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NikyAT1

Stallo informatico?

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All'università O studi O ti applichi... non potrai mai riuscire bene all'università passando le giornate su hosting talk o gestendo una decina di server "a tempo perso" e senza tanti ritorni economici...

 

... cut ...

 

non viene da ridere a nessuno il vedere gente che vuole fare certificazioni cisco ma che allo stesso tempo non si sognerebbe mai di prendere uno stupido router cisco 8xx su ebay da 30euro perchè porterebbe via troppo tempo per avere un'adsl funzionante?

 

il colmo poi è quando si partecipa a progetti opensource... la prima cosa che dovrebbe pensare uno studente se incontra un problema in un software che usa dovrebbe essere "aspetta che ne approffito per studiarmi il problema e risolverlo... costi quel che costi (in termini di tempo) sicuramente mi sarà un esercizio utile...." ... invece si vede gente anche in tali ambienti (che imho sono il miglior sistema per mettersi alla prova e imparare realmente cose nuove, utili, e di applicazione reali) che resta li ad attendere la pappa pronta per non sbattersi... viene visto tutto come una perdita di tempo e non come una delle poche reali possibilità di "crescere" al contrario di un qualsiasi esame universitario...

 

Come vedi sei partito contraddicendomi e poi sei venuto al mio discorso.

L'università dovrebbe essere aperta solo a chi ne ha veramente voglia.

Vedere corsi con 300 studenti iscritti, in cui il professore non ha neanche il tempo di conoscerti, figuriamoci di seguirti, è la morte del concetto stesso di università.

In francia il primo anno è aperto a tutti. Però alla fine dell'anno ci sono degli esami di sbarramento, con X posti disponibili. Se non rientri nei primi X sei fuori, ciccio. E così dev'essere.

 

Comunque siamo pesantemente OT e mi piacerebbe ritornare all'argomento dello stallo che ho argomentato nella seconda parte del mio post, magari per quest'altro argomento possiamo aprire un topic ad hoc.

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nessuno si fa il culo a gratis

 

vabbè ma si guadagna veramente di più a formattare pc? :fagiano:

 

Per me si, immagina il negozietto a cui l'imbranatos (merce che non mancherà mai) porta il pc perchè navigando la cache ingolfata non lo fa più entrare in un sito come prima.

"Qua bisogna reinstallare il sistema operativo"

Immagina in un'ora quanti ne puoi formattare e reinstallare (basta avere un bancone ed un pò di prese di corrente).

 

Metti al contrario che ti chiamano per far manutenzione su un server, ci stai un'ora e fai solo quello, quanto puoi chiedergli?

 

Poi come soddisfazione.... io non farei nessuno dei due :emoticons_dent2020:

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In francia il primo anno è aperto a tutti. Però alla fine dell'anno ci sono degli esami di sbarramento, con X posti disponibili. Se non rientri nei primi X sei fuori, ciccio. E così dev'essere.

 

 

imho se lo sbarramento fosse fatto tipo con stage o realizzazione di progetti che richiedano anima e corpo (e soprattutto profondo interesse) allora ha senso, se si tratta invece di studiarsi un libro che finito l'esame userai come carta igienica (dopo aver ovviamente dimenticato tutto quanto scritto) mi sembra solo un esercizio inutile.

 

(comunque tutte le università italiane "normali" fanno sbarramento etc... almeno qui a Padova c'è un esame iniziale per i tre anni, e per entrare alla specialistica si va a graduatoria in base al voto di laurea della triennale e con un voto minimo di ingresso...)

 

imho il discorso è perfattamente collegato allo stallo proprio perchè le figure eccellenti e superpreparate (sulla carta) non sono assulutamente motivate ne interessate a fare qualcosa di nuovo o mettersi in gioco per realizzare qualcosa di grande che richieda esperienza sul campo e conoscienza dei problemi.

Uno che ha passato la vita sfogliando libri (e consumandoli per rispettare le soglie di ingresso etc) e non se ne è mai fregato di fare qualcosa in piu' non penso possa essere adatto...

