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Deflagrator

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Everything posted by Deflagrator

  1. Salve a tutti, il panorama web odierno è dominato da CMS tutti scritti in PHP, come Wordpress o Prestashop, onnipresenti in tutti i siti dai più stupidi ai più grandi. Ormai le web agency usano nel 95% (se non il 99%) dei casi uno di questi CMS in php per lavorare Inoltre non vi è ormai più alcun cms di rilievo scritto in linguaggi che richiedono la piattaforma Microsoft (gli ultimi risalgono all'epoca di ASP). Allroa mi chiedo, l'hosting condiviso su Windows è ancora un servizio attrattivo? Le vendite sono effettivamente crollate? E chi lo acquista, che servizi vi ospita? (Siti vecchi abbandonati?) Mi piacerebbe capire insomma i casi di utilizzo che consentono ancora le vendita di questo servizio... e se chi lo vende lo fà perchè ha una base di clienti "legacy" o perchè effettivamente acquisisce attivamente nuovi clienti. :)
  2. Un pò di teoria Prima di passare a cosa sia un IPv6, cerchiamo di capire cosa è un indirizzo IP. Un indirizzo IP (cioè Internet Protocol Address), è una stringa binaria, che identifica in modo univoco un dispostivo connesso alla rete. È fondamentale per raggiungere qualsiasi dispositivo connesso ad una rete basata sul protocollo internet. Possiamo in un certo senso sostenere, che esso corrisponda a indirizzo e numero civico di una casa. Infatti è grazie agli indirizzi IP, se il vostro computer ha potuto raggiungere il server di questo sito, per ottenere la pagina che state leggendo. Quando noi scriviamo "hostingtalk.it" nella barra degli indirizzi, il vostro computer interrogherà dei particolari server(detti DNS), che possiamo considerare come degli elenchi telefonici, , che gli diranno che "hostingtalk.it" risiede all'indirizzo, cioè all'IP, "108.162.202.247". Si, la stringa di prima non è in formato binario, infatti nell'impiego gli indirizzi vengono trattati in forma decimale, ma sono utilizzati in forma binaria a livello di sistema. Ma perchè vi sto puntualizzando la questione della natura binaria della stringa? Bhe lo scopriremo fra poco. Dalla creazione di internet, gli IP sono stati basati sul protocollo IPv4. Questo protocollo definiva e definisce gli indirizzi ip, come blocchi di 32bit. Quando noi li rappresentiamo in forma più umana, li separiamo in 4 blocchi di 8 bit. Adesso suppongo abbiate inteso il motivo, del perchè l'IP 108.162.202.247, è separato in 4 gruppi di cifre. 108 (decimale) = 1101100 (binario). Da questo avrete anche dedotto che un gruppo di cifre può essere massimo 255 (decimale) = 11111111 (binario). Avendo un limite di dimensione in bit, gli IP sono in numero limitato. Con un semplice calcolo, sono possibili massimo 232 ovvero 4.294.967.296 indirizzi, cioè poco più di 4 miliardi di indirizzi IP, anche se in realtà sono molti meno, poichè molti indirizzi sono riservati per speciali utilizzi. 4 miliardi di IP, alla creazione di internet sembravano un numero più che sufficente, tuttavia non è stato così. Infatti l'esplosione di internet è stata tale, che abbiamo ormai quasi del tutto esaurito i 4 miliardi di IP. Così è stato creato un nuovo standard, che dovrebbe risolvere in maniera quasi definitiva, il problema del numero limitato di IP, IPv6. Con IPv6, gli indirizzi anzichè essere di 32bit, sono diventati di 128bit, che consentono ben 655.570.793.348.866.943.898.599 indirizzi, ovvero diversi milioni di miliardi di miliardi. Vista la loro grandezza, in formato decimale risultavano essere stringhe troppo lunghe, così si è scelto di rappresentarle in formato esadecilmale (e non è che sia migliorata molto la cosa, però...), come2001:0db8:0000:0000:0000:0000:1428:57ab, dove ogni blocco separato dai "due punti", rappresenta ben 16 bit, e non più 8bit. In pratica, cosa me ne faccio? Purtroppo per adesso ben poco. Infatti per raggiungere gli IPv6, bisogna essere su una rete IPv6, e la quasi totalità degli operatori ancora non aggiorna i sistemi ad IPv6. Oggi nel mondo circa il 2% degli utenti è su rete IPv6, quindi è ancora poco usato, anche se presto, l'esaurimento degli IP, forzerà ad accellerare la transizione. Gli IPv6 possono comunque essere assegnati ai servizi sul server, come un normale IPv4, magari per servizi di backoffice, se si possiede una connessione, o un tunnel IPv6 (come quello offerto da telecom ai propri utenti). Oppure essere assegnati insieme ad un IPv4 al webserver, in modo che gli utenti IPv6, possano accedere al servizio, senza passare per il protocollo IPv4.
