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Deflagrator

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L'ultima giornata che Deflagrator ha vinto risale al 23 Aprile 2010

Deflagrator ha ottenuto più reazioni positive in un giorno nei suoi contenuti!

Su Deflagrator

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    Webhosting evangelist
  1. Deflagrator

    Consiglio su CMS per portale "old style"

    Ho capito quel che vuoi dire, ma secondo me stai mescolando un pò troppe cose... :D Sebbene è un duopolio, il beneficio è che uno dei due contendenti è open source, il che lo rende un contendente molto aperto... Qui ti sei risposto da solo prima... bootstrap e company sono nati proprio perchè fare un sito web, con l'avvento del responsive, è diventato molto più complesso, perchè devi gestire molte cose... ovviamente perchè i layout siano responsive è necessario che siano a blocchi e molto semplici in modo che possano ristrutturarsi all'occorrenza... Purtroppo quando vuoi flessibilità a qualcosa devi rinunciare... Poi che alcune cose che sono possibili col mouse non sono possibili col touch lo so, e viceversa... anche qui, bisogna sempre prevedere soluzioni multiple...
  2. Deflagrator

    Consiglio su CMS per portale "old style"

    Onestamente, non ho ben compreso quello che vuoi dire, dove vedi i passi indietro che hanno complicato concetti semplici? È cambiato il visitatore medio di un sito. Le UI si sono adattate al fatto che il visitatore non accede più ad uno schermo con mouse e tastiera con una certa larghezza minima (1024x768), ma accedere da una varietà di dispositivi aventi forme e dimensioni diverse, e sistemi di input diversi. Se poi consideri che ad oggi i visitatori mobile hanno superato quelli desktop, mi pare ovvio dover adeguare le interfaccie.... Inoltre, cosa intendendi per chimere della personalizzazione?
  3. Deflagrator

    Hosting agevolato per Onlus

    Ci sono provider che vendono hosting a 10 euro dominio incluso all'anno... Non mi pare una cifra spaventosa neppure per una ONLUS...
  4. Deflagrator

    Andamento vendite Hosting Windows

    Scusa, ma nel precedente post ho cambinato pasticicci ed è saltata la risposta a questo punto. In effetti a essere sincero non mi sorprende molto questa tendenza, poichè evidentemente chi usa tali tecnologie lo fà sicuramente per progetti particolari (per cui non conviene usare roba già esistente) che hanno quindi bisogno di risorse e config particolari... Si, infatti è quella la mia sensazione... le web agency ormai usano tutte i CMS php, anche perchè ormai nei pacchetti ci si mette dentro il SEO ecc.., e se cominci ad avventurarti in roba senza ecosistema dietro, te ne esci con prezzi che i clienti non sono affatto disposti a pagare... Guarda, questo è uno dei motivi per cui ho aperto questo topic... per capire se il mercato shared windows ha ancora uno sviluppo grazie a qualche tipologia di utente o è di fatto morto e sepolto. :D
  5. Deflagrator

    Andamento vendite Hosting Windows

    Ciao Shazan, grazie della risposta. Mi confermi quindi un pò quello che ipotizzavo nel primo messaggio, ovvero che ormai è un prodotto acquistato prettamente da chi ha progetti vecchi che non aggiorna, non attrae più nuovi clienti, ma anzi è in totale crollo... Sarebbe interessante sentire l'opinione / esperienza di altri hoster in merito... :)
  6. Salve a tutti, il panorama web odierno è dominato da CMS tutti scritti in PHP, come Wordpress o Prestashop, onnipresenti in tutti i siti dai più stupidi ai più grandi. Ormai le web agency usano nel 95% (se non il 99%) dei casi uno di questi CMS in php per lavorare Inoltre non vi è ormai più alcun cms di rilievo scritto in linguaggi che richiedono la piattaforma Microsoft (gli ultimi risalgono all'epoca di ASP). Allroa mi chiedo, l'hosting condiviso su Windows è ancora un servizio attrattivo? Le vendite sono effettivamente crollate? E chi lo acquista, che servizi vi ospita? (Siti vecchi abbandonati?) Mi piacerebbe capire insomma i casi di utilizzo che consentono ancora le vendita di questo servizio... e se chi lo vende lo fà perchè ha una base di clienti "legacy" o perchè effettivamente acquisisce attivamente nuovi clienti. :)
  7. Deflagrator

    eastitaly tutto in down

    Io non perderei tempo, prenderei authcode e backup del sito e mi troverei una nuova casa. PS RazorMX hai un messaggio privato.
  8. Deflagrator

