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Simone Ferracuti

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About Simone Ferracuti

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    http://www.sedo.it
  1. Salve Uno, proprio come per taxi e farmacie, se cambiasse la legislazione, se diventassero popolari estensioni migliori eccecc anche i "domain investor" avrebbero problemi. E' un loro rischio, come è rischioso acquistare una licenza da tassista o per una farmacia. Non per questo è illegale. E' un business rischioso per il quale sono necessari esperienza e intuito. Il dominio deve essere preso per farne un determinato uso, dice lei. Giusto. Ci sono registri che, nelle regole di registrazione, impongono infatti che i dns di un dominio siano attivi. Anche una pagina di parking, o un minisito ecc è un uso del dominio, che tra l'altro solitamente genera un fatturato e quei domini sono solitamente tutti attivi proprio per tale scopo. Chi decide quale uso sia migliore di un altro? Dunque se lei ha un suo sito web su un nome a dominio e arriva un'azienda che desidera fare sul dominio un uso "migliore", automaticamente quell'azienda ha il diritto di farle "espropriare" il dominio perché possa usarlo meglio di come sta facendo lei? Esistono ormai regole chiare. Se qualcuno pensa che le regole per la registrazione di un dominio non siano rispettate, dispone di strumenti sufficienti e di una chiara regolamentazione per far valere i propri diritti.
  2. Salve, ho letto adesso questo thread di qualche mese fa in merito alla compravendita di nomi a dominio, settore nel quale lavoro da consulente da ormai tanti anni. Premetto che non è mio intresse "riaccendere" la discussione che c'è stata in questo forum né credo che risponderei ad eventuali risposte a quanto scrivo, in quanto credo che il punto di vista di alcuni scriventi sia stato ampiamente trattato e discusso e non ci sa altro da aggiungere. Mi sembra giusto precisare però quanto sto per scrivere. Francamente mi stupiscono, nel tono generale dell'intera discussione, alcuni presupposti che sono a mio avviso superficiali o di parte. Ne ho individuati in particolare due, che possono essere riassunti in questo modo: 1. operatori del settore = cyberdquatters 2. operatori del settore = evasori fiscali Vengono poi più volte ribaditi concetti come "truffa", "frode", "contraffazione di marchi" ecc. Francamente mi sembra che si siano scritte cose ingiuste, e spiego ora perché. Per prima cosa, a chi dice che "è vietato vendere domini" vorrei far notare quanto segue. Se è vero che è improprio parlare di vendita di domini, in quanto un dominio è affidato in concessione, è altrettanto vero che ci sono altre categorie simili che vengono "vendute". Pensiamo alle licenze d'uso, di taxi, farmacie ecc, dovremmo arrestare tutti i cedenti allora per truffa? Per i nomi a dominio inoltre la questione è ancora più complessa: se un organismo concede qualcosa in concessione, significa che quel qualcosa appartiene a questo organismo. Ciò significherebbe che, per esempio, il registro italiano è il proprietario dei nomi a dominio e che li affida ai singoli registranti. Non è invece così, in quanto il Registro italiano amministra i domini ma non li possiede, un dominio inoltre, prima della propria registrazione, "non esiste", non appartiene a nessuno, non è stato ancora creato, il primo registrante ne è di fatto il "creatore". Se cerchiamo precisazioni giuridiche in merito quindi la questione si complica molto. Vige però il buon senso: se io sono l'assegnatario di un nome a dominio ed esso è di mio uso esclusivo fintanto che ne pago il rinnovo, e se tale dominio interessa a qualcun altro, l'unica modo perché esso possa essere ceduto è quello di trovare un