  3. Cosa è CloudFlare? CloudFlare è un servizio che da qualche anno ha fatto parlare molto di sè nel bene e qualche volta anche nel male. Ma di cosa si tratta esattamente? CloudFlare offre un proxy da mettere a monte del proprio server, che riceve le richieste dagli utenti e le reinoltra al server reale, divenendo una sorta di un ulteriore layer fra il server e l'utente. Più nello specifico, quello che avviene è questo: L'utente digita nel browser, l'indirizzo http://www.example.com. Il browser interroga i DNS, che sono hostati sui server di CloudFlare, e ottiene l'indirizzo IP a cui chiedere la pagina. Il browser interroga l'indirizzo IP, che corrisponde ad un server di CloudFlare. CloudFare riceve la richiesta, e la reinoltra al server reale del servizio. CloudFlare riceve la risposta dal server, e la inoltra all'utente. Come vediamo, l'utente non può accedere direttamente al server principale del servizio, ma solo ad una delle macchine di CloudFlare. Ma quali sono i vantaggi? CloudFlare, in base alle impostazioni che selezionerete nel pannello, farà il caching del materiale statico del vostro sito sui propri server, questo sgraverà il lavoro del vostro server, e il vostro consumo di banda. Oltretutto, essendo l'infrastruttura di CloudFlare distribuita geograficamente in tutto il mondo, il risultato sarà lo stesso di una CDN, poichè gli utenti accederanno alla parte dell'infrastruttura più a loro vicina e quindi con minor latenza. Inoltre CloudFlare cerca anche di proteggere, dove può, dallo sfruttamento di bug sui cms più utilizzati. Per i piani a pagamento Business e Enterprise offre anche la protezione per dli attacchi distributi DDOS. I vantaggi elencati, apparte quelli riguardo ai DDOS, sono disponibili anche nell'account gratuito. Infatti Cloudflare offre un account gratuito, senza limiti di banda, per utilizzare il proprio servizio. Passiamo alla configurazione Per prima cosa, dopo aver creato l'account, dovremo aggiungere il dominio al servizio. Fatto questo, bisognerà cambiare i nameserver del proprio dominio, e puntarli a quelli indicati dal servizio dopo aver aggiunto il dominio. Da adesso infatti la gestione dei DNS avverrà dal pannello di CloudFlare ed è un passo necessario, poichè CloudFlare gestisce automaticamente i server dns, e il puntamento del dominio, per garantire la minor latenza, ridondanza geografica, e la disponibilità. Aggiunto il dominio, possiamo configurarne le zone DNS (che dovrebbero essere state già automaticamente importate dalla configurazione del vecchio server dns), come se fossimo su un normale pannello DNS. In più avremo una nuvoletta, che quando è grigia, indica che il proxy cloudflare è disabilitato, quindi il traffico raggiunge il sito come se cloudflare non ci fosse. Se ci clicchiamo sopra, diverrà arancione, e cloudflare inizierà a filtrare il traffico. Bisogna aspettare 24/48 ore perchè tutti gli utenti passino per CloudFlare, poichè è necessario attendere la propagazione dei DNS.
  4. Un pò di teoria Il servizio DNS (Domain Name System), nasce dall'esigenza di fornire un indirizzo più umano per raggiungere i server presenti sulla rete. Infatti i server sono individuati su internet con un indirizzo univoco, detto IP, che non è affatto facile da ricordare come 192.232.123.190 oppure peggio ancora, con la nuova versione del protocollo, diverranno simili a questo 1111:2435:2f4:a45:5cd2. Chiaramente sarebbe scomodo fornire alle persone un indirizzo del genere da digitare sul computer. I DNS sono come un elenco telefonico. Associano ad ogni dominio, tipo "example.com" l'indirizzo del server da raggiungere, tipo "192.168.1.123". E come un elenco telefonico, lo stesso nome, può contenere più indirizzi per spefici utilizzi, un indirizzo ip per il sito, un indirizzo per i server che ricevono la posta, o un campo con informazioni aggiuntive. Oltretutto uno stesso indirizzo può avere più nomi, per esempio, sia "example.com" che "test.it" possono puntare allo stesso indirizzo 192.145.134.111. Tuttavia in questo caso sarà compito del server fornire il sito giusto, in base al nome dominio richiesto. Infatti quando visitate un sito, il browser nella richiesta al server, gli invia anche il nome del dominio che si desidera. Passiamo alla pratica Dopo aver acquistato il proprio dominio, il provider vi fornirà un pannello di controllo, dove potrete inserire gli indirizzi IP da associare al nome dominio acquistato. Non esiste una procedura passo passo valida per tutti i provider, tuttavia concettualmente le operazioni da fare sono le medesime e quindi valide per tutti, quindi dovrete adattarle al pannello che vi trovate davanti. Per prima cosa, accediamo al pannello. Qui troveremo le configurazioni dei "records" o "campi". Questi hanno la seguente forma: Nome, Tipo, Valore. Il "nome", sarebbe il nome del dominio o del sottodominio. Il "tipo" indica la tipologia di "record" che si sta inserendo. Ne esistono diversi tipi, quelli più utilizzati sono: A - Indica che questo record, deve puntare il parametro inserito in "nome", all'indirizzo IP, inserito nel campo "valore". AAAA - Hanno lo stesso utilizzo del tipo A, solo che indicano che l'indirizzo IP inserito, è un IPv6 (tipo 1111:2435:2f4:a45:5cd2). Diciamo che allo stato attuale possiamo disinteressarci di questo tipo di campo, vista la poca diffusione nel mondo di questo standard. MX - Questo è un