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Davidillo

INFORMAZIONI SU SERVIZIO HOSTING PER TESTATA GIORNALISTICA

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Ciao, sono un webmaster e devo fare esattamente la stessa cosa che è stata richiesta nel thread.

 

Forse è un po' tardi per rispondere, fornisco di seguito le info certe che ho raccolto finora.

 

In sostanza il problema si riconduce al fatto di procurarsi un' autorizzazione che solo alcuni hosting possono fornire. Non è chiaro se esista un vero e proprio registro di riferimento (tipo PEC, per capirci), ma per trovare hosting abilitati a questo uso specifico basta cercare con Google "hosting autorizzati ministero", e per sicurezza chiedere al reparto prevendita se è davvero possibile.

 

Esempio concreto che ho trovato e che mi ha risposto positivamente: Global Italia (l'hosting è un po' più caro della media, comunque). Per la cronaca, loro affermano che la procedura è soggetta ad approvazione da parte loro prima di procedere (devi dirgli di cosa tratta la rivista, in pratica).

 

Dal canto proprio, il Ministero afferma (e lo dico perchè hanno risposto direttamente al direttore della testata con cui sono in contatto) che SOLO gli hosting italiani sono autorizzati (e neanche tutti, a quanto pare). Spero di essere stato utile. :)

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Io mi ero informato dal lato opposto, lato provider.

 

Il problema fondamentale è che l'hosting viene indicato come EDITORE della testata, nei moduli per le autorizzazioni. Questo accade anche nel caso di dedicati managed.

 

In linea teorica, previo consenso, tutti gli hosting dovrebbero permettertelo. Il problema sono i doveri che l'hoster acquisice in quanto editore, a me al tempo era stato chiesto da un cliente per un piano di basso livello e ho semplicemente valutato che anche solo per consultare l'avvocato e capire cosa avrebbe comportato mi sarei bruciato cinque anni di guadagni.

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Forse mi sbaglio, pero' la mia impressione è che nella maggioranza dei casi i piani degli "hosting-editori" costino leggermente di più, probabilmente proprio per questa assunzione di responsabilità di mezzo. Girando un po' sul web ci sono offerte anche a prezzi "ordinari", tutto sta nel capire chi si prenda l'onere in questione senza troppe complicazioni. Essendo una rivista a carattere culturale, nel mio caso, il problema non dovrebbe porsi.

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Il punto è che si tratta di un "buco" legale, di una legge adattata a caso. E' sbagliato il parallelo capisci? L'editore di un giornale ha il controllo sui contenuti, senza il suo ok non vengono pubblicati, mentre l'hoster no. Eppure, legalmente, hanno gli stessi obblighi.

 

Com'è possibile sostenere una cosa simile?

 

Senza considerare una cosa: non trovo più il modulo che il cliente mi aveva mandato, ma il campo editore è UNO. Cosa succede nel caso di una testata giornalistica cartacea famosa (che quindi ha già un ben specifico editore) che in aggiunta decide di pubblicare online?

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Hai ragione, e se proprio devo dirlo trovo irritante il parallelo editore-hosting: senza considerare che l'hosting mette sempre nero su bianco di non essere responsabile dei contenuti che pubblica, e questo da hoster lo farei anch'io come clausola-zero. L'hosting fornisce un servizio di qualità (almeno si spera!), non può mica stare a fare lo sceriffo.

 

Il fatto che un wiki, per fare un esempio recente, sia stato incriminato e demonizzato per via dei contenuti che GLI UTENTI caricavano (Nonciclopedia), è già abbastanza sintomatico del vuoto generale e dell'ignoranza tecnologica di molti. Del resto è anche abbastanza ridicolo che l'hosting debba fisicamente risiedere in Italia, come se questo desse maggiore sicurezza in generale (sì, figuriamoci).

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Aspetta però sono cose diverse.

 

Trovo giusto che il responsabile di un sito web sia ritenuto il primo responsabile dei contenuti. Se vedo un sito web devo sapere subito chi contattare. Che poi servano leggi che tutelino chi ha in mano dei forum o dei wiki su cui scrivono gli utenti ok, però un primo riferimento deve sempre esserci.

 

Anche le leggi sui server che devono risiedere in Italia, in certi casi sono motivati. Ci sono cose simili in USA.

 

Il controsenso sta più che altro nel fatto che ok, io ti firmo il contratto, vado a dire al ministero o a chi di dovere che sono il tuo editore. Però tu, ti rifiuti di farmi vedere i contenuti prima di pubblicarli, perchè, logicamente, io sono un sistemista e non un giornalista. E' un disastro totale.

 

Chi accetta di firmare un contratto tale si butta nel vuoto, con implicazioni sconosciute. Questo è il motivo per cui di fatto per un hosting da 30€ è semplicemente un "no, thanks" e per cui ci vuole sempre e comunque l'approvazione. Mai vorrei essere indicato come editore della testata del partito marxista leninista italiano.

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Mi sono espresso male, temo :)

 

Trovo giusto che il responsabile di un sito web sia ritenuto il primo responsabile dei contenuti. Se vedo un sito web devo sapere subito chi contattare.

 

Sì è chiaro, più che altro mi pare che l'identificazione tra hoster ed editore sia l'equivalente di incolpare la ferramenta per quelli che scrivono sui muri con lo spray. Poi non so, non sono esperto di legislazione, la mia è semplicemente un'opinione sulla burocrazia che sto vedendo.

 

Che poi servano leggi che tutelino chi ha in mano dei forum o dei wiki su cui scrivono gli utenti ok, però un primo riferimento deve sempre esserci.

 

Pienamente d'accordo su questo, non dovrebbe essere un problema loro, quanto dei singoli che producono contenuti discutibili.

 

Anche le leggi sui server che devono risiedere in Italia, in certi casi sono motivati. Ci sono cose simili in USA.

 

Onestamente localizzare il server nello stesso stato lo trovo un semplice palliativo, non risolve il problema. Attenzione, so benissimo che c'è chi interpreta il fatto di prendere l'hosting all'estero come un'autorizzazione a fare quello che gli pare, ma qui parliamo di una cosa differente. Di suo, per la cronaca, l'autorità può sempre intervenire sul DNS ed oscurare l'accesso al sito dall'Italia (usualmente in caso di reati fanno così, mi sembra): c'entra poco che il server sia in una nazione o nell'altra alla fine, magari il problema si pone se la macchina è in un'isola sperduta di cui nulla si sa a livello legislativo, ma è un caso limite. Se il mio server è inglese o americano, in fondo non vedo perchè obbligarmi a comprare in Italia. Specie se da noi arrivano a specularci sopra.

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Sì è chiaro, più che altro mi pare che l'identificazione tra hoster ed editore sia l'equivalente di incolpare la ferramenta per quelli che scrivono sui muri con lo spray. Poi non so, non sono esperto di legislazione, la mia è semplicemente un'opinione sulla burocrazia che sto vedendo.

 

Esatto, è quello che dicevo anche io, da inesperto. Insomma l'editore di un giornale cartaceo non è chi si occupa di distribuire fisicamente il giornale alle varie edicole nè chi lo stampa.

 

Specie se da noi arrivano a specularci sopra.

 

Occhio, non credo che ci speculino. E' l'opposto, ovvero quelli che si assumono il "rischio" (che anche se non è un rischio è un onere) sono solo quelli che vendono piani di un certo livello e prezzo.

 

E' come dire che ok, se ci guadagno 50 euro al mese faccio anche la fatica di spedirti un modulo firmato via FAX e magari metto in conto i 200 euro di avvocato quella volta che avrò un problema, ma per un hosting da 10 euro non posso farlo.

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