accordo, che probabilmente sarà di natura economica. Se anche quindi a qualcuno può dar fastidio la parola "vendita", mi sembra che si stia discutendo di formalismi inutili. Anche nel caso di un dominio .it, chi lo "acquista" al momento del trasferimento sottoscrive elettronicamente una lettera di assunzione di responsabilità con il Registro Italiano in cui dichiara, tra l'altro di accettare le regole di registrazione e rinnovo di un nome a dominio. Ho seguito centinaia di operazioni di compravendita per conto dei miei clienti (e opero nel 95% dei casi per conto di acquirenti e non di venditori) e nessun acquirente ha mai preteso di diventare "proprietario" di un dominio o si è mai sentito "truffato" nell'apprendere che di un dominio ne diventa solo assegnatario e non proprietario. Mi sembra quindi che i toni usati fino ad ora siano una pura esagerazione. Vorrei inoltre aggiungere che i nomi a dominio hanno un valore reale e oggettivo. Se così non fosse, vorrei sapere come mai grandi aziende, dirette da persone sicuramente non ingenue, spendono anche milioni di dollari per acquistare nomi a dominio. Qualche esempio? - FB.com, acquistato da Facebook nel 2010 per 8,5 milioni di dollari - pizza.com, già citato qui, venduto per 2,5 milioni di dollari - tanti altri domini acquistati da grandi marchi internazionali (PC.com da Intel, Book.com e BN.com acquistati dal grande concorrente di Amazon in USA, Barnes&Noble, ecc) Ma non pensiamo che questo fenomeno sia solo americano o straniero. Come domain consultant ho aiutato grandi aziende ad acquistare importanti domini per il loro business: - prestiti.it, acquistato per 192.000 Euro - giochi.it, acquistato per 300.000 Euro (e venduto da Nexta, una società del Fiat Group) e tanti altri nomi di grande qualità, come cloud.it, appartamenti.it, risultati.it ecc ecc Nessun acquirente è forzato nell'acquistare un dominio, ma decide di acquistare un determinato dominio che corrisponde a determinati criteri di qualità e di spendere un importo evidentemente corrispondente piuttosto di accontentarsi di un nome di minor qualità. E' dunque importante fare una grande distinzione tra due categorie di domini: - domini "generici", cioè composti da parole d'uso comune e, di conseguenza, non di uso esclusivo di una singola azienda o marchio, e che sono tradizionalmente l'oggetto della compravendita di questo mercato - domini che coincidono a marchi registrati. Qui, per quanto effettivamente negli anni passati ci siano stati spiacevolissimi fenomeni di cybersquatting molto diffusi, la legislazione e casistica sempre più ampie e dettagliate accumulate negli anni permettono ormai una certa tutela e garanzia ai possessori di marchio e hanno fatto sì che il fenomeno si sia decisamente e fortunatamente ridotto. Di questo fenomeno si è ampiamente trattato qui, non ho altro da aggiungere. Bisogna però chiarire un altro principio fondamentale, che si è fino ad ora omesso in questa discussione. Avere un marchio non dà "diritti universali" su quella determinata parola. Se così fosse, non esisterebbero marchi uguali per categorie merceologiche distinte. Questa pluralità d'uso si riflette anche nei domini. Il possessore di marchio non può automaticamente vantare diritti su un determinato dominio se non esistono dei presupposti chiariti dalle leggi vigenti in materia. Uno di questi presupposti è la malafede. Se un utente possiede un dominio magari da qualche anno e oggi un'azienda crea un marchio corrispondente, non sarebbe un atto di prepotenza pretendere che il possessore del dominio ceda all'azienda questo nome solo perché essa ne ha registrato un marchio? A mio parere lo è. Dello stesso parere è la legge, in Italia come all'estero, che per esempio in un caso come questo decreta