record particolare, perchè qui nel campo "nome" dobbiamo inserire l'IP, o un nome a dominio (seguito da un punto "." ), e nel campo "valore" la priorità. Questo campo serve per indicare ai server di posta, a quale server devono consegnare le email. Dato che possono esserci più record MX, per indicare più server, come fail over per quando magari un server per qualche ragione è irraggiungibile, bisogna impostare la priorità, in modo che chi invia l'email, contatti i server nell'ordine delle priorità impostate. CNAME - Indica che il parametro del campo "nome" è un alias di un altro nome a dominio inserito nel campo "valore" che può essere interno o esterno. Interno o esterno, nel senso che può puntare allo stesso nome di un campo A inserito nello stesso dominio, o a quello di un altro. Può essere utile quando si vuole che magari test.example.com, punti allo stesso server del record A esperimento.example.com, o magari di un dominio totalmente diverso tipo http://www.google.it. Tuttavia se il server non è configurato per rispondere a quel dominio, probabilmente non riceverete risposta. Allora poniamo che abbiamo acquistato il dominio, example.com, e abbiamo un server già configurato per rispondere a questo dominio, all'IP 192.168.123.123. Quel che dobbiamo fare è, creare un nuovo record e inserire nel campo "nome" il valore "example.com." (attenti al punto finale). Poi selezioniamo come "tipo", "A", e inseriamo come valore "192.168.123.123". E salviamo la configurazione. Adesso se scriviamo nel browser example.com, punterà al nostro server. Tuttavia noi vogliamo che anche quando gli utenti scrivono www.example.com, punti sempre al nostro server. "www" è da trattare come un dominio di terzo livello. Infatti dopo ogni punto, si scende di un livello. Per esempio "com" è un dominio di primo livello. "example.com" è un dominio di secondo livello. Quindi per far puntare il dominio www.example.com al nostro server, dobbiamo aggiungere un altro record. Qui dobbiamo stare attenti, poichè ci sono provider che nel campo "nome" vogliono venga inserita tutta la stringa "www.example.com." (attenti al punto finale), e provider a cui basta inserire solo "www". In genere se sbagliate, il pannello dovrebbe indicarvi l'errore, oppure dovrebbe fornire una configurazione di esempio. Poi come prima procedete, selezionando il "tipo" "A", e indicando nel "valore" l'indirizzo IP. Quest'ultima operazione è valida quando si vorrà aggiungere qualsiasi terzo livello, tipo "forum.example.com". NB - quando inserirete e modificherete record dns, queste modifiche non saranno subito disponibili, ma potranno impiegare fino a 24/48 ore, per essere visibili. Questo perchè bisogna attendere che le cache dei vari sistemi scadano, e che rifacciano la richiesta al server DNS. Per approfondimenti sui DNS: Guida alla creazione e gestione dinamica dei sottodomini Guida Domini - Lezione 1: Domini, DNS e Hosting. Quali differenze?
  5. Qualsiasi progetto, di discrete dimensioni, non può ormai essere realizzato, senza sfruttare uno dei sistemi di versioning adesso disponibili. Infatti la comodità di questi sistemi è notevole, permettendo, di gestire facilmente le versioni del proprio software, di creare nuovi rami, creare patch, e soprattutto, una gerta organizzazione quando si è in più di uno a lavorare sui progetti. Esistono vari software, SVN, ormai spesso abbandonato in favore di GIT, Mercurial... Voi quale preferite utilizzare e perchè? Inoltre dove avete la repository? In locale? O quale servizio online preferite acquistare? (GitHub, BitBucket)
  6. Ho capito quel che vuoi dire, ma secondo me stai mescolando un pò troppe cose... :D Sebbene è un duopolio, il beneficio è che uno dei due contendenti è open source, il che lo rende un contendente molto aperto... Qui ti sei risposto da solo prima... bootstrap e company sono nati proprio perchè fare un sito web, con l'avvento del responsive, è diventato molto più complesso, perchè devi gestire molte cose... ovviamente perchè i layout siano responsive è necessario che siano a blocchi e molto semplici in modo che possano ristrutturarsi all'occorrenza... Purtroppo quando vuoi flessibilità a qualcosa devi rinunciare... Poi che alcune cose che sono possibili col mouse non sono possibili col touch lo so, e viceversa... anche qui, bisogna sempre prevedere soluzioni multiple...
  7. Onestamente, non ho ben compreso quello che vuoi dire, dove vedi i passi indietro che hanno complicato concetti semplici? È cambiato il visitatore medio di un sito. Le UI si sono adattate al fatto che il visitatore non accede più ad uno schermo con mouse e tastiera con una certa larghezza minima (1024x768), ma accedere da una varietà di dispositivi aventi forme e dimensioni diverse, e sistemi di input diversi. Se poi consideri che ad oggi i visitatori mobile hanno superato quelli desktop, mi pare ovvio dover adeguare le interfaccie.... Inoltre, cosa intendendi per chimere della personalizzazione?
  8. Deflagrator

