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L'Europa è a favore degli standard aperti: una scelta elegante nel business

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previewNeelie Kroes, responsabile dell'Unione Europea per l'Agenda Digitale, la scorsa settimana nel corso dell'evento Open Forum Europe, non ha esitato a definire gli standard aperti come una scelta vincente per qualsiasi compagnia che voglia di fatto permettere ai propri clienti o utenti di lavorare ed espandere i propri prodotti, senza alcun vincolo particolare.

 

 

 

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Argomento interessante e classico intervento "politico" con tanti buoni intenti e poca sostanza.

 

Che oggi vada di moda parlare di Open Source è assodato. Anzi, si è arrivato ad identificare l'Open ai "buoni" (diciamo a Luke Skywalker) ed il vecchio padre Closed al cattivissimo Darth Vader passato al lato oscuro della Forza.

 

Peccato che il mondo reale non ha tinte ad 1 bit, bensì una bella scala di chiaroscuri e così, ancora una volta, spingendo codice aperto, non si fa altro che avvantaggiare aziende di un certo spessore che l'Open possono permetterselo a scapito di piccole e medie imprese.

 

Ah, dimenticavo, Open Source è un mondo tutto molto bello, salvo poi, quando si vuole una versione enterprise, dimenticarsi di tutto ed infilare licenze "spesse". E' pieno di software che gira in questo modo e no, utilizzando il pacchetto Open si è più liberi solo sulla carta perchè poi implementare le feature avanzate costerebbe di più della licenza stessa.

Risultato?

 

L'Open Source diventa il trampolino di lancio per un pacchetto commerciale bello chiuso. Forse la Kroes, tutta intenta a vedere il mondo a tinte rosa e cuoricini, si è già dimenticata delle feroci critiche verso RedHat o dei dubbi più volte espressi su OpenXChange. Ed anche Canonical, tanto amica del mondo con la parolina magica Ubuntu comincia a far storcere il naso ai più estremi sostenitori del codice libero virale... vedremo.

 

Aggiungo che la Kroes, prende anche un secondo abbaglio madornale confondendo Open Source con Open Standard. Probabilmente, la sua scarsa preparazione, ha giocato a sfavore, infatti non è assolutamente automatico che un software chiuso non rispetti standard aperti e viceversa, magari potrebbe dare un occhiata alla storia del supporto agli standard Web dei vari browser e, se preferisce, provare ad installare una bella Fedora su tutti i PC di una PA rendendosi conto di avere una beta a cielo aperto sulle macchine.

 

Insomma, gli standard aperti sono un bene e lo è anche l'open source, ma ascriverlo a modello di business sempre e comunque è un errore madornale, mi rendo conto, però, che al "popolino informatico" un po' di gratificazione et panem et circensem va dato.

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IMHO, non e' proprio cosi' come dici: ci sono aziende medio-piccole (in cui ho lavorato) che facevano del software aperto/libero lo strumento principale per il loro business.

 

spesso queste aziende riescono ad offrire ai clienti soluzioni basate su software aperto/libero a costi relativamente contenuti e buoni risultati.

per quanto riguarda il costo delle licenze, beh, nessuno ha mai detto che il software libero e' un software gratuito: RedHat (ok si e' un colosso) si fa pagare per il software che sviluppa, ma poi viene rilasciato in GPL e se vuoi il supporto lo paghi.

 

ci sono PA (come il comune di Napoli, per esempio, od alcune amministrazioni tedesche) che hanno effettuato una migrazione al software libero utilizzando GNU/Linux come sistema operativo; indubbiamente la cosa e' lenta e graduale, ma non ci si puo' certo aspettare che da un giorno all'altro si faccia un passo del genere.

tra l'altro tu parli di fedora come una beta a cielo aperto, il che e' vero essendo il ramo sperimentale di RedHat, ma non credere che mantenere postazioni (per non parlar dei server) windows comporti meno problemi, anzi.

