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mpanda

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  1. E' da molto tempo che non partecipo al forum quindi spero di aver 'azzeccato' il board giusto per l'argomento, ma ciò mi offre l'occasione anche di inviare un sincero augurio di buon anno a tutti gli iscritti. Ho appena sottoscritto un servizio di icecast per lasciare shoutcast. Nel package è incluso il cp 'centova' ma sono assolutamente 'nuovo' ad icecast e non so se e come impostare il cp in modo da non pubblicare i details del server sulla public dir di icecast. Potrei sbagliare ma mi sembra che la specifica opzione non sia così 'immediata' in icecast come lo è per shoutcast... in questo caso basta semplicmente non 'flaggare' l'opzione 'public' nell'encoder. C'è nel 'gruppo' un esperto di centova e/o icecast disponibile a darmi un suggerimento? Grazie e saluti :)
  2. Posso confermare per esperienza diretta e recente: ho cambiato 3 hosting in 6 mesi. I domini non hanno subito alcuna penalizzazione. Tutt'al più, nel caso tu apportassi variazioni ai permalink in conseguenza alla migrazione, il sistema consigliato per mantenere il ranking è il redirect 301 agli url 'obsoleti'.
  3. mpanda

    hosting seo

    Sto muovendo i primi passi come webmaster dei miei piccoli siti ma se posso dire la mia, mi pare che ci sia veramente poco a che spartire tra i criteri d'indicizzazione di Google e lo spazio hosting. Nel settore e-commerce può essere plausibile la migliore relazione tra la locazione geografica di un ip in favore del mercato di riferimento, ma che ciò sia tra gli algoritmi di valutazione del search engine mi pare un po' una 'forzatura'. Frequentando assiduamente il forum di Google principalmente nella sezione dedicata ai problemi di scansione e posizionamento sinceramente non ricordo alcun riferimento allo spazio hosting. Un hosting ben performante può agevolare il 'dirty job' del bot e forse velocizzare un tantino l'indicizzazione del sito, dopodiché l'ottimizzazione dei contenuti fa la differenza. Pur sforzandomi non riesco a vedere la convenienza del 'motore', che crea la sua credibilità sulla rispondenza alle queries degli utenti, ad andare oltre la sitemap di un sito.
  4. Per carità Uno lo comprendo benissimo e non ho problemi di sorta anche perché arrivato ormai alla soglia dei 55 (sigh!) ne ho 'viste' come molti veramente di tutti i colori. Anzi, per la verità, vorrei non dover più postare argomenti del genere perché significherebbe che ho trovato una condizione hosting stabile e soddisfacente (salvo miglioramenti augurabili). Per natura, tranne casi sfacciatamente irritanti, sono per la libera espressione soprattutto via internet perché è lo spirito che anima la rete fin dagl'inizi. Ad esempio, io sono un frequentatore assiduo del forum italian shoutcast dove è rigorosamente vietato fare nomi di provider ed ogni volta che il moderatore li censura mi inferocisco (pur rispettando le regole) perché per me non ha senso impedire il libero scambio di esperienze e di 'dritte' in un ambito in cui i provider non è che ti regalino le slot....quindi essere informati è utilissimo. Nisba!...tant'è che vige una censura mi verrebbe da dire di 'talebana memoria'!;o))) In questo periodo sono molto interessato ai temi SEO perché con il 'negozietto' online che sto allestendo mi sto 'rompendo le corna' con i criteri di google ed è un campo complesso per chi lavora come me con WP in php e non html puro. Spero che approfondendo il forum ci siano sezioni in cui scambiare buone esperienze e, provenendo dal settore entertainment che è un tantino diverso dal webmastering, soprattutto imparare.