    Hosting agevolato per Onlus

    Ci sono provider che vendono hosting a 10 euro dominio incluso all'anno... Non mi pare una cifra spaventosa neppure per una ONLUS...
  9. Deflagrator

    Andamento vendite Hosting Windows

    Scusa, ma nel precedente post ho cambinato pasticicci ed è saltata la risposta a questo punto. In effetti a essere sincero non mi sorprende molto questa tendenza, poichè evidentemente chi usa tali tecnologie lo fà sicuramente per progetti particolari (per cui non conviene usare roba già esistente) che hanno quindi bisogno di risorse e config particolari... Si, infatti è quella la mia sensazione... le web agency ormai usano tutte i CMS php, anche perchè ormai nei pacchetti ci si mette dentro il SEO ecc.., e se cominci ad avventurarti in roba senza ecosistema dietro, te ne esci con prezzi che i clienti non sono affatto disposti a pagare... Guarda, questo è uno dei motivi per cui ho aperto questo topic... per capire se il mercato shared windows ha ancora uno sviluppo grazie a qualche tipologia di utente o è di fatto morto e sepolto. :D
  10. Deflagrator

    Andamento vendite Hosting Windows

    Ciao Shazan, grazie della risposta. Mi confermi quindi un pò quello che ipotizzavo nel primo messaggio, ovvero che ormai è un prodotto acquistato prettamente da chi ha progetti vecchi che non aggiorna, non attrae più nuovi clienti, ma anzi è in totale crollo... Sarebbe interessante sentire l'opinione / esperienza di altri hoster in merito... :)
  11. Gli attacchi DDOS (Distributed Denial of service), sono una delle piaghe più comuni della rete, anche se in genere ne sono vittima soprattutto i servizi più importanti, ma anche piccoli siti e game server possono esserne vittima. Come abbiamo da sempre appurato sul forum, per proteggersi da un attacco DDOS ben fatto, purtroppo non vi è altra soluzione che avere a disposione più banda dell'attaccante. Su questa base sono nati tanti servizi come CloudFlare, che proteggono il proprio sito da DDOS, interponendosi fra l'utente e il server, filtrando tutto il traffico malevolo, e inviando al server solo quello pulito. Cosa pensate di queste servizi? Li avete provati? Hanno rispettatto le promesse e soddisfatto le aspettative? Con che parametri è possibile giudicare prima dell'acquisto la bontà di un servizio del genere?
  12. Deflagrator

    OpenSource e sostenibilità

    Se pongo la domanda, l'opensource è sostenibile? Probabilmente la risposta è, se da tanti anni va avanti, evidentemente sì. Tuttavia, quello che mi chiedo è, come mai in ambito datacenter/server l'open source si è dimostrato ben sostenibile, e anzi ha sbaragliato tutti i grandi competitor (microsoft ha un ruolo di minoranza, e anche oracle, è più di nicchia). Mentre in ambito desktop, o comunque frontend (tipo nelle workstation) non è riuscito a scalfire i giganti del software proprietario? Non si parli di ignoranza, e attaccamento dell'utenza, perchè aimè quel che manca in ambito desktop/workstation, è il software. Senza che diciamo inutilità, OpenOffice, non raggiunge Microsoft Office. Gimp non ha nulla a che vedere con Photoshop. Autocad non ha sostanzialmente rivali opensource. E si potrebbe continuare a lungo... Ubuntu potrà migliorare quanto vuole la sua interfaccia e usabilità, ma senza il software mai nessuno lo prenderà in considerazione. Cosa è che frena l'opensource dallo sviluppo di software valido in ambito desktop, come in quello datacenter? Io credo sia una questione di soldi, in ambito datacenter i software ricevono cospicue donazioni (per i security bug fix, per funzioni personalizzate...), e viene acquistata assistenza. L'utenza desktop/workstation è invece, meno disposta a donare, pagare... voi che ne dite?
  13. Deflagrator