 

Da qui immagina un'azienda che assume un po' di neo laureati e alla fine si rende conto di aver tirato dentro gente che bisogna formare, disponibilissima a studiare senza dubbio, ma che è completamente inutile appena arrivata in azienda.

Alla fine si fa un'idea che in Italia esistono solo incompententi e che prendere un laureato in lettere e uno in ingegneria cambia poco, alla fine devi spenderci sopra tanti altri soldi perchè diventino in grado di fare qualcosa / utilizzabili...

 

Poi come soddisfazione.... io non farei nessuno dei due :emoticons_dent2020:

l'ennesimo aspirante attore porno? xD

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Ok Giuvà, hai ragione, siccome ho fatto due O.t. do il mio contributo al discorso:

 

A livello hardware finchè non mi fabbricano un casco da usare al posto di tastiera e mouse per interagire con il pc (tipo certi esperimenti con i piloti dei caccia), oppure collegamenti tra componenti in fibra ottica eliminando colli di bottiglia

per me non ci sarà reale innovazione

 

A livello software finchè non si arriverà ad un'archiviazione dei dati di tipo olografico non ci sarà innovazione...

 

saranno tutti aggiustamenti, limature ma non innovazioni.

 

Augh Toro seduto ha parlato :062802drink_prv:

siate clementi :emoticons_dent2020:

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Per me non ci sarà vera innovazione sino a quando non riusciremo ad avere un sistema di traduzione in tempo reale stile pesce di babele nella guida galattica per autostoppisti, oppure un computer non riuscirà a superare il test di Turing.

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oppure un computer non riuscirà a superare il test di Turing.

 

Se intendi l'applicazione del test come è stato formulato ci sono già riusciti, se intendi come era l'intento originale di Turing e sul quale hanno modificato più volte il test e ancora lo modificheranno..... non ci arriveremo mai, senz'altro non finchè sarai vivo tu (io forse hahaha :asd:, scherzo)

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Interessante la piega che ha preso il discorso.

Il problema fondamentale a tutto il panegirico dell'università italiana è però uno:

manca un sana voglia di hacking.

 

Il problema è culturale dato che in media si cerca solo il pezzo di carta per impiegarsi.

La passione è un purissimo optional. Però, se la passione è forte, chi te lo fa fare di entrare in un'università dove ci sono canie porci con la prospettiva di fare lo sguattero a vita?

Vi siete mai chiesti perchè, quando uno è veramente bravo nel suo lavoro (e quindi è un potenziale innovatore) e se ne ha la possibilità, fugge all'estero subito?

L'italiano medio cerca subito d'incollarsi alla sedia e il suo lavoro non è atto ad innovare, ma atto a "mantenere il posto".

In alcuni settori bancari, aziende che forniscono soluzioni *molto famose* forniscono volutamente software scadenti per giustificare poi l'assistenza e lo sviluppo dal cliente (naturalmente poi il gestore di zona si piglia la stecca, che credete?).

Ho visto ambienti interamente .NET "downgradati" ad usare COM+ "perchè è meglio" :asd:, quando tutti sapevamo che era l'unico modo per infilarci dentro 4 project manager che non facevano un cazzo (ah si, puppavano i soldi).

 

Con prospettive del genere, l'innovazione è pura utopia (infatti, ditemi un po', come mai dal suolo italico d'innovazione informatica non arriva mai un tubo di niente, manco per sbaglio?).

 

Il resto del mondo (o almeno una parte) funziona in modo diverso, c'è da dire, però, che in generale si vede una certa difficoltà nell'innovare, forse perchè davvero, in modo un po' generico e superficiale "se pensi ad un idea nuova e la cerchi su google trovi che 10.000 ti hanno anticipato".