che manca il principio di malafede e quindi l'assegnazione d'ufficio al richiedente non può avere luogo. A chi poi condanna indiscriminatamente tutti i "domainer" e tenta di recuperare "con la minaccia di una causa" qualsiasi nome a dominio vorrei far presente che in USA tali atteggiamenti intimidatori sono stati fortunatamente chiariti come altrettanto gravi dello stesso cybersquatting e vengono definiti "reverse domain hijacking" (Reverse domain hijacking - Wikipedia, the free encyclopedia). In Italia si sono fatti grandi passi in avanti per la tutela dei marchi. Spero che si facciano altrettanti passi in avanti per tutelare i registranti dei nomi a dominio contro chi effettua abusi al contrario. Due parole sul valore dei domini. Affermare che domini registrati con lungimiranza magari una decina di anni fa debbano essere ceduti "al prezzo di costo" ha lo stesso valore di dire che un terreno edificabile nel centro di una città, per esempio Roma, debba avere lo stesso valore che magari aveva 50 anni fa, senza considerare le mutate condizioni del mercato. Proprio perché chi lo ha registrato per primo mantiene diritti su tali nomi, se qualcun altro desidera quel nome non può privarlo di un diritto acquisito e deve necessariamente raggiungere un accordo per una cessione. Su questo principio non capisco come si possa avere visioni diverse... Infine, vorrei precisare che le aziende che operano nel settore nono sono gestite da "ragazzini" che "registrano domini al prezzo di costo" per rivenderli a 100 o 1000 volte il costo di registrazione, sono invece imprenditori che fanno business. Si parlava di un'azienda con 28.000 domini quasi come se avere quei domini fosse una colpa. Vorrei far presente che questa azienda deve pagare ogni anno 28.000 rinnovi, paga soldi quindi che vanno probabilmente ad un hosting provider, che pagherà 126.000 Euro/anno al Registro Italiano che, con questi soldi, probabilmente può mantenere almeno 4 impiegati. L'azienda che possiede tutti questi domini genera inoltre posti di lavoro per i suoi impiegati e paga le tasse (il fatto che queste aziende diano il proprio accordo a pubblicare le transazioni effettuate è, in sé, una prova di buona fede e che non hanno nulla da nascondere in materia di evasione fiscale, come incredibilmente nel corso di questa discussione si è lasciato intendere). Sono poi numerosissimi i casi di investimento di queste aziende nell'aquisto di nomi a dominio allo scopo di fare business con assunzione di grandi rischi. Penso per esempio ad una grande azienda internazionale, la Domain Invest, che spese nel 2009 100.000 Euro per acquistare due domini tedeschi, gartenmöbel.de e gartenmoebel.de ("mobili da giardino"). Dopo averli acquistati avviarono una grande campagna promozionale che si concluse con la vendita al leader tedesco del settore dei mobili da giardino per 300.000 Euro. Conosco d'altra parte anche tanti casi in cui investimenti rischiosi non sono stati così fortunati. Si tratta comunque sempre di gente molto esperta che, per fare questo business deve saper rischiare e evidentemente saper fare bene il proprio lavoro, altrimenti si rischia di perdere molti soldi con costi di rinnovo elevatissimi e investimenti rischiosi. Quindi nella maggior parte dei casi si tratta di bravi imprenditori. Mi sembra quindi molto scorretto accusare un'intera categoria di "truffe", "cybersquatting", "contraffazioni di marchi" ecc, quando ci sono numerose persone che lavorano duramente, pagano tasse, contribuiscono a tenere in piedi l'intero sistema dei nomi a dominio (pagando costi di rinnovo dei domini nel complesso molto elevati), danno posti di lavoro e che soprattutto, ci tengo a sottolineare, rispettano tutte le regole vigenti in materia.
  3. Simone Ferracuti