    Il fascino dei datacenter

    Leggevo qualche giorno fà questo articolo The Illustrated Data Center » Data Center Knowledge che è più una raccolta delle immagini più belle tratte dai vari datacenter. Come dice l'articolo stesso, sono un pò tutti caratterizzati da poca luce, interrotta dalle migliaia di led dei server, che generano un atmosfera affascinante e futuristica. Tuttavia nei datacenter di uso comune, di certo non regna la perfezione che viene mostrata da foto, angolate appositamene. Tuttavia, è inutile dire che un datacenter "bello" sembra anche essere un datacenter ordinato e probabilmente lo è davvero (sperando che non si sia nascosta la polvere sotto il tappeto :D). E probabilmete vale anche l'inverso. Oggi faccio una domanda di pura curiosità (e forse non molto utile :stordita:), che può sembrare non c'entri molto con quanto ho fin qui detto: Effettivamente, vale la pena mantenere un datacenter ordinato come le foto? O ridurlo ad un groviglio di fili o quasi, risulta in ogni caso più sbrigativo del tenere sempre tutto in ordine? Per chi ci vive in questi posti, mantenerlo in maniera tanto rigorosa, serve solo per le foto?
  14. Deflagrator

    eastitaly tutto in down

    Io non perderei tempo, prenderei authcode e backup del sito e mi troverei una nuova casa. PS RazorMX hai un messaggio privato.
  15. Qualcuno risponderebbe alla domanda sopra "magari", a qualcun altro sarebbe indifferente. Ormai son passati 8 mesi da quando Windows 8 è fra noi, e le vendite sono un disastro. Infatti sembra che gli utenti mal digeriscano la neo versione, basata su metro e più "amica" dei tablet che dei pc. Con Windows 8.1 (alias Blue), ripristineranno per la gioia di molti, il pulsante start, nell'interfaccia desktop di windows, e anche la possibilità di avviare Windows, direttamente con l'interfaccia desktop e non più solo metro. Una correzione di rotta, che potrebbe arrivare forse troppo tardi. Chi di voi ha fatto il passaggio a Windows 8? Chi di voi attende Windows 8.1? Siete soddisfatti? Perchè effettuare il passaggio? Io per adesso rimango con Windows 7, dopo un veloce tour in Windows 8. Perchè? Perchè non ho trovato nulla che mi convinca a passarci. Dell'interfaccia metro non me ne importa nulla, e pur non volendola comparare al menu start, non è di sicuro più pratica, non mi dà nulla di più di Windows 7. Lato desktop, è la stessa grafica di Widnows 7, ma senza più gli angoli smussati. Prestazionalmete, nessuna differenza...
  16. Passare alla cloud, impone un cambio netto di visione della propria infrastrutta, non solo a livello hardware, ma soprattutto a livello applicativo. Infatti, sulla cloud si può contare su sistemi molto più personalizzati (se prima si era su hosting), e con possibilità di espandare dinamicamente in base alle necessità le risorse a propria disposizione. Se prima per assorbire i picchi ci si doveva dotare di costese infrastrutture, o magari di costosi piani hosting, questo oggi può essere evitato, a patto di aver ottimizzato il proprio applicativo per poter trarre tutti i vantaggi da queste piattaforme. Chi ha affrontato il passaggio alla cloud, quale è stata la vostra esperienza? La ripetereste? Avete adattato la vostra applicazione per questo tipo di piattaforma? PS mi rivolgo non solo ai clienti, ma anche ai provider che hanno spostato la propria infrastruttura su cloud.
  17. La latenza è il parametro (insieme alla lingua) che più spinge, quando si sceglie un hosting, ad acquistare un servizio di hosting localizzato in prossimità degli utilizzatori, quindi o in Italia o in Europa. Per le connessioni desktop, la latenza di un sito in italia è intorno ai 50ms, su mobile queste latenze si dilatano considerevolmente. Per esempio su rete 2G EDGE, la latenza si aggira in media attorno ai 750ms. Su rete 3G HSDPA, si và sui 250ms di media. Raggiungere dall'italia un server americano comporta in genere un addizione di 80ms di latenza. Mentre per una connessione desktop, si arriva sostanzialmente a 130ms, cioè ben il 160% (centosessanta) in più, su rete 2G, si arriva a 830ms, cioè solo il 10% in più, mentre per una connessione 3G, si arriva a 330ms, cioè un modesto 36% in più. Senza considerare, la notevole instabilità della latenza mobile, con oscillazioni che mediamente si aggirano intorno anche i 250ms rispetto la media. A fronte di questi dati, ha ancora senso usare la latenza come parametro nella scelta?
  18. FreeBSD, è sicuramente la principale alternativa alle distribuzioni linux. Il suo cuore infatti, non è stato creato da Linus Torvalds, ma ha un origine molto più antica, proveniente dal mondo Unix, anzi ne è praticamente la sue reincarnazione. Scegliere se affidarsi al mondo BSD o al mondo Linux, è una delle scelte iniziali quando si avvia un server, anche se la prima non è mai presa in considerazione in genere dagli utenti più inesperti, visto la minore notorietà e il minor supporto della rete per questa piattaforma. Eppure soprattutto fra i professionisti, FreeBSD è molto apprezzato, e alcune volte "osannato". Quali sono i motivi che vi inducono a scegliere FreeBSD anzichè Linux? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Quali sono gli utilizzi per cui si presta meglio?
  19. Ormai gli SSD sono sul mercato da anni e hanno conquistato una certa maturità, sebbene il prezzo non è ancora allineato a quello dei comuni dischi rigidi. Cosa impiegate attualmente nei vostri server? Siete ancora ancorati alle vecchie ma affidabili unità a disco rigido, o avete migrato/state per migrare tutto agli SSD? Che vantaggi ne state avendo e quali sono i pro e i contro che vi hanno portato a questa scelta che ormai è diventata un dilemma per i nuovi utenti di server dedicati che si trovano davanti un ampia offerta di entrambe le soluzioni?
  20. Deflagrator