    Layout fluidi e layout semifluidi

    Scusa, ma il discorso sui dpi non mi sembra esattamente attinente. È ovvio che parlo di layout in pixel "reali". Se un display da 5" è 1080, va trattato, a livelli di spazi come se fosse meno di 270pixel... Io invece parlo di monitor che a pari di densità, hanno risoluzioni maggiori, quindi più spazio. Perciò ti ritrovi a dover ruotare la testa per leggere ogni riga con i layout fluidi...
  9. Comprendiamo prima cosa è un hosting shared Un piano di Hosting, è un servizio offerto dai provider, che ci consente di ospitare il nostro sito, su una macchina che ospita altri siti insieme al nostro. Il servizio hosting è offerto in questo modo. Il provider configura un server con tutti i servizi necessari (Apache, Mysql ecc... per un hosting Linux, oppure IIS, ASP.NET MSSQL per un hosting Windows). Su questa macchina viene installato un pannello (questa fase può essere contestuale alla configurazione dei servizi), proprietario o commerciale (tipo plesk, cpanel e altri), che permette al provider di configurare in modo automatico i servizi e i clienti, così da fornire la possibilità ad ogni utente di sfruttare i medesimi servizi, senza poter accedere a quelli altrui. Abbiamo quindi un unico sistema e un unico Apache, che serve tanti clienti. I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: il provider si occuperà di gestire integralmente la macchina e di aggiornarla, e noi potremo dedicarci puramente allo sviluppo del sito. Il nostro unico compito sarà caricare via ftp il sito sullo spazio. Gli svantaggi: bisogna accontentarsi delle limitate possibilità di configurazione, dei servizi e dei linguaggi offerti dal provider (in genere solo quelli più famosi, è difficile trovare hosting con supporto a ruby o python, o magari a database come postgresql...). Dato lo scarso isolamento, limitato in gerere al solo spazio su disco, se il provider non è attento, i coinquilini del server potrebbero causarci disservizi. Passiamo a cosa è una VPS Una VPS, è un altro servizio offerto dai provider, che ci consente di ospitare, non un sito, ma un intero sistema sui suoi server. Questo è reso possibile dalle tecnologie di virtualizzazione, come vmware, hyper-v o XEN, che consentono di creare su un singolo server, tanti altri server virtuali con il loro sistema operativo e completamente autonomi fra loro. A livello di gestione non è vi è differenza dal punto di vista software, fra un dedicato e un vps (nel caso del server dedicato, è compito del cliente occuparsi anche dell'hardware). Le VPS, offrono un ambiente nettamente più isolato (anche se il livello esatto, dipende dalla piattaforma impiegata), e sarà compito dell'utente selezionare e installare il sistema operativo e configurare tutti i servizi. In genere le vps sono vendute con preinstallati tutti i software più comuni e un pannello di controllo. Tuttavia rimane comunque l'onere di curarne gli aggiornamenti e prima o poi per qualche problema, se non si ha esperienza nella gestione dei server, sarà necessario farsi aiutare da qualcuno. Infatti è sempre consigliabile, quando si acquista una vps, avere le giuste competenze o altrimenti di acquistare anche un servizio managed. I problemi di sicurezza sono sempre dietro l'angolo e talvolta è persino difficile capire che il proprio server è stato compromesso. I vantaggi: Ambiente isolato, possibilità di installare il software che più ci piace e configurazionipersonalizzate. Gli svantaggi: Abbiamo un server da gestire e configurare. Cosa devo acquistare? La risposta chiaramente non è unica, ma dipende dal proprio sito. Il principio dovrebbe essere in linea generale: se non abbiamo esigenze di software e configurazioni particolari, e non prevediamo una crescita "esplosiva" del traffico, possiamo tranquillamente collocare il nostro sito su un piano di hosting. Infatti questo servizio esiste per quasi tutte le necessità, si và da hosting ultra economici sotto i 10 euro annui, sino ad arrivare ad hosting professionali da diverse centinaia di euro annue, che possono ospitare servizi davvero molto trafficati senza problemi. Se invece siamo in presenza di esigenze software e configurazioni particolari (si pensi ad APC, un opcode accellerator di PHP, che raramente viene offerto su hosting e che può velocizzare parecchio il nostro sito), di un uso intensivo di alcune risorse (CPU, RAM), o ancora si ha in previsione una crescita esplosiva del traffico, ma soprattutto siamo in grado di provvedere alla configurazione e alla messa in sicurezza del server o abbiamo almeno un budget abbastanza largo da permetterci un servizio managed, possiamo optare per un VPS. Per ulteriori approfondimenti Quale è la differenza tra webhosting e VPS