 

la cosa che invece e' sottovalutata e' la questione degli standard: e' piu' importante essere sicuri che il file prodotto da Microsoft Word sia lo stesso che si produce con iWork o con OpenOffice, piuttosto che combattere per l'adozione di un determinato software.

una volta che lo standard e' consolidato ed aperto, allora poi ognuno sceglie cio' che vuole usare. ma forse cio' spaventa chi scrive software che produce uno standard chiuso?

 

my 2 cents

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Si la distinzione tra open standard e open source c'era nel testo ufficiale, e infatti il richiamo finale all'open source è un parere del tutto a parte rispetto al discorso principale. Sulla necessità di standard aperti sono più che d'accordo, basta vedere il bisogno che si ha ora con tecnologie come il cloud computing

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IMHO, non e' proprio cosi' come dici: ci sono aziende medio-piccole (in cui ho lavorato) che facevano del software aperto/libero lo strumento principale per il loro business.

Farci lo strumento è un discorso, farci un business è un altro.

Tutti noi (io per primo) usiamo come strumenti software open.

spesso queste aziende riescono ad offrire ai clienti soluzioni basate su software aperto/libero a costi relativamente contenuti e buoni risultati.

per quanto riguarda il costo delle licenze, beh, nessuno ha mai detto che il software libero e' un software gratuito: RedHat (ok si e' un colosso) si fa pagare per il software che sviluppa, ma poi viene rilasciato in GPL e se vuoi il supporto lo paghi.

Emh, RedHat non lascia tutto in GPL, anzi, ci fu una diatriba piuttosto feroce con CentOS su cosa si potesse estrapolare e cosa no.

Che il software libero non debba essere gratuito lo sanno anche i sassi, ma il modello di business legata al software stesso non funziona perchè se ti commissiono un lavoro e mi dai anche il codice, da quel momento in avanti io posso tranquillamente farti concorrenza e per moddarlo, a quanto costa un bravo indiano oggi, stai tranquillo che con i costi italiani sei morto nel giro di poco.

ci sono PA (come il comune di Napoli, per esempio, od alcune amministrazioni tedesche) che hanno effettuato una migrazione al software libero utilizzando GNU/Linux come sistema operativo; indubbiamente la cosa e' lenta e graduale, ma non ci si puo' certo aspettare che da un giorno all'altro si faccia un passo del genere.

tra l'altro tu parli di fedora come una beta a cielo aperto, il che e' vero essendo il ramo sperimentale di RedHat, ma non credere che mantenere postazioni (per non parlar dei server) windows comporti meno problemi, anzi.

Eh chi hai mai parlato di Windows :)

Sono il primo a dire che una bella Arch o una BSD danno punti a gogo ai server M$ ed Apple sotto alcuni punti di vista, ma un conto è usare un software open come strumento, un conto è viverci dello sviluppo che ne viene sopra.

la cosa che invece e' sottovalutata e' la questione degli standard: e' piu' importante essere sicuri che il file prodotto da Microsoft Word sia lo stesso che si produce con iWork o con OpenOffice, piuttosto che combattere per l'adozione di un determinato software.

una volta che lo standard e' consolidato ed aperto, allora poi ognuno sceglie cio' che vuole usare.

Infatti è proprio lì il discorso, l'adozione di standard aperti che *nulla* hanno a che vedere con il software open.

ma forse cio' spaventa chi scrive software che produce uno standard chiuso?

Ma forse no. E vedi che torniamo al discorso che l'open *spaventa* chi fa software closed, quasi come se parlassimo del paladino che va a conquistare il territorio dei cattivi.

 

Posto che io, personalmente, rilascio il codice a chi mi commissiona il lavoro, non ho le fette di salame sugli occhi ed ho anche visto, oltre agli innumerevoli vantaggi, anche i casini che l'open ha portato e che, guarda caso, mai nessuno cita.

Frammentarietà è il primo punto.