    Layout fluidi e layout semifluidi

    Scusa, ma il discorso sui dpi non mi sembra esattamente attinente. È ovvio che parlo di layout in pixel "reali". Se un display da 5" è 1080, va trattato, a livelli di spazi come se fosse meno di 270pixel... Io invece parlo di monitor che a pari di densità, hanno risoluzioni maggiori, quindi più spazio. Perciò ti ritrovi a dover ruotare la testa per leggere ogni riga con i layout fluidi...
  21. Deflagrator

    Layout fluidi e layout semifluidi

    Quando la risoluzione 800x600, oppure 1024x768 era quella del 99% degli utenti, il designer non aveva grossi problemi, sceglieva una risoluzione e andava avanti. Tuttavia col tempo le risoluzioni si sono frammentate, sono nate quelle più elevate 1280x960, 1650, 1920 ecc... Chiaramente layout adatti a larghezze di 800, o 1024, risultano minuscoli in quelli più grandi. Oltre lo spreco di spazio... Quindi sono stati sviluppati layout fluidi che si adattassero alla larghezza del dispositivo, usando le dimensioni relative (percentuali). Tuttavia anche questo layout hanno nel tempo mostrato i propri limiti, poichè su schermi con risoluzioni 1650, 1920 o addirittura 2540, i layout risultano troppo allargati e diviene necessario ruotare la testa nella lettura e muovere parecchio gli occhi. Così si è iniziato a parlare di layout semifluido, (supportato, grazie alle direttive css, min-width e max-width), che hanno permesso lo sviluppo di layout fluidi, ma limitati ad una larghezza minima e massima. Adesso, con l'avvento dei dispositivi mobile, si parla più di design responsive, che ingloba in sè i principi del design semifluido. Tuttavia, i layout fluidi non sono scomparsi, tant'è che ci sono esempi noti (wikipedia, e questo stesso forum con il layout attuale) che hanno optato per questo tipo di design. Voi come ritenete che debba essere un layout? Come avrete dedotto, io sono molto orientato al semifluido, ritendendo per me "illegibili" quelli fluidi. Voi?
  22. Visto che nell'altra discussione, è emerso un tema, che può sembrare poco rilevante, soprattutto per un newbie, ma che incontra interesse, per chi con i server ci deve smanettare tutti i giorni... Sicuramente chi si orienta verso un sistema operativo unix, opterà fra Ext3,Ext4,ZFS, mentro un utente Windows sceglierà sicuramente NTFS. Tralasciando i sistemi operativi a cui sono spesso associati i file system, qual è il file system che vi piace o dà più soddisfazione? Se domani dovreste installere un server, quale file system usereste, e perchè? cosa vi piace?
  23. Comprendiamo prima cosa è un hosting shared Un piano di Hosting, è un servizio offerto dai provider, che ci consente di ospitare il nostro sito, su una macchina che ospita altri siti insieme al nostro. Il servizio hosting è offerto in questo modo. Il provider configura un server con tutti i servizi necessari (Apache, Mysql ecc... per un hosting Linux, oppure IIS, ASP.NET MSSQL per un hosting Windows). Su questa macchina viene installato un pannello (questa fase può essere contestuale alla configurazione dei servizi), proprietario o commerciale (tipo plesk, cpanel e altri), che permette al provider di configurare in modo automatico i servizi e i clienti, così da fornire la possibilità ad ogni utente di sfruttare i medesimi servizi, senza poter accedere a quelli altrui. Abbiamo quindi un unico sistema e un unico Apache, che serve tanti clienti. I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: il provider si occuperà di gestire integralmente la macchina e di aggiornarla, e noi potremo dedicarci puramente allo sviluppo del sito. Il nostro unico compito sarà caricare via ftp il sito sullo spazio. Gli svantaggi: bisogna accontentarsi delle limitate possibilità di configurazione, dei servizi e dei linguaggi offerti dal provider (in genere solo quelli più famosi, è difficile trovare hosting con supporto a ruby o python, o magari a database come postgresql...). Dato lo scarso isolamento, limitato in gerere al solo spazio su disco, se il provider non è attento, i coinquilini del server potrebbero causarci disservizi. Passiamo a cosa è una VPS Una VPS, è un altro servizio offerto dai provider, che ci consente di ospitare, non un sito, ma un intero sistema sui suoi server. Questo è reso possibile dalle tecnologie di