  10. Cosa è Amazon AWS? Amazon, è senz'altro fra i più grandi e famosi provider di cloud computing. Infatti, il famoso negozio universale, ha allargato il proprio mercato di riferimento giungendo a rilasciare AWS, Amazon Web Services, una completa linea di servizi per il cloud computing, che vanno dai server virtuali, ai database, allo storage, ai servizi di ricerca e molto altro ancora. Fra i grandi vantaggi di questa soluzione, vi è la possibilità di tariffazione a base oraria o a consumo, la possibilità di espandere le caretteristiche della macchina in pochi click o via API, l'alta disponibilità del servizio e la disponibilità geografica, visto che amazon ha installato la propria infrastruttura in diverse aree del mondo. Come iniziare? *****ATTENZIONE**** Vi raccomando di fare tutte le operazioni con la massima cautela, dopo aver letto e compreso il listino prezzi di Amazon, così da essere coscienti delle spese che vi saranno addebitate per ogni opzione o servizio e per evitare di incorrere in costi eccessivi o peggio indesiderati. ******************* 1) Per prima cosa dovete registrarvi al servizio, cosa non proprio istantanea, visti i controlli di sicurezza per accertare l'esistenza della persona. È comunque un operazione che non dovrebbe destare particolari problemi. 2) Fatto ciò, potremo finalmente accedere alla "Console" di Amazon AWS. Da qui entriamo nella sezione EC2. 3) Entrati nella sezione, potete notare in alto a destra, che vi indicherà la regione e il datacenter in cui state operando. Lì, potrete selezionare quelle che più vi piace, tuttavia fate attenzione poichè i costi del servizio variano di regione in regione. 4) Clicchiamo a questo punto sul pulsante blu "Launch Instance" che vi condurrà al wizard per la creazione della macchina virtuale. 5) Qui vi sarà chiesto quale tipo di wizard preferite, io vi consiglio di scegliere, almeno all'inizio, per prendere dimestichezza, il "Classic Wizard". 6) Adesso dovrete scegliere la AMI (Amazon Machine Image), cioè l'immagine di sistema da installare. Amazon ne offre diverse di default, ma sono anche disponibili AMI della comunità e altre AMI sul marketplace. Attenzione non tutte le AMI sono gratuite, ma possono avere diverse tipologie di tariffazione come la AMI di Windows (spesso hanno un surplus a base oraria). 7) Scelta la AMI, ci condurrà ad una schermata dove possiamo selezionare il numero di istanze da creare e il tipo di istanze (vi consiglio di consultare sempre il listino prezzi prima di effettuare la scelta). Inoltre potremo scegliere se lanciare normalmente l'istanza con "Launch Instace", oppure se lanciare un istanza spot, con "Request Spot Instance". Quello che cambia è la tariffazione, nel primo caso abbiamo la tariffazione classica di Amazon, nel secondo invece faremo richiesta per avere un istanza dal costo variabile, che essenzialmente dipende dalla disponibilità di risorse inutilizzate da Amazon. In genere hanno un costo più basso, ma possono avere picchi che possono azzerare il risparmio o addirittura costare più dell'istanza normale. Per questo è possibile inserire un limite di budget orario, che al raggiungimento della soglia spegnerà la macchina. Rinvio comunque l'utilizzo delle istanze spot, a quando si avrà più padronanza della piattaforma, quindi scegliamo "Launch Instace", e qui possiamo selezionare la zona di disponibilità. Per adesso possiamo ignorare questo parametro e lasciarlo inalterato. Facciamo quindi "Continue". 8) Giungeremo adesso alla schermata "Instance Details", anche qui possiamo lasciare per adesso tutto inalterato, e fare di nuovo "Continue" fino a raggiungere alla schermata "Create Key Pairs". 9) Qui, se non abbiamo mai eseguito la procedura, sarà necessario scegliere "Create a new key pair". Inseriamo nella prima casella il nome che vogliamo dargli e poi facciamo "Create & Download your Key Pair". Adesso scaricherete la chiave, da conservare in un posto sicuro, che sarà necessaria per accedere alla vostra macchina tramite SSH. 10) Fate di nuovo "Continue" e vi troverete alla configurazione del firewall. Assicuratevi che la porta 22, per l'SSH, sia aperta in modo da poter accedere al server, e fate di nuovo "Continue". 