Mille software che fanno la stessa cosa e lo fanno male. Guarda Photoshop, ancora oggi pietra miliare che nessun software Open ha eguagliato e si che di progetti ce ne sono una marea.

Totale gestione del ciclo di vita alla "spera in Dio". Diteglielo alle PA che se domattina la distro che hanno scelto non viene più sviluppata devono *sperare* che qualche anima pia si metta li a tenere aggiornati i pacchetti, perchè *non* ci sono garanzie, cosa, tra l'altro, giustissima visto che il software è fornito AS IS e per chi è professionista, qualche garanzia male non fa.

Vogliamo portare un esempio più vicino agli hoster?

Pronti:

Se uno XenSource ti salta in aria, ti martelli tranquillamente i maroni e paghi qualcuno di veramente bravo a metterti le cose a posto.

Se capita lo stesso con un VMWare o uno Xen commerciale, hai un contratto d'assistenza da parte di un'azienda che ha, come primo interesse, quello di soddisfarti perchè tu compri altri pacchetti.

Entrambe le soluzioni hanno un costo, ma la seconda ha anche un contratto alle spalle e, guarda caso, per pacchetti enterprise, non tutti i moduli da aggiungere al software di base (open) è open (ma pensa).

 

In teoria, secondo gli ordini di Generale Stallman, il buon sviluppatore open source vive di consulenza ed assistenza. Tutto molto bello, ma il grande genio non dice mica che al primo rilascio ti trovi l'indiano (o cinesino) di turno che ti prende il codice e lo rivende e ci fa assistenza a 20 Dollari tagliandoti fuori dal mercato.

 

E bada bene che a me l'Open fa comodo e ne sono anche un sostenitore, ma non sotto certi termini usati nell'intervento citato perchè se un bel giorno ci fosse solo open e morissero tutte le aziende closed, l'informatica imploderebbe (no money? no jobs), forse una via più intelligente, sarebbe quello di proporre software Open corredato di contratti *obbligatori* di assistenza, in modo che chi ha sviluppato abbia anche dei diritti di guadagno sul ciclo di vita.

 

Per fare una prova un po' più determinante, basta provare a sviluppare chessò, un bel gestionale Open per ISP che funzioni davvero. Poi, vediamo quando si raggiunge il break even a colpi di consulenze.

 

EDIT:

Ah Don, non è un discorso *contro* di te eh, ti ho citato perchè sei intervenuto, rileggendo sembra un attacco ma non lo è. Chiaro che è una questione di punti di vista eh.

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Emh, RedHat non lascia tutto in GPL, anzi, ci fu una diatriba piuttosto feroce con CentOS su cosa si potesse estrapolare e cosa no.

questo succedeva tempo fa, ora praticamente tutto e' GPLv2, persino i software di management come satellite. poi si fa pagare per supporto, assistenza e servizi, ma e' un altro paio di maniche.

 

Che il software libero non debba essere gratuito lo sanno anche i sassi, ma il modello di business legata al software stesso non funziona perchè se ti commissiono un lavoro e mi dai anche il codice, da quel momento in avanti io posso tranquillamente farti concorrenza e per moddarlo, a quanto costa un bravo indiano oggi, stai tranquillo che con i costi italiani sei morto nel giro di poco.

se non erro, ma questa cosa non la so per certo, la GPL permette che tu possa vendere il prodotto fatto e finito, farti pagare e solo su richiesta fornire i sorgenti (anche a pagamento).

 

Eh chi hai mai parlato di Windows :)

Sono il primo a dire che una bella Arch o una BSD danno punti a gogo ai server M$ ed Apple sotto alcuni punti di vista, ma un conto è usare un software open come strumento, un conto è viverci dello sviluppo che ne viene sopra.

eheh ma tu parlavi di mettere su le fedora come client; attualmente sul 99% di quei client c'e' windows :P

 

Infatti è proprio lì il discorso, l'adozione di standard aperti che *nulla* hanno a che vedere con il software open.

ed e' su questo che bisognerebbe puntare, ma a quanto pare da st'orecchio non ci sentono molto.

