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Uno

Contratti e sistemistica legale (politiche clientelari)

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Oggi come oggi qualsiasi attività commerciale ha bisogno di alcune figure professionali in maniera più o meno costante, per esempio l'immancabile e indispensabile commercialista e sempre più spesso un ufficio legale di fiducia.

Mentre il primo di solito si paga annualmente in una sorta di abbonamento che comprende tutte le incombenze fiscali, il secondo di solito si chiama alla bisogna e quando non se ne può fare a meno, almeno nelle piccole realtà. Grosse società hanno un rapporto con degli studi legali che è simile a quello del commercialista.

 

Io personalmente negli affari come nella vita sono sempre stato un simpatizzante del "patti chiari amicizia lunga". A me piace mettere in chiaro, in entrambi i sensi, tutto, dalle condizioni ai prezzi, da cosa è ordinario a cosa è straordinario, da cosa è garantito a cosa non lo è. Altri vedo che lavorano per prendere il cliente non importa come, se serve mentendo o anche solo omettendo alcune cose o promettendo e/o garantendo cose che poi non danno. Sono dell'idea che c'è mercato per entrambe le tipologie di professionisti, uno lavora sul cliente fedele, l'altro sul prenderne e che duri finchè dura.

 

Dal mio punto di vista il cliente fedele raramente crea problemi, ci si conosce, lui sa cosa ha, cosa perderebbe, cosa può chiedere e/o sperare e cosa non può pretendere. Il cliente che cambia in continuazione ed arriva attirato dai luccichini cerca di pretendere, giustamente, quello che gli si è promesso e spesso entra in conflitto.

Una buona fetta della possibilità di avere uno dei due tipi di clientela è imputabile a contratti, modulistica, sito e offerte.

Per alcune di queste cose bisogna trovare i professionisti giusti e/o saper mediare quando complicano le cose o viceversa accettare ed essere felici che lo facciano.

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In linea di massima mi trovi d'accordo su tutto, però mi è capitato qualche volta che il cliente fidelizzato formulasse delle richieste abbastanza singolari.

 

Alle volte credo che sarebbe forse meglio mantenere le distanze e chiarire i ruoli fin da subito, però questo va contro la mia politica di azienda piccola e che preferisce trattare i clienti come esseri umani e non come numeri.

 

Ciao,

 

Fabrizio

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anche io personalmente sono della politica "patti chiari amicizia lunga".

va bene voler fare i simpatici e via di seguito, ma un cliente è pur sempre un cliente e deve esserci sempre quel "rispetto" reciproco.

 

per esempio trovo assurdo il dare del "TU". In fin dei conti tra il cliente ed il provider c'è un rapporto di lavoro non di amicizia. e tale deve rimanere se il provider non vuole avere poi grattacapi in futuro.

 

io se fossi un provider e mi ritroverei un ticket aperto del tipo " we ciao bello allora ci sarebbe sto problema da sistemare.. etc " darebbe non poco fastidio .. :cartello_lol:

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io sono un tipo "simpatico" e mi piace anche scherzare ma questo si innesta su uno strato di professionalità alla base del servizio.

Poi sono in confidenza e mi do del "tu" con alcuni clienti e del "lei" con altri.. spesso l'una o l'altra richiesta partono proprio dal cliente e mi sembra inutile rimanere ingessato in un "formalismo" fine a se stesso.

Ovviamente il rispetto è sempre necessario e presente anche tra "amici" lo do e lo pretendo.

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