11) Ricontrollate adesso il riepilogo per la creazione della macchina mostrato a questo punto della procedura, e se va bene, potete fare "Launch", inizializzando così l'istanza. Adesso dovrete attendere la generazione della macchina che impiegherà qualche minuto, fino a quando vi dirà che l'istanza è in esecuzione. A questo punto nei dettagli potrete vedere l'indirizzo IP. 12) Non vi resta che aprire, supponendo avete scelto una AMI linux standard, Putty (che potete scaricare cercando su Google). Inserite l'indirizzo del server. Poi prima di fare "Open", andate nel menù ad albero a sinistra in Connection->SSH->Auth e selezionate il file con la chiave che avete scaricato prima nel campo "Private key file for authentication". Tornate indietro e fate "Open". Adesso dovreste essere finalmente riusciti ad accedere alla vostra macchina EC2. Complimenti! NB: Il nome utente per il login, varia da AMI ad AMI. Per ulteriori approfondimenti: http://www.hostingtalk.it/it/c_0000062S/amazon-aws-e-levoluzione-dal-commercio-elettronico-al-cloud-computing
  11. Si, ma diciamo che è più orientata ai servizi e all'esperienza. Se rileggi l'ultima parte della discussione, sembra più una discussione privata, e non legata a questo topic. Quindi secondo me è meglio che apri un topic apposito e lì potete dibattere tranquillamente aggiornandolo come un "diario" di bordo. :) Immagina di essere un utente che arriva nel topic per cercare informazioni, in cui si aspetta di trovare informazioni sul servizio, e invece si becca dopo 2-3 pagine una discussione stile chat, da cui potrà trarne ben poco. Invece, visto che sei una calamita per i DDOS, quindi hai esperienze continue, sarebbe più utile sia per te, e anche per mantenere più ordinato questo topic, che ti apra una tua discussione dedicata ;)
  12. Cortesemente, siete pesantemente off-topic, se volete parlare di questo, aprite una discussione dedicata (a meno che, non si trasformi in una discussione pubblicitaria) o usate helpdesk e quant'altro. Grazie.
  13. Cosa è CloudFlare? CloudFlare è un servizio che da qualche anno ha fatto parlare molto di sè nel bene e qualche volta anche nel male. Ma di cosa si tratta esattamente? CloudFlare offre un proxy da mettere a monte del proprio server, che riceve le richieste dagli utenti e le reinoltra al server reale, divenendo una sorta di un ulteriore layer fra il server e l'utente. Più nello specifico, quello che avviene è questo: L'utente digita nel browser, l'indirizzo http://www.example.com. Il browser interroga i DNS, che sono hostati sui server di CloudFlare, e ottiene l'indirizzo IP a cui chiedere la pagina. Il browser interroga l'indirizzo IP, che corrisponde ad un server di CloudFlare. CloudFare riceve la richiesta, e la reinoltra al server reale del servizio. CloudFlare riceve la risposta dal server, e la inoltra all'utente. Come vediamo, l'utente non può accedere direttamente al server principale del servizio, ma solo ad una delle macchine di CloudFlare. Ma quali sono i vantaggi? CloudFlare, in base alle impostazioni che selezionerete nel pannello, farà il caching del materiale statico del vostro sito sui propri server, questo sgraverà il lavoro del vostro server, e il vostro consumo di banda. Oltretutto, essendo l'infrastruttura di CloudFlare distribuita geograficamente in tutto il mondo, il risultato sarà lo stesso di una CDN, poichè gli utenti accederanno alla parte dell'infrastruttura più a loro vicina e quindi con minor latenza. Inoltre CloudFlare cerca anche di proteggere, dove può, dallo sfruttamento di bug sui cms più utilizzati. Per i piani a pagamento Business e Enterprise offre anche la protezione per dli attacchi distributi DDOS. I vantaggi elencati, apparte quelli riguardo ai DDOS, sono disponibili anche nell'account gratuito. Infatti Cloudflare offre un account gratuito, senza limiti di banda, per utilizzare il proprio servizio. Passiamo alla configurazione Per prima cosa, dopo aver creato l'account, dovremo aggiungere il dominio al servizio. Fatto questo, bisognerà cambiare i nameserver del proprio dominio, e puntarli a quelli indicati dal servizio dopo aver aggiunto il dominio. Da adesso infatti la gestione dei DNS avverrà dal pannello di CloudFlare ed è un passo necessario, poichè CloudFlare gestisce automaticamente i server dns, e