 

Ma forse no. E vedi che torniamo al discorso che l'open *spaventa* chi fa software closed, quasi come se parlassimo del paladino che va a conquistare il territorio dei cattivi.

no, forse mi son spiegato male: se gli standard sono aperti e le applicazioni di cui sopra (Word, Pages e Writer) danno come output lo stesso file, la scelta ricade su altri fattori che non sono piu' riguardanti la compatibilita' dei formati, ma probabilmente sulla bonta' del software, sull'abitudine, sulla facilta' di utilizzo.

 

d'ora in poi mi sa che e' un po' O.T., in tal caso magari si puo' splittare il thread se la discussione continua :)

Posto che io, personalmente, rilascio il codice a chi mi commissiona il lavoro, non ho le fette di salame sugli occhi ed ho anche visto, oltre agli innumerevoli vantaggi, anche i casini che l'open ha portato e che, guarda caso, mai nessuno cita.

Frammentarietà è il primo punto.

Mille software che fanno la stessa cosa e lo fanno male. Guarda Photoshop, ancora oggi pietra miliare che nessun software Open ha eguagliato e si che di progetti ce ne sono una marea.

beh questo nessuno lo nega, possiamo anche parlare del cad se vuoi, e' la stessa cosa che con la grafica, ma dire che tutti i software funzionano male non e' vero: con gimp non fai le stesse cose che fai con photoshop, ma non e' vero che il software funziona male o i risultati non sono quelli voluti, probabilmente ci metti piu' tempo; non e' efficiente, ma non necessariamente funziona male.

 

Totale gestione del ciclo di vita alla "spera in Dio". Diteglielo alle PA che se domattina la distro che hanno scelto non viene più sviluppata devono *sperare* che qualche anima pia si metta li a tenere aggiornati i pacchetti, perchè *non* ci sono garanzie, cosa, tra l'altro, giustissima visto che il software è fornito AS IS e per chi è professionista, qualche garanzia male non fa.

ok, ma ci sono distribuzioni che offrono supporto e garanzia. le paghi? e qual e' il problema? se ti fai due conti, prendere la versione "Desktop" di RHEL costa 80$, piu' o meno come Xp Professional, ma con in piu' un supporto reale (hai mai chiamato m$? io si, non e' stato bello) e con un parco software piu' ampio.

 

inoltre credo sia una questione di scelte aziendali, m$ ti offre garanzie fino a un certo punto: prima lavoravo in un'azienda dove si sviluppavano sistemi embedded su piattaforma .net (non facevo sviluppo io, non te la prendere con me :P) e da una versione all'altra del framework le applicazioni non funzionavano; in questo caso sia con il metodo di sviluppo open che con quello closed, sempre sei costretto a scegliere se riscrivere/riadattare i software oppure rimanere fermo con il framework (e quindi meno supporto).

quest'ultima strada spesso viene intrapresa con le applicazioni scritte in Java, che dietro ha Sun: sai quante console di firewall, ids/ips funzionano esclusivamente con una particolare versione della jvm (ovviamente sfiga vuole che le versione della jvm siano almeno uguali al numero di applicazioni da eseguire)?

 

[cut]

Entrambe le soluzioni hanno un costo, ma la seconda ha anche un contratto alle spalle e, guarda caso, per pacchetti enterprise, non tutti i moduli da aggiungere al software di base (open) è open (ma pensa).

e questo e' indice di come il modello di sviluppo open venga solo sfruttato, senza alcun ritorno. il che e' tutto legittimo, senza obblighi pratici di alcun tipo (a meno della GPL che in molti casi ti obbliga alla viralita' e quindi al rilasciare cose sempre in GPL)

 

In teoria, secondo gli ordini di Generale Stallman, il buon sviluppatore open source vive di consulenza ed assistenza. Tutto molto bello, ma il grande genio non dice mica che al primo rilascio ti trovi l'indiano (o cinesino) di turno che ti prende il codice e lo rivende e ci fa assistenza a 20 Dollari tagliandoti fuori dal mercato.

beh si RMS e' un po' fuori dal mondo, pero' - come ti ho detto piu' su - non dice di non vendere il tuo software; per l'assistenza dipende soprattutto chi te la fa, magari l'indiano si improvvisa e poi puoi sempre vendere il software con la relativa assistenza. insomma, i modi ci sono e' che sono quelli di un'azienda di servizi piu' che di sviluppo software, cambia il punto di vista, imho.

 

quando facevo lo sviluppatore zope/plone (cms in python), i prodotti di una certa rilevanza che facevamo per i clienti li mettevamo a disposizione di tutti, guadagnando quindi sia con lo sviluppo ma soprattutto con consulenza e assistenza; e quando si avevano problemi con prodotti scritti da altri e' capitato varie volte di aver contattato l'autore del software pagandogli (anche profumatamente, direi) la consulenza.

 

[cut]

forse una via più intelligente, sarebbe quello di proporre software Open corredato di contratti *obbligatori* di assistenza, in modo che chi ha sviluppato abbia anche dei diritti di guadagno sul ciclo di vita.

essendo software open e non software libero, puoi fare una licenza tale che ti permetta cio'. e non la vedrei nemmeno una cosa cosi' malvagia, anzi.

 

EDIT:

Ah Don, non è un discorso *contro* di te eh, ti ho citato perchè sei intervenuto, rileggendo sembra un attacco ma non lo è. Chiaro che è una questione di punti di vista eh.

si si era chiaro, una discussione e' utile solo se i punti di vista non sono sempre gli stessi e vengono esposti in modo chiaro ed educato.

 

ciao!

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la GPL impone il rilascio dei sorgenti, pubblico... anzi direi che è il motivo principale della sua esistenza

 

estratto da The GNU General Public License - GNU Project - Free Software Foundation (FSF) :

 

You may convey a covered work in object code form under the terms of sections 4 and 5, provided that you also convey the machine-readable Corresponding Source under the terms of this License, in one of these ways:

 

a) Convey the object code in, or embodied in, a physical product (including a physical distribution medium), accompanied by the Corresponding Source fixed on a durable physical medium customarily used for software interchange.

b) Convey the object code in, or embodied in, a physical product (including a physical distribution medium), accompanied by a written offer, valid for at least three years and valid for as long as you offer spare parts or customer support for that product model, to give anyone who possesses the object code either (1) a copy of the Corresponding Source for all the software in the product that is covered by this License, on a durable physical medium customarily used for software interchange, for a price no more than your reasonable cost of physically performing this conveying of source, or (2) access to copy the Corresponding Source from a network server at no charge.

c) Convey individual copies of the object code with a copy of the written offer to provide the Corresponding Source. This alternative is allowed only occasionally and noncommercially, and only if you received the object code with such an offer, in accord with subsection 6b.

d) Convey the object code by offering access from a designated place (gratis or for a charge), and offer equivalent access to the Corresponding Source in the same way through the same place at no further charge. You need not require recipients to copy the Corresponding Source along with the object code. If the place to copy the object code is a network server, the Corresponding Source may be on a different server (operated by you or a third party) that supports equivalent copying facilities, provided you maintain clear directions next to the object code saying where to find the Corresponding Source. Regardless of what server hosts the Corresponding Source, you remain obligated to ensure that it is available for as long as needed to satisfy these requirements.

e) Convey the object code using peer-to-peer transmission, provided you inform other peers where the object code and Corresponding Source of the work are being offered to the general public at no charge under subsection 6d.

 

che mi pare significhi che io posso dare il software cosi' com'e' e dare i sorgenti su richiesta.

 

ciao :)

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