  5. Nessun problema....non ho citato il sito per rispetto al forum e perchè non era necessario ai fini dell'argomento. Cmq io ho quattro modestissimi siti: 2 webradio (scarne landing pages in flash giusto per aiutare l'utente a scegliere il player preferito), 1 blog in WP di supporto ad una delle radio con mysql ancora sofferente per i danni di Justhost, e di recente un piccolo sito di e-commerce su piattaforma WP, ancora in costruzione per la parte inglese) www.radiowebjay.com , www.radiosnowboard.com , www.snowblog.radiosnowboard.com , www.milanoleathergoods.com Attualmente sono con Gator e non mi trovo male nel rapporto quantità/qualità/prezzo, anche se in certe ore del tardo pomeriggio (quando il grosso degli americani è ormai in piena attività d'ufficio) il sito di e-commerce va regolarmente in 'sofferenza', per stabilizzarsi nel giro di un'oretta. Il supporto 'live chat' è solerte e proattivo ma non sempre affidabile perché è in carico a 'juniors', mentre il ticketing tradizionale in carico ai 'seniors' è abbastanza efficace, anche se va detto che il tempo che intercorre tra l'apertura del ticket e la risoluzione del problema difficilmente scende al di sotto delle 12 ore, spesso per difficoltà legate alla timezone diversa. Non ho mai testato il supporto telefonico perché se ti capita la 'sfiga' di parlare inglese con un supporter (diciamo) cingalese appena sbarcato in US corri il rischio di buttare via i soldi della telefonata e magari di ritrovarti con il problema tecnico peggiorato per malcomprensioni varie....;o))))))
  6. Sicuramente 2 volte in 3 mesi, oltre non posso esserne certo perché non avevo annotato l'ip del server ma notavo delle incoerenze improvvise sull'update dei contenuti. Lavorando su piattaforma WP te ne accorgi subito comparando l'ultima versione con quella di autosave di giorni precedenti. Una tendenza all'overselling credo sia fisiologica al modello di business degli operatori 'telco'. La maintenance di cui stiamo parlando a mio modesto avviso è rischiosa in funzione delle risorse tecniche e umane di cui si dispone e il gioco potrebbe non valere la 'candela', ma diciamo che posso essere daccordo sul fatto che se le cose sono fatte sempre bene ci potrebbe anche stare il periodico spostamento a giudizio del provider per mantenere un certo stato di ottimizzazione, tuttavia solo ad alcune condizioni: 1) informare tempestivamente gli utenti interessati affinché procedano ad un backup straordinario. 2) disporre di un backup interno aggiornato per cautelarsi in caso di restore difettoso. Se JustHost avesse tenuto conto di almeno una condizione il danno sarebbe stato riparabile in qualche modo e non avrebbero perso il cliente. Sono daccordo che il mio caso di full refund possa considerarsi infrequente, ed è per quello che ho sentito il dovere di elogiare la serenità con cui Shellrent ha gestito la pratica senza minimamente indugiare in 'furberie'; per completezza vanno sottolineati alcuni aspetti sostanziali della mia vicenda: pagamento annuale anticipato consistente, tempestiva segnalazione del diritto di recesso prima che si maturasse un oggettivo periodo di servizio attivo, assenza di costi giustificati a carico del provider quale la registrazione dominio (voci di spesa generiche come 'gestioni pratiche di rimborso' non possono dar luogo a franchigie sul rimborso in quanto costi aziendali da includere nel prezzo finale del servizio come ordinario rischio d'impresa). Tuttavia non penso che Sandro Sciessere si sia fatto i conti della spesa in prospettiva di una onerosa 'chiacchierata' davanti al giudice di pace del tribunale di Milano, credo invece che più semplicemente, come qualche amico del forum ha già scritto nel thread, sia maturato come imprenditore e abbia sentito l'esigenza di allineare la qualità del servizio alla competenza ed alle buone public relations.