il puntamento del dominio, per garantire la minor latenza, ridondanza geografica, e la disponibilità. Aggiunto il dominio, possiamo configurarne le zone DNS (che dovrebbero essere state già automaticamente importate dalla configurazione del vecchio server dns), come se fossimo su un normale pannello DNS. In più avremo una nuvoletta, che quando è grigia, indica che il proxy cloudflare è disabilitato, quindi il traffico raggiunge il sito come se cloudflare non ci fosse. Se ci clicchiamo sopra, diverrà arancione, e cloudflare inizierà a filtrare il traffico. Bisogna aspettare 24/48 ore perchè tutti gli utenti passino per CloudFlare, poichè è necessario attendere la propagazione dei DNS.
  14. Un pò di teoria Prima di passare a cosa sia un IPv6, cerchiamo di capire cosa è un indirizzo IP. Un indirizzo IP (cioè Internet Protocol Address), è una stringa binaria, che identifica in modo univoco un dispostivo connesso alla rete. È fondamentale per raggiungere qualsiasi dispositivo connesso ad una rete basata sul protocollo internet. Possiamo in un certo senso sostenere, che esso corrisponda a indirizzo e numero civico di una casa. Infatti è grazie agli indirizzi IP, se il vostro computer ha potuto raggiungere il server di questo sito, per ottenere la pagina che state leggendo. Quando noi scriviamo "hostingtalk.it" nella barra degli indirizzi, il vostro computer interrogherà dei particolari server(detti DNS), che possiamo considerare come degli elenchi telefonici, , che gli diranno che "hostingtalk.it" risiede all'indirizzo, cioè all'IP, "108.162.202.247". Si, la stringa di prima non è in formato binario, infatti nell'impiego gli indirizzi vengono trattati in forma decimale, ma sono utilizzati in forma binaria a livello di sistema. Ma perchè vi sto puntualizzando la questione della natura binaria della stringa? Bhe lo scopriremo fra poco. Dalla creazione di internet, gli IP sono stati basati sul protocollo IPv4. Questo protocollo definiva e definisce gli indirizzi ip, come blocchi di 32bit. Quando noi li rappresentiamo in forma più umana, li separiamo in 4 blocchi di 8 bit. Adesso suppongo abbiate inteso il motivo, del perchè l'IP 108.162.202.247, è separato in 4 gruppi di cifre. 108 (decimale) = 1101100 (binario). Da questo avrete anche dedotto che un gruppo di cifre può essere massimo 255 (decimale) = 11111111 (binario). Avendo un limite di dimensione in bit, gli IP sono in numero limitato. Con un semplice calcolo, sono possibili massimo 232 ovvero 4.294.967.296 indirizzi, cioè poco più di 4 miliardi di indirizzi IP, anche se in realtà sono molti meno, poichè molti indirizzi sono riservati per speciali utilizzi. 4 miliardi di IP, alla creazione di internet sembravano un numero più che sufficente, tuttavia non è stato così. Infatti l'esplosione di internet è stata tale, che abbiamo ormai quasi del tutto esaurito i 4 miliardi di IP. Così è stato creato un nuovo standard, che dovrebbe risolvere in maniera quasi definitiva, il problema del numero limitato di IP, IPv6. Con IPv6, gli indirizzi anzichè essere di 32bit, sono diventati di 128bit, che consentono ben 655.570.793.348.866.943.898.599 indirizzi, ovvero diversi milioni di miliardi di miliardi. Vista la loro grandezza, in formato decimale risultavano essere stringhe troppo lunghe, così si è scelto di rappresentarle in formato esadecilmale (e non è che sia migliorata molto la cosa, però...), come2001:0db8:0000:0000:0000:0000:1428:57ab, dove ogni blocco separato dai "due punti", rappresenta ben 16 bit, e non più 8bit. In pratica, cosa me ne faccio? Purtroppo per adesso ben poco. Infatti per raggiungere gli IPv6, bisogna essere su una rete IPv6, e la quasi totalità degli operatori ancora non aggiorna i sistemi ad IPv6. Oggi nel mondo circa il 2% degli utenti è su rete IPv6, quindi è ancora poco usato, anche se presto, l'esaurimento degli IP, forzerà ad accellerare la transizione. Gli IPv6 possono comunque essere assegnati ai servizi sul server, come un normale IPv4, magari per servizi di backoffice, se si possiede una connessione, o un tunnel IPv6 (come quello offerto da telecom ai propri utenti). Oppure essere assegnati insieme ad un IPv4 al webserver, in modo che gli utenti IPv6, possano accedere al servizio, senza passare per il protocollo IPv4.
  15. Intendi CloudFlare? Sinceramente non ho capito il problema se ti hanno spostato :/
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