    SEDO - dominio.eu - iniziare TRADE?

    Ciao, ho parlato con i colleghi del team di trasferimento e, anche se in questa sede non hai citato il dominio, mi hanno detto che il problema dovrebbe essere risolto e che dovresti aver scelto un provider straniero. In ogni modo a quanto mi risulti gli italiani non sono ancora molto preparati nelle operazioni di "trade" e consentano automaticamente solo quelle di "transfer", cioè di cambio di provider/registrar senza cambio di registrante. Stranieri con i quali lavoriamo molto bene per il .eu sono per esempio DomainDiscount24 o Register.eu. Saluti, Simone
  4. Simone Ferracuti

    Sedo e il mercato secondario di Domini

    Buongiorno Pino, grazie per la sua domanda. Il "minimum offer" di Sedo è uno strumento spesso utilizzato dai proprietari dei domini per scremare tutte le offerte sicuramente non interessanti che essi ricevono per domini di qualità. Sedo fornisce quindi uno strumento, di cui utenti più seri o semplicemente con più senso degli affari fanno regolarmente buon uso. C'è purtroppo chi, come in questo caso il proprietario del dominio a cui lei è interessato, non capisce che un comportamento di questo genere non può che far sfumare la trattativa. D'altra parte noi di Sedo non pensiamo che sia utile porre limitazioni nel senso da lei indirettamente proposto (come per es. far sì che il "minimum offer" non deve discostarsi da un TOT% dal prezzo di vendita ecc) perché porterebbe semplicemente a... non utilizzare lo strumento. L'utente che, a una richiesta minima di 1.000 EUR, rilancia con 70.000 EUR, probabilmente a quel punto non inserirebbe alcun "minimum offer" e ad una sua prima offerta di base farebbe direttamente un'altissima controfferta. Mi dispiace per quanto le sia capitato. Se il dominio è per lei molto importante potrebbe prendere in considerazione la possibilità di ordinare un nostro servizio di brokeraggio, attraverso il quale un nostro broker entrerebbe in contatto diretto con il proprietario del dominio e potrebbe provare a farlo ragionare verso cifre più consone all'andamento del mercato. Se avesse bisogno di ulteriori dettagli mi contatti con un messaggio privato: sarà mio piacere fornirle tutte le indicazioni di cui ha bisogno. Cordiali saluti, Simone
  5. Grazie Claudio, attendo allora i dettagli in PM. Nel frattempo posso dirti che non ci saranno problemi, se tutto è avvenuto tramite il nostro transfer center :) Saluti, Simone
  6. Ciao Claudio, una domanda: tutte le informazioni riguardo l'intestazione ti sono giunte tramite il tuo pannello di controllo di Sedo (il "transfer center")? O è stato frutto di un accordo privato senza informare il transfer agent di Sedo? Per evitare problemi infatti è sempre bene informarci :) In ogni modo mandami un messaggio privato o informarmi su uno dei nomi a dominio ceduti e chiarisco la situazione internamente con i miei colleghi. Saluti, Simone
  7. Simone Ferracuti

    contracts at SEDO worth nothing?

    Ciao Marc, abbiamo già avuto modo di parlare di questa faccenda in privato e noto (e naturalmente comprendo benissimo) che essa ti stia molto a cuore. Come ho avuto modo di dirti già in privato, i miei colleghi tedeschi e americani se ne stanno occupando. Per il resto, desidero ricordare che acquirente e venditore hanno effettuato un contratto di acquisto, legalmente valido e fornito da Sedo. Come puoi ben comprendere, non spetta a noi di Sedo decretare chi abbia ragione o torto, ma ci sono organismi preposti a questo genere di operazioni. Quello che Sedo fa è fornire un contratto di acquisto valido e, nel caso in cui la transazione non vada per il verso giusto, fornisce alla parte che si dichiara lesa i dati di registrazione della parte che non ha rispettato gli accordi. Il ruolo di Sedo rimane d'altra parte di semplice tramite. Ripeto: non abbiamo poteri giudiziari. Far rispettare un contratto di vendita non è infatti competenza di un'impresa privata. Puoi però avvalerti di tutti i mezzi legali e giudiziari per reclamare l'acquisto del dominio e il mancato rispetto dei termini del contratto. Ti sono già stati forniti i dati del venditore, vero? Se hai altri dubbi o domande puoi contattare i miei colleghi che si occupano direttamente della vicenda. Saluti, Simone
  8. Simone Ferracuti

    aste di dotMobi su Sedo

    Ciao a tutti, il 3 ottobre si è conclusa l'asta di domini .mobi effettuata su Sedo dal registro di domini dotMobi. E' il primo caso in cui un registro di domini vende direttamente i propri domini all'asta e come partner per questa operazione è stato scelto Sedo. Sono giunte offerte da 34 paesi e i nomi a dominio che hanno raggiunto i prezzi più alti sono hosting.mobi (101.000 USD), bank.mobi (51.501 USD), download.mobi (51.500 USD), currency.mobi (47.000 USD) e insurance.mobi (42.005 USD). Anche alcuni nomi a dominio italiani sono stati messi all’asta e hanno ottenuto un discreto successo: casa.mobi ha ricevuto 29 offerte ed è stato venduto per 5.200 USD. Finanza.mobi ha ottenuto con ben 68 offerte il prezzo di 3.433 USD. Telefono.mobi è stato venduto per 750 USD. Nessuno degli acquirenti è però italiano Il 31 ottobre ci sarà una nuova asta da dotMobi su Sedo, con grandi nomi quali car.mobi, kiss.mobi, love.mobi e molti altri. La lista completa e le regole di partecipazione le trovate su: http://premiumauction.mobi
  9. Simone Ferracuti