  7. Beh...ovviamente sono all'oscuro dei precedenti di ShellRent e non posso entrare nel merito anche perché lo spirito del thread come credo tutti abbiano colto è da un lato citare un'esperienza positiva specifica, ma tutto sommato è anche per incoraggiare i provider italiani ad essere più competitivi rispetto ai 'colleghi' stranieri. A me come a tanti altri non fa poi così piacere rivolgersi costantemente all'estero: sia per motivi pratici (intendersi al 100% in inglese non è sempre agevole, ancor più quando il supporto è affidato a soggetti non madrelingua....è frequentissimo imbattersi in operatori non americani 'terzializzati'), sia per motivi tecnici (i datacenter sono 'lontani' dai mercati primari a cui miri). Quando fui costretto a 'scappare' da JustHost, perché più volte li pizzicai a cambiare 'silenziosamente' il server del mio hosting fino al giorno in cui le cose gli andarono 'storte' e non riuscirono a fare il restore corretto dei miei db con la conseguente perdita di dati importanti, mi infuriai non solo per il danno oggettivo ma anche perché il mio ticket venne gestito malissimo, in un arco di tempo troppo lungo, passando da un operatore 'junior' all'altro senza alcuna coordinazione di merito, al punto da mandare la soluzione in 'stallo' poiché ognuno ripartiva daccapo ma per il turnover lavorativo non riusciva a portare il supporto a 'completion'. Alla fine mi rimasero, come si suol dire, i cocci in mano senza che neanche il supporto 'senior' riuscisse più a rimettere le cose posto perché nel frattempo i backup del server riscrivevano dati ormai compromessi. Dalla rabbia decisi di scrivere su un noto forum americano di 'settore' per riportare la mia pessima esperienza e molti utenti raccontarono che JustHost ha una task 'dedicata' solo a scrivere post fasulli di elogio e soddisfazione per il loro servizio su vari forum e blog in modo da influenzare la rilevanza positiva nelle queries dei search engine. Se la cosa è vera, bisogna ammettere che 'tutto il mondo è paese'...;o)))
  8. Salute a tutti e buon anno. Non oso definirmi un 'webmaster' perché non ho la preparazione sufficiente, ma seguendo autonomamente i miei siti, in qualche modo ho maturato negli anni una minima conoscenza che mi consente di arrangiarmi dignitosamente. Ho sentito la necessità di riportare una esperienza positiva perché spesso (e giustamente) nei forum si leggono 'disavventure' più che 'avventure'. Leggendo il regolamento del forum non ho notato particolari censure per chi volesse pubblicare riferimenti, nel bene o nel male, a nomi di hosting providers, perciò mi sono deciso a scrivere scusandomi in anticipo se avessi inteso male. Ho sempre scelto hosting stranieri perché più rispondenti alle mie modeste esigenze nel rapporto 'features'-prezzo: prima QC1 poi Townbridgecom poi JustHost e correntemente HostGator. Tuttavia avendo in preparazione un sito di e-commerce, ed essendomi trovato piuttosto male con JustHost, non ho escluso l'ipotesi di valutare anche delle offerte italiane, così ho fatto qualche ricerca ed ho contattato ShellRent, provider vicentino. Ho conosciuto il gestore, Sandro Sciessere, ed ho avuto un buon dialogo che mi ha indotto a sottoscrivere un abbonamento annuale. (quando possibile consiglierei sempre di fare la conoscenza diretta dei nuovi partners) Dopo poche ore, durante la procedura d'attivazione, purtroppo è emerso un malinteso sul numero di 'add-on domains' consentiti dalla tipologia di abbonamento e sono stato costretto ad esercitare, in accordo con ShellRent, il diritto di recesso. (in real time via email e successivamente via raccomandata come previsto dalla legge) Non essendoci stata alcuna registrazione di dominio che giustificasse costi verso 'terzi' sostenuti nel frattempo dal provider, la pratica di recesso è risultata abbastanza semplificata. Malgrado ciò, nei business, non sempre le cose vanno 'lisce' come dovrebbero e quindi qualche timore di non recuperare quanto anticipato l'ho avuto. Trascorsi, però, i 30 giorni previsti dalla legge ShellRent ha provveduto con massima regolarità (e bon ton devo dire considerata la cordialità degli auguri natalizi) a rimborsare l'intera somma versata. Tale correttezza l'avevo in passato riscontrata solo in inglesi e americani (Qc1 con la tipica flemma anglosassone fece un rimborso di 1,5 sterline...;o)))...e JustHost rimborsò un disavanzo di 15 euro a meno di 48 ore dalla richiesta di refund, con tanto di scuse per il disservizio procurato). Oggi per onestà intellettuale sento il dovere di annoverare tra gli operatori corretti anche ShellRent, hosting provider italiano. Saluti. Mario VOIELLO Consulente di comunicazione
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