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l'ennesimo aspirante attore porno? xD

 

Urca... questa mi era sfuggita, come aspirante? Cerca "mouse rovente si incontra con tastierina dal tocco sensuale" su google, se vuoi ti racconto la trama... :thumbup: (ops questa faccina è equivoca con quelle mani che vanno su e giù)

A parte gli scherzi faccio tutt'altro per mangiare, il pc è solo una passione. Visto quello che c'è in giro però se rimanessi disoccupato (ne dubito) credo che potrei impiegarmi nell'informatica a pieno titolo.

 

Interessante la piega che ha preso il discorso.

Il problema fondamentale a tutto il panegirico dell'università italiana è però uno:

manca un sana voglia di hacking.

 

Qua torni però a quello che stavo sottilmente ed implicitamente dicendo, innovazione ed hacking non sono sinonimi anche se hanno molto in comune e spesso si possono legare.

Se prendo un minestrone lo posso mescolare come voglio sempre minestrone è anche se magari per me ha un sapore nuovo, se nella pentola metto dentro qualcos'altro il discorso cambia.

Con l'hacking rinnovo il modo di fare qualcosa usando gli stessi mezzi, ma una reale innovazione significa creare qualcosa di completamente nuovo. Non dico che ne abbiamo bisogno realmente, abbiamo già tanta di quella roba da usare, però se parliamo di innovazione quella è.

 

Molti oggi fanno un hacking come dici tu, c'è gente che vorrebbe fare i milioni copiando idee magari solo cambiando il nome, se ci parli sono gasatissimi, si credono geniali, li vedi tutti i giorni in forum di programmazione: " io vorrei una cosa come youtube però che mi fa scaricare i film di prima visione dai siti delle compagnie cinematografiche, mi postate un esempio di codice?"

Ok questi sono ragazzini (a volte non all'anagrafe) ma anche tra i cosiddetti professionisti mica scherzano a volte.

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Con l'hacking rinnovo il modo di fare qualcosa usando gli stessi mezzi, ma una reale innovazione significa creare qualcosa di completamente nuovo.

 

Emh, direi proprio di no. Il prototipo dell'hacker è colui che risolve un problema in maniera tecnicamente ineccepibile, elegantemente e tracciando una via mai perseguita prima. Non a caso la figura "leggendaria" dell'hacker è proprio quella dei primi tizi al MIT che "superavano le barriere" imposte dal modo di pensare comune ed è proprio grazie a questi misconosciuti personaggi se oggi esiste ciò che abbiamo tra le mani.

 

Il resto è fuffa (leggasi wannabe o bimbominkia)...

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Emh, direi proprio di no. Il prototipo dell'hacker è colui che risolve un problema in maniera tecnicamente ineccepibile, elegantemente e tracciando una via mai perseguita prima. Non a caso la figura "leggendaria" dell'hacker è proprio quella dei primi tizi al MIT che "superavano le barriere" imposte dal modo di pensare comune ed è proprio grazie a questi misconosciuti personaggi se oggi esiste ciò che abbiamo tra le mani.

 

Il resto è fuffa (leggasi wannabe o bimbominkia)...

 

Premessa, mi stai simpatico e condivido alcune cose che hai scritto e che ho letto anche in 3d dove non sono intervenuto, ma l'ultima frase del tuo post mi suona come: "chi la pensa diversamente è un cretino" e non mi piace :)

 

Che l'hacker possa essere anche un programmatore (se parliamo di hacker informatico lo è per forza) è un discorso, ma che superi le barriere o che faccia reverse engineering per studiare un software (e di certo non per fare dei crack) lavora su quello che c'è, innova un fischietto. Studia i sistemi, quali che siano (hardware, non solo informatici, software etc) ma non ne inventa, al massimo qualche miglioria. A livello software è un programmatore che inventa, anche se a dirla tutta spesso lavora su commissione limitandosi a mettere in pratica quello che gli chiedono, a volte però produce quello che ha pensato come innovazione.

Linus Torvalds lo definiresti hacker (a parte che Linux è innovazione per modo dire)?

Rasmus Lerdorf lo definiresti un hacker? Già più innovativo anche se pur sempre un linguaggio di programmazione ha creato, però per altri ambiti....

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