    Sedo e il mercato secondario di Domini

    Ciao Pluto, grazie della domanda: noi ce la mettiamo sempre tutta nelle pratiche che gestiamo. Lo scopo di Sedo è quello di raggiungere un giusto prezzo attraverso le giuste argomentazioni. Non posso fornire un dato specifico, visto che ogni caso è diversissimo dagli altri... Diciamo che per lo meno riusciamo, solitamente, a guidare le pretese del venditore verso un'offerta equa ed equilibrata :)
  10. Simone Ferracuti

    Sedo e il mercato secondario di Domini

    Ciao Giovanni81 e grazie per le tue domande :) 1. Non c'è attualmente differenza tra le varie "versioni" di Sedo. Continuano ad esistere per ora solo le 4 lingue principali (inglese, tedesco, francese e spagnolo). Puoi già "switchare" tra una lingua e l'altra, ma non ancora l'italiano. Però ho una novità: è in progetto la pagina di Sedo in Italiano che dovremmo avere, spero, entro la fine dell'anno. 2. Questa domanda è spinosa ;) Non sono un esperto legale, preferisco non entrare dunque nei dettagli. Posso dirti che in ogni modo non puoi "vendere" un dominio (ma in questo caso nessun dominio) in quanto non è tuo, ma lo hai solo in concessione per la durata accordata con il tuo provider. Puoi però cedere la concessione d'uso di un dominio .it in cambio di un compenso in denaro :)
  11. Simone Ferracuti

    Sedo e il mercato secondario di Domini

    Ciao Luca, Sedo percepisce il 10% del prezzo di vendita come commissione. La commissione minima è di 50 EUR per i TLD generici (.com, net ecc). Per i domini .it è di 150 EUR. Mi dispiace che questa percentuale ti sembri elevata, considera però che è normale per questo tipo di servizi. Pensa inoltre al servizio che offriamo: il nostro sistema permette di vendere e acquistare facilmente domini in tutto il mondo. Quando due domainer raggiungono un accordo, offriamo garanzie per il trasferimento del denaro e del dominio. L'utilizzo della piattaforma e dell'asta sono gratuiti, e si paga una commissione solo se si vende un dominio. Abbiamo quasi 400.000 clienti sparsi in tutto il mondo e più di 7 milioni di domini in vendita. Richiediamo il pagamento della commissione solo dopo il raggiungimento dell'accordo di vendita. Ti faccio un esempio: ora mentre ti scrivo è in scadenza l'asta del dominio mangas.com. Il proprietario del dominio ha avuto la possibilità di mettere in vendita gratuitamente questo dominio. Sta ricevendo offerte da tutto il mondo, offerte che stanno facendo aumentare sempre di più il prezzo, in questo momento pari a 56.000 USD. Due settimane fa abbiamo venduto tramite asta il dominio chinese.com per 1.100.000 USD. Questi domini erano registrati da molto tempo, ma solo la visibilità che hanno raggiunto attraverso il nostro portale, e in particolare attraverso l'asta, ha permesso di venderli per queste somme. Il proprietario di chinese.com era pronto a cedere il suo dominio per 200.000 USD e ha ottenuto, grazie alla nostra asta, più di 5 volte di più del prezzo di vendita desiderato. Non ci siamo meritati il 10% del prezzo di commissione per il servizio offerto? ;) Considera infine il processo di trasferimento: se vendi un dominio privatamente, per esempio, ad un Coreano, come gestisti la trattativa? Richiedi prima il pagamento? Il coreano potrebbe temere di non ricevere poi il dominio e chiedere a te di effettuare prima il trasferimento. Ma anche tu non avresti garanzie. In caso di problemi la parte danneggiata avrebbe l'unica possibilità di fare una causa (se c'è stata prima la firma di un contratto legale di vendita - con spese di avvocati ecc) nel paese della parte danneggiante. Noi di Sedo richiediamo d'apprima il pagamento su di un nostro conto fiduciario, assistiamo poi nel trasferimento del dominio (cosa tra l'altro non sempre semplice e che richiede l'intervento di esperti) e a trasferimento ultimato versiamo i soldi al venditore. Con piena sicurezza per tutti. In sostanza: se vendi un dominio in Italia e l'acquirente ti sembra una persona onesta, effettivamente il nostro servizio potrebbe risultare caro. Nel caso i cui tu stia vendendo un dominio di qualità, i rischi di vendita potrebbero comunque essere consistenti. Qualora qualcosa andasse storto dovresti poi ricorrere ad un avvocato o ad una causa. Il nostro sistema di offre invece qualità e sicurezza e, se pensi ai possibili rischi, vale alla fine il costo richiesto. Se vendi all'estero, invece, direi che ricorrere al servizio di piattaforme come Sedo sia l'unica soluzione valida :) Se raggiungi un accordo esternamente a Sedo e desideri utilizzare il nostro servizio di trasferimento, percepiamo solo il 3% di commissione (rimangono però invariati i prezzi minimi di 50 e 150 EUR).
  12. Simone Ferracuti

    Sedo e il mercato secondario di Domini

    Ciao Stefano, ti ringrazio per il tuo intervento. Risponderò con piacere alle tue domande. La prima in particolare mi sembra molto interessante. Sedo offre la propria tecnologia anche a vantaggio di player del mercato primario di domini. Abbiamo moltissimi partner internazionali, sia registrar, che provider di hosting e housing che integrano i loro servizi con i nostri. Un frutto di questa combinazione è l'integrazione Whois: quando un user tenta di registrare un dominio con un nostro partner, se il dominio è occupato e in vendita su Sedo, l'user ne sarà informato e potrà provare ad acquistarlo piuttosto che cercare un'alternativa. Un altro prodotto interessante è il RegistrarParking. Questa soluzione sostituisce le pagine "Under Construction" o "Error 404", che appaiono nel caso in cui venga digitato nel browser un nome a dominio inutilizzato o una URL errata, con una pagina di cortesia con link pubblicitari. Qualche esempio: london-hostels.com o palcom.de o viva.fr. Ciò permette al provider di monetizzare traffico "inutilizzato". In Italia non ci sono ancora partner che utilizzano questi prodotti, che sono ancora visti con un po' di "sospetto", ma abbiamo tanti partner internazionali che se ne avvalgono da tempo (si vedano gli esempi indicati). Negli USA i più grandi registrar sono andati anche oltre iniziando a specializzarsi direttamente nel mercato secondario. Pensiamo a GoDaddy, il maggior registrar al mondo, che offre già servizi di parking e si avvale di soluzioni quali il RegistrarParking per i domini in gestione inutilizzati. Per il nostro servizio di brokeraggio: qualora un dominio di vostro interesse fosse già occupato e non in vendita (magari perché sviluppato) potete affidare la contrattazione di acquisto a Sedo. Un nostro team di brokers valuterà per voi il dominio e gestirà la contrattazione di acquisto. Il dominio più caro acquistato grazie al lavoro di intermediazione dei broker di Sedo è stato vodka.com, per 3 milioni di dollari.
  13. Simone Ferracuti

    Parking di domini

    Ciao, vorrei approfittare della grande disponibilità di Hostingtalk per presentare il nostro servizio di Parking e per offrire in anteprima la guida al parking su Sedo in italiano. Il parking è una risorsa per trasformare domini inutilizzati in piccoli portali pubblicitari. Un esempio di pagina di parking è il dominio maneggi.it I grandi vantaggi del parking rispetto ad altri sistemi PPC sono: L’esattezza dei link pubblicitari generati in base ad una parola chiave determinabile dal proprietario del dominio La facilità d’uso (basta puntare i domini sui nostri DNS) La personalizzazione delle pagine Il fatto che il servizio è gratuito Il parking è una risorsa attualmente adottata da numerosissimi domainer in tutto il mondo. Uno degli svantaggi del parking è che i domini non possono essere indicizzati. Il traffico possibile è dunque solo Type-In, cioè digitazione diretta del nome a dominio nel browser, oppure il traffico residuo degli expired domains. Altri sistemi di generazione di traffico, detti “non naturali”, sono considerati dai nostri partner pubblicitari come non regolari. Perché un dominio in parking renda al meglio è necessaria una buona ottimizzazione. Ottimizzare un dominio significa in sostanza impostare una parola chiave e un layout che incrementino la percentuale di click, detta clickrate (o CTR) e l’EPC (earnings per click), cioè il guadagno per ogni click. Sedo offre in proposito un ottimo programma di ottimizzazione, premiato per due anni di seguito alla maggior conferenza internazionale di domainer che si tiene negli USA, il T.R.A.F.F.I.C., il programma SedoPro. Tale versione è riservata ai clienti SedoPro, quelli cioè da noi classificati come “professionisti”. E’ comunque disponibile da alcuni mesi una versione avanzata Light per utenti normali, di cui forniamo in anteprima, come già accennato, il manuale in Italiano. Spero che questo manuale sia un valido strumento per permettere a tutti i domainer una migliore ottimizzazione dei propri domini in parking. Il manuale è disponibile al seguente link: http://www.hostingtalk.it/dload/Sedoparking-Manuale.pdf
  14. Ciao a tutti, sono Simone Ferracuti, il Country Manager per l’italia di Sedo. Accettando il gentile invito di Hostingtalk.it vorrei presentare in questo forum Sedo e la sua attività. Sedo è attualmente il maggior player mondiale nel mercato secondario di Domini. Appartiene al gruppo United Internet, uno dei maggiori ISP al mondo, strutturato con una segmentazione marketing che riguarda tutti i settori di internet, dalla registrazione dei domini, all’hosting, fino all’online marketing. I prodotti che Sedo offre si incentrano principalmente su due diverse categorie: La compravendita di nomi a dominio Il parking di nomi a dominio Il servizio che ha reso Sedo famoso in tutto il mondo è la nostra piattaforma di compravendita di domini. Privati user possono mettere in vendita i propri domini e gestire le trattative direttamente con gli interessati. La piattaforma, in continua crescita, annovera attualmente più di 7 milioni di domini in vendita. Ulteriori servizi legati a questo ambito sono: valutazione, trasferimento, brokeraggio (cioè gestione della contrattazione per domini non in vendita su Sedo) e asta online di domini. L’altro grande servizio che offriamo a user privati è il parking. Esso rende i domini inutilizzati delle piccole piattaforme commerciali, sulle quali appaiono link pubblicitari a tema specifico determinati da una parola chiave scelta dal proprietario del dominio. Le pagine di parking sono inoltre personalizzabili attraverso differenti layout e foto. Sedo è nata in Germania 6 anni fa. Ha attualmente due Sedi: a Colonia (Germania), da cui scrivo, e a Boston (USA). Da circa un anno siamo attivi in Italia, dove cerchiamo di sviluppare un mercato tuttora piuttosto piccolo, ma con grandi possibilità di sviluppo. Per ora siamo gli unici della categoria ad offrire un servizio in lingua in molti paesi, in cui sono in atto strategie di sviluppo specifiche. Oltre che nei 5 mercati principali, in cui Sedo è ormai ben affermato (Germania, USA, Gran Bretagna, Francia e Spagna), è attualmente in atto una politica di espansione affidata a Country Manager nazionali in differenti paesi e regioni, tra cui Italia, Benelux, Scandinavia, Giappone, Cina e Corea. Sedo offre attualmente assistenza ai propri clienti in 22 lingue, tra cui naturalmente quella italiana. Rimango a disposizione di questo forum per qualsiasi domanda su di noi e sui nostri servizi.
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