, l’integrazione di Docker e la disponibilità di CoreOS sono passaggi fondamentali per consentire ai DevOps di gestire al meglio il proprio lavoro e per consentire a queste figure professionale di organizzare e strutturare in modo veloce gli ambienti infrastrutturali su larga scala. Inoltre, siamo anche stati abbastanza in gamba con il messaggio marketing, soprattutto con il nostro target preferito di sviluppatori. Anche AWS può dire che provvede alle necessità degli sviluppatori, ma Amazon disperde l’attenzione degli stessi fra la miriade di servizi frammentati offerti. Infine, ci piace muoverci come una startup. Siamo agili, lanciamo e distribuiamo i prodotti con estrema velocità, pensando anche in modo diverso dai concorrenti. E questa è la nostra fortuna ed è questo treno di opportunità che vogliamo mantenere in movimento con il nostro lavoro.”.

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