virtualizzazione, come vmware, hyper-v o XEN, che consentono di creare su un singolo server, tanti altri server virtuali con il loro sistema operativo e completamente autonomi fra loro. A livello di gestione non è vi è differenza dal punto di vista software, fra un dedicato e un vps (nel caso del server dedicato, è compito del cliente occuparsi anche dell'hardware). Le VPS, offrono un ambiente nettamente più isolato (anche se il livello esatto, dipende dalla piattaforma impiegata), e sarà compito dell'utente selezionare e installare il sistema operativo e configurare tutti i servizi. In genere le vps sono vendute con preinstallati tutti i software più comuni e un pannello di controllo. Tuttavia rimane comunque l'onere di curarne gli aggiornamenti e prima o poi per qualche problema, se non si ha esperienza nella gestione dei server, sarà necessario farsi aiutare da qualcuno. Infatti è sempre consigliabile, quando si acquista una vps, avere le giuste competenze o altrimenti di acquistare anche un servizio managed. I problemi di sicurezza sono sempre dietro l'angolo e talvolta è persino difficile capire che il proprio server è stato compromesso. I vantaggi: Ambiente isolato, possibilità di installare il software che più ci piace e configurazionipersonalizzate. Gli svantaggi: Abbiamo un server da gestire e configurare. Cosa devo acquistare? La risposta chiaramente non è unica, ma dipende dal proprio sito. Il principio dovrebbe essere in linea generale: se non abbiamo esigenze di software e configurazioni particolari, e non prevediamo una crescita "esplosiva" del traffico, possiamo tranquillamente collocare il nostro sito su un piano di hosting. Infatti questo servizio esiste per quasi tutte le necessità, si và da hosting ultra economici sotto i 10 euro annui, sino ad arrivare ad hosting professionali da diverse centinaia di euro annue, che possono ospitare servizi davvero molto trafficati senza problemi. Se invece siamo in presenza di esigenze software e configurazioni particolari (si pensi ad APC, un opcode accellerator di PHP, che raramente viene offerto su hosting e che può velocizzare parecchio il nostro sito), di un uso intensivo di alcune risorse (CPU, RAM), o ancora si ha in previsione una crescita esplosiva del traffico, ma soprattutto siamo in grado di provvedere alla configurazione e alla messa in sicurezza del server o abbiamo almeno un budget abbastanza largo da permetterci un servizio managed, possiamo optare per un VPS. Per ulteriori approfondimenti Quale è la differenza tra webhosting e VPS
  24. Cosa è Amazon AWS? Amazon, è senz'altro fra i più grandi e famosi provider di cloud computing. Infatti, il famoso negozio universale, ha allargato il proprio mercato di riferimento giungendo a rilasciare AWS, Amazon Web Services, una completa linea di servizi per il cloud computing, che vanno dai server virtuali, ai database, allo storage, ai servizi di ricerca e molto altro ancora. Fra i grandi vantaggi di questa soluzione, vi è la possibilità di tariffazione a base oraria o a consumo, la possibilità di espandere le caretteristiche della macchina in pochi click o via API, l'alta disponibilità del servizio e la disponibilità geografica, visto che amazon ha installato la propria infrastruttura in diverse aree del mondo. Come iniziare? *****ATTENZIONE**** Vi raccomando di fare tutte le operazioni con la massima cautela, dopo aver letto e compreso il listino prezzi di Amazon, così da essere coscienti delle spese che vi saranno addebitate per ogni opzione o servizio e per evitare di incorrere in costi eccessivi o peggio indesiderati. ******************* 1) Per prima cosa dovete registrarvi al servizio, cosa non proprio istantanea, visti i controlli di sicurezza per accertare l'esistenza della persona. È comunque un operazione che non dovrebbe destare particolari problemi. 2) Fatto ciò, potremo finalmente accedere alla "Console" di Amazon AWS. Da qui entriamo nella sezione EC2. 3) Entrati nella sezione, potete notare in alto a destra, che vi indicherà la regione e il datacenter in cui state operando. Lì, potrete selezionare quelle che più vi piace, tuttavia fate attenzione poichè i costi del servizio variano di regione in regione. 4) Clicchiamo a questo punto sul pulsante blu "Launch Instance" che vi condurrà al wizard per la creazione della macchina virtuale. 5) Qui vi sarà chiesto quale tipo di wizard preferite, io vi consiglio di scegliere, almeno all'inizio, per prendere dimestichezza, il "Classic Wizard". 6) Adesso dovrete scegliere la AMI (Amazon Machine Image), cioè l'immagine di sistema da installare. Amazon ne offre diverse di default, ma sono anche disponibili AMI della comunità e altre AMI sul marketplace. Attenzione non tutte le AMI sono gratuite, ma possono avere diverse tipologie di tariffazione come la AMI di Windows (spesso hanno un surplus a base oraria). 7) Scelta la AMI, ci condurrà ad una schermata dove possiamo selezionare il numero di istanze da creare e il tipo di istanze (vi consiglio di consultare sempre il listino prezzi prima di effettuare la scelta). Inoltre potremo scegliere se lanciare normalmente l'istanza con "Launch Instace", oppure se lanciare un istanza spot, con "Request Spot Instance". Quello che cambia è la tariffazione, nel primo caso abbiamo la tariffazione classica di Amazon, nel secondo invece faremo richiesta per avere un istanza dal costo variabile, che essenzialmente dipende dalla disponibilità di risorse inutilizzate da Amazon. In genere hanno un costo più basso, ma possono avere picchi che possono azzerare il risparmio o addirittura costare più dell'istanza normale. Per questo è possibile inserire un limite di budget orario, che al raggiungimento della soglia spegnerà la macchina. Rinvio comunque l'utilizzo delle istanze spot, a quando si avrà più padronanza della piattaforma, quindi scegliamo "Launch Instace", e qui possiamo selezionare la zona di disponibilità. Per adesso possiamo ignorare questo parametro e lasciarlo inalterato. Facciamo quindi "Continue". 8) Giungeremo adesso alla schermata "Instance Details", anche qui possiamo lasciare per adesso tutto inalterato, e fare di nuovo "Continue" fino a raggiungere alla schermata "Create Key Pairs". 9) Qui, se non abbiamo mai eseguito la procedura, sarà necessario scegliere "Create a new key pair". Inseriamo nella prima casella il nome che vogliamo dargli e poi facciamo "Create & Download your Key Pair". Adesso scaricherete la chiave, da conservare in un posto sicuro, che sarà necessaria per accedere alla vostra macchina tramite SSH. 10) Fate di nuovo "Continue" e vi troverete alla configurazione del firewall. Assicuratevi che la porta 22, per l'SSH, sia aperta in modo da poter accedere al server, e fate di nuovo "Continue". 11) Ricontrollate adesso il riepilogo per la creazione della macchina mostrato a questo punto della procedura, e se va bene, potete fare "Launch", inizializzando così l'istanza. Adesso dovrete attendere la generazione della macchina che impiegherà qualche minuto, fino a quando vi dirà che l'istanza è in esecuzione. A questo punto nei dettagli potrete vedere l'indirizzo IP. 12) Non vi resta che aprire, supponendo avete scelto una AMI linux standard, Putty (che potete scaricare cercando su Google). Inserite l'indirizzo del server. Poi prima di fare "Open", andate nel menù ad albero a sinistra in Connection->SSH->Auth e selezionate il file con la chiave che avete scaricato prima nel campo "Private key file for authentication". Tornate indietro e fate "Open". Adesso dovreste essere finalmente riusciti ad accedere alla vostra macchina EC2. Complimenti! NB: Il nome utente per il login, varia da AMI ad AMI. Per ulteriori approfondimenti: http://www.hostingtalk.it/it/c_0000062S/amazon-aws-e-levoluzione-dal-commercio-elettronico-al-cloud-computing
  25. Si, ma diciamo che è più orientata ai servizi e all'esperienza. Se rileggi l'ultima parte della discussione, sembra più una discussione privata, e non legata a questo topic. Quindi secondo me è meglio che apri un topic apposito e lì potete dibattere tranquillamente aggiornandolo come un "diario" di bordo. :) Immagina di essere un utente che arriva nel topic per cercare informazioni, in cui si aspetta di trovare informazioni sul servizio, e invece si becca dopo 2-3 pagine una discussione stile chat, da cui potrà trarne ben poco. Invece, visto che sei una calamita per i DDOS, quindi hai esperienze continue, sarebbe più utile sia per te, e anche per mantenere più ordinato questo topic, che ti apra una tua